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giovedì 22 luglio 2021

Windy & Carl ‎– Drawing Of Sound (1996)

Un duo che ho sempre snobbato per un banalissimo motivo: non mi piace il loro monicker, chissà perchè mi rievocava entità mainstream del passato. E tutto questo nonostante l'esposizione su Kranky alla fine degli anni '90, che se non era una certezza poco ci mancava. Così a 25 anni di distanza scopro questo ottimo Drawing of sound, un lungo affresco di space-dream-gaze, ad opera di una coppia di coniugi che utilizza semplicemente chitarre iper-stratificate (lui), basso e qualche cantatina timida (lei). Una sorta di versione metropolitana dei Flying Saucer Attack, con qualche santino tedesco degli anni '70 sempre in saccoccia, da estrarre al momento giusto. Un album altamente onirico, vista anche l'assenza totale di percussioni, ottimo come sottofondo pomeridiano a qualche attività ricreativa.

giovedì 12 novembre 2015

Religious Knives ‎– Remains (2007)

Collezione di mantra spiritati e vintagistici per questa band newyorkese comprendente due ex-membri dei rumoristi Double Leopards. Decisamente un salto nel buio, questo verso gli ohm giganteschi che infondono pura ipnosi nonostante la generale saturazione lo-fi dei suoni, in tipica filosofia No Fun Records.
I 5 lunghi pezzi in scaletta sono recuperati da alcune uscite minori, e le differenze sono notabili ma ciò non va a discapito del risultato finale. In The train le avvolgenti e voluttuose tessiture di farfisa sembrano pro-nipoti di The end dei Doors, ma sono sparse, svogliate e svuotate da ogni significato hippy. I vocalizzi prolungati, deformati da chissà quale stato di zen, e alcune ritmiche portate alla moviola (Electricity and air) fanno pensare ad un Sun Araw strafatto, oltre ogni concezione.
Un pezzo estatico come Blackbird porta alla memoria le fasi lunari più sbragate dei Flying Saucer Attack, complice anche la voce eterea dell'organista Maya. 
A dispetto dell'apparente approssimatività dell'insieme e della lunghezza delle jams, l'intento di sprigionare attività negli angoli remoti della mente riesce alla perfezione. Stupendo e penetrante.

sabato 23 novembre 2013

Slaves - Spirits of the Sun (2012)

Tra i tanti modi di fare revivalismo ambientale, c'è una via ammirabile che vede protagonista questo duo misto dell'Oregon, ovvero cercare la trascendenza con testardaggine e caparbietà fino a raggiungerla in appena mezz'oretta di Spirits of the sun.
Dalla loro hanno anche un occhiolino strizzato all'ambient-drone-gaze di questi anni, che contribuisce attivamente a trasfigurare questi splendidi 4 pezzi: 111 vede la voce femminile intonare un coro ultraterreno, fino al sopraggiungere di una breve tempesta elettromagnetica che introduce il sublime trip cosmico di River, mutuato dai corrieri tedeschi ma davvero memorabile nel suo svolgimento armonico.
Il crescendo incessante di The field rivela un'aspetto ambientale che ha quasi del gotico; la chiusura è riservata ai 12 minuti di Born into light, altro mantra celestiale di grande suggestione.
I nomi che vengono subito in mente sono, oltre ai corrieri cosmici, Grouper, Voice Of Eye ed duo inglese ormai dimenticato che fu protagonista negli anni '90 di una piccola azione pionieristica che forse oggi andrebbe rivalutata, ovvero i Flying Saucer Attack. Ma al di là di tutto, Spirits of the sun è veramente molto, molto bello.