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domenica 25 ottobre 2015

Ice - Under the skin (1993)

Progetto collaterale ai God del sassofonista inglese Kevin Martin, ma contenente un peso massimo di quei tempi quale Justin Broadrick. E come quasi tutto ciò che il Godflesh-head realizzava, era contrassegnato da una ferocia metallica e da una contaminazione difficile da immaginare prima.
Al punto che mi sembra più corretto parlare di collaborazione fra i due, perchè le pesanti chitarre hanno un ruolo portante. Erano semmai le ritmiche a differenziare Under the skin dai Godflesh, oltre che un senso della dilatazione temporale che fa sospettare che la natura dei pezzi (tutti fra i 6 e i 13 minuti) sia quasi improvvisativa. Alcuni frangenti ricordavano gli Scorn di Vae Solis.
Era comunque un esperimento molto ardito, non meno dei gruppi principali dei due. La riuscita fu leggermente inferiore, tant'è che ci fu soltanto un altro episodio cinque anni più tardi e poi più nulla. Under the skin è comunque un capitolo importante di quella stagione coraggiosa e fruttifera dell'Inghilterra più violenta che si sia mai sentita.

domenica 12 gennaio 2014

Swans - Filth (1983)

Truculenti e tracotanti, i primissimi Swans furono lungimiranti anticipatori dell'industrial-metal e di certo noise-rock (in particolare i primi Cop Shoot Cop dovettero loro più o meno tutto). Un tunnel impenetrabile, Filth, di dissonanza pura e lacerazioni continue.
L'impianto era davvero inedito: due bassi e due batterie, la voce di Gira un grido efferato monocorde; unico possibile precedente i Chrome di Red Exposure nelle poche tracce più ritmate (Big strong boss, Power for power). Ma in maggioranza le batterie spezzano e fratturano il passo imitando le catene di montaggio con un chiasso assordante, i bassi macinano detriti come mulini, e ciò che si percepisce è una brutalità devastante.
Unico neo, forse, una certa monotonia di fondo. Ma in fondo era un manifesto di alienazione metropolitana e Gira avrebbe dato meglio di sè negli anni successivi.

domenica 21 ottobre 2012

Godflesh - Pure (1992)

Forse oggi si riesce a comprendere meglio la portata storica dei primi dischi dei Godflesh. E così ci si rende conto, se ce ne fosse bisogno, di quale grande musicista è Broadrick: io ad esempio sono rimasto così abbagliato da Jesu quasi da dimenticarmi dischi come Pure, che vedeva il duo già in progressione verso territori più ampi (Don't bring me flowers), con aperture lucenti che ricordavano le pagine migliori della new-wave.
Un influenza che era rimasta un po' sotterrata nei precedenti, e che sopraggiunge prepotente nella seconda parte del disco. Gli inserti elettronici e i samples si ritagliano uno spazietto non ignorabile, e Broadrick rinuncia a tratti al growl rabbioso per modulare una parvenza melodica (Baby blue eyes, per me il top).
E' la suite Pure II che chiude con i suoi 21 minuti a choccare: drone-feedback interminabile, ambient infernale per i gironi infernali più freddi.

giovedì 4 agosto 2011

Treponem Pal - Excess & Overdrive (1993)

C'era una volta l'industrial-metal, ovvero nei primi anni '90. I Ministry sbancavano tutti i botteghini, i Nine Inch Nails ci stavano arrivando, ma anche in Europa non si scherzava, con gli svizzeri Young Gods e i francesi Treponem Pal, che qui trovavano la loro consacrazione a livello perlomeno continentale. Isoliamo i Godflesh, che sono sempre stati a sè stanti.
A ripensarci adesso, era un movimento eccitante ed ha lasciato qualche bella testimonianza. Excess & Overdrive non sarà forse ricordato come una pietra miliare e a livello produttivo dimostra tutti i suoi 18 anni; l'enfasi dei TP era tutta spostata sull'ossessività, sui riff chitarristici urticanti e sulla vocalità feroce dell'armadio Neves. Un sound molto lucido ed omogeneo (quasi troppo), privo delle schegge di follia dei Ministry o della creatività di Reznor, alla lunga un po' ripetitivo nel suo dibattersi animalesco.
Ipotizzando di stilare una compilation, però, non si potrebbe non inserire l'highlight Pushing you too far, in cui qualche inserto elettronico dà una bella mano e le chitarre si sgranano un po', allucinate da una forma di psichedelia androide. Molto bello.

lunedì 26 aprile 2010

ZeniGeva - Total Castration (1991)

Pesantissimi, ottundenti, feroci e impietosi come dei samurai, gli Zenigeva nella prima metà dei '90 erano uno dei gruppi giapponesi più rinomati nel panorama alternative, complice l'assunzione ad un certo punto da parte della Skin Graft e successivamente della Alternative Tentacles di Biafra.
Come prerogativa classica dei gruppi nipponici che traevano ispirazione dall'altra parte dell'oceano, anche questo power-trio con due chitarre e batteria digeriva diverse correnti e le risputava fuori con una certa personalità. Al di là delle influenze noise, industrial metal, grindcore e doom velocizzato, le urla belluine di Null squarciano un sound cupo e monolitico il cui limite sta nel ristretto ventaglio di soluzioni. Meglio quando gli spigoli vengono un po' smussati con qualche reminescenza wave-dark, come nell'iniziale I want you. O ancora meglio nella title-track, che inizia come un canonico death-metal ma poi cambia subito in un blocco di granito dalle soluzioni chitarristiche esaltanti.
Ad ogni modo, nulla di storico.