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giovedì 17 ottobre 2019

Pussy Galore – Dial 'M' For Motherfucker (1989)

La giusta palestra per Jon Spencer, prima di trovare la sua vera ed esaltante incarnazione nella Blues Explosion. C'erano troppi galli nel pollaio Pussy Galore: lui, lo scalpitante Neil Hagerty, e pure la sua ragazza Martinez che smaniava velleità soliste ed infatti se ne andò alla vigilia di questo Dial M.
E pensare che la sporchissima coerenza di questo album resta intatta, col senno di poi: al netto di qualche riempitivo, è un'essenza noise-blues-punk dritta in faccia, beefheartiana quanto basta ma non cubista. Epidermico ma non tellurico, rumoroso ma non dissonante, ironico e beffardo, la perfetta anticamera delle prodezze di lì a poco.
Rimando comunque all'analisi ben più corposa di Vlad Tepes.

giovedì 9 gennaio 2014

Surgery - Trim, 9th Ward High Roller (1993)

Un po' di sano e sanguigno noise'n'roll'n'blues in questo mini-lp (25 minuti, di quei formati strani che si facevano una volta) degli spericolati newyorkesi, fa sempre bene, ogni tanto.
Fa bene tornare alla memoria degli anni '90 col suo suono bello nitido e l'attitudine alternativa più genuina, che i Surgery senz'altro incarnavano, compresa la loro anomala peculiarità all'interno della scuderia Amphetamine Reptile; non facevano noise-rock in senso stretto ma l'impeto delle chitarre era fragorosissimo e le radici più primitivamente blues li rendevano appetibili anche ad un pubblico più vasto.
Appena poco sotto l'album di debutto Nationwide, Trim conteneva comunque dei numeri mozzafiato come A.K. (Gun Club meets Hammerhead!) e Exquisite, che danno ancora gas ad un entusiasmo mai sopito.

martedì 3 luglio 2012

Cop Shoot Cop - Ask questions later (1993)

Il capolavoro della fase matura dei CSC. Un coacervo di asprezze noise-industriali, di croonerismi post-atomici, post-nickcaveiani, di avvincenti saghe metropolitane. Sono stati forse unici nel saper distillare una formula così incompromissoria e così spettacolarmente brutale.
Al top della forma, Ashley guidava un quartetto potentissimo: l'attacco frontale di Surprise Surprise è un pugno nello stomaco, con un riff arzigogolato di basso che è difficile dimenticare. L'afflato melodico di Room 429 è l'unica concessione, le folate supersoniche di Nowhere e Cause and effect, i macabri blues tribali di $10 Bill e Got no soul, il compatto 4/4 di Everybody loves you when you're dead contribuiscono alla creazione di un quadro di tensione e thrilling quasi ineguagliabile.

martedì 8 maggio 2012

Butcher Mind Collapse - Night Dress (2011)

Sorpresa italiana dell'anno scorso, questi anconetani che sfornano un ruvido meltin' pot memore di tante cose '90 con intelligenza ed esperienza (sono tutti over 30).
Il disco è trascinante e ricco di soluzioni: il noise più blueseggiante (Cows) e quello psicotropico (Butthole Surfers) sono solo i punti di partenza, perchè i BMC sanno personalizzare grazie all'uso massiccio del sax, quello intelligente di synth e moog, non hanno uno schema predefinito per le composizioni ma sanno sorprendere con virate nette ed inaspettate (anche più di una per ogni pezzo). Inoltre, di certo non guasta avere in formazione un cantante davvero notevole che sembra un incrocio fra Jello Biafra, Captain Beefheart e il primo Jaz Coleman.
Da annoverare in scaletta: la compulsiva ossessione di Night Dress, il solenne e acido doom di Spiderwebs, il torbidissimo blues di Flameless hell, e soprattutto i 7 minuti di The loss, vera e propria suite che, iniziando da un incubo lisergico evolve in un astrazione quasi ambient.
Non li devo perdere la prossima volta che passano da queste parti.

martedì 28 dicembre 2010

Laughing Hyenas - You Can't Pray A Lie (1989)

Barbari, selvaggi, caotici, i LH erano la naturale reincarnazione americana dei Birthday Party all'epoca del primo noise-rock. Quindi di discendenza hardcore, quindi spogli di qualsiasi velleità barocca e/o gotica. In compenso, il vocalist Brannon era una versione grandguignolesca di Cave, dotato di un ruggito aggressivo monocorde e costante, senza quasi mai mollare la presa coi denti, e pensare che in quei pochi attimi in cui canta normalmente (Dedication to the one I love) mostrava di avere anche un bel tono. Chiaro che alla lunga finiva per essere il tratto distintivo maggiore della band, rischiando quasi di oscurare il trio che lo sosteneva che era di assoluto valore. La chitarrista Strickland proponeva un rifferama ipnotico e ultra-tagliente, la ritmica di Munroe e Kimball aveva ottima pasta da maneggiare.
Poi c'era l'elemento blues, per dirla alla Cows, newyorkesi quasi coetanei che lo presero allo stesso modo. Non voglio fare paragoni con il compianto Cpt. Beefheart, e non perchè siamo in tema di necrologio, ma perchè dopotutto qui le strutture erano inserite in un contesto compatto e con pochi scopi se non di incutere timore e sarcasmo.
Quindi, noise-blues da macelleria, che forse suona un po' limitato nella produzione troppo compressa ma fa ancora il suo bell'effetto nevrotico.

giovedì 7 ottobre 2010

Grifters - Rarities (2009)

Assemblato da qualche fan affiliato al benemerito What.Cd, Rarities è quella compilation che i memphisiani non hanno mai realizzato in vita e che mette un po' d'ordine nelle frattaglie sparse fra singoli, splits e various artists a cui hanno partecipato nel loro quadriennio di gloria, 1992-1995.
In altri 3 post qui ho decantato la mia passione per il quartetto, che resta per me una delle realtà alternative più ignorate e ingiustamente dimenticate. Il tempo non indebolisce la forza debosciata, la sporcizia lo-fi intrisa di noise e melodie epidermiche, di scossoni tellurici e fasi statiche, il tutto nel nome di una reale forma di blues deviato e moderno. Dal 1992, epoca del disastrato esordio So happy together, una pesantissima Under the ground colata lavica di fuzz e distorsioni maniacali. Poi ci sono 3 pezzi da Crappin' you negative, estrapolati in versioni differenziate da altrettante compilation di indies oscure. Look what you've down to me, power-ballad senza batteria, tesissima ed intensa. I'm drunk compatto blocco granitico di punk-blues. Dildozer e Corolla hoist altri blues-noise fratturati e dissonanti.
Ma la dimostrazione di creatività si vede anche in altri campi: Daydream riot inizia come un pop-core alla Replacements per poi effettuare una virata cosmica davvero inaspettata. E del 1995 è forse uno dei pezzi migliori che hanno scritto: Empty yard è una inquietante meditazione per beat simil-meccanico, pianoforte e violoncello ad affiancare l'impianto garantista delle chitarre di Taylor, Shouse e Lamkins.
Rarities è ovviamente indirizzato ai fans, oltretutto i Grifters erano profondamente anni '90 e non potrebbero interessare a nessuno che non li abbia conosciuti ai tempi. Ma ci tengo a ribadire che il loro era onesto artigianato metropolitano di blues moderno.

giovedì 22 luglio 2010

Cop Shoot Cop - Release (1994)

Dai gloriosissimi nineties nella grande Mela, un'altra grande band indimenticata e vittima delle avide majors (nella fattispecie la terribile Interscope) che posero troppe pressioni sui nostri beniamini, fra i massimi espositori dell'invivibile metropoli e delle sue follie.
Del quintetto capitanato dal bassista/vocalist Ashley restano comunque un poker secco di album in progressione, a partire dal primo rovinosissimo Consumer Revolt, con una crescita musicale (non mi piacerebbe proprio definirla concessione ad un accessibilità maggiore) che li portò a questo signor disco che è stato Release.Chiaro che il fattore noise puro e duro veniva smussato e la produzione era davvero eccellente, ma la cattiveria di fondo restava. I CSC erano diventati un gruppo di blues efferatissimo, quasi un aggiornamento dei Birthday Party, e a tratti somiglianti ad un altro fenomeno contemporaneo come i Girls Against Boys. Avevano aggiunto un chitarrista (McMillen, comunque abbastanza defilato) al quartetto classico con doppio basso (Ashley+Natz) batteria eclettica (Puleo) e samplers (Coleman).
Un poliziesco irresistibile con tanto di fiati come Last Legs ricorda parecchio il primo Cave, così come la malsana fosca Ambulance Song e la tesissima The divorce. Gran parte del disco si concentra comunque sui massicci granitici in mid-timing di Interference, It only hurts when I breathe, Turning inside out, Suckerpunch con punte di accessibilità in Two at a time, Any Day now. Il blues-metal di Slackjaw avrebbe fatto un figurone sul contemporaneo Betty degli Helmet. C'è solo una pausa di riflessione, non a caso Lullaby, la si direbbe una ballad disperata per via del piano soffuso, salvo il fatto che la ritmica pesta come un elefante in cristalleria.
Ashley proverà a battere lo stesso ferro caldo con i Firewater, ma ottenendo risultati inferiori.

venerdì 18 giugno 2010

Killdozer - Intellectuals are the shoeshineboys of the ruling elite-Snakeboy (1984/85)

Fra i primi agitatori della Touch & Go, i Killdozer erano un power-trio un po' simbolo del post-wave e precursori del noise-rock. Il loro stile era preciso e ben calibrato anche se le ruvidezze potevano dare sembianze hardcore, e come un po' tutti i gruppi che provenivano dalla periferia yankee, avevano una marcia in più dal punto di vista della personalità. Evidenti influenze nel loro sound erano senz'altro i Birthday Party e i Cramps, ma il vocalist Gerald brutalizzava tutto con il suo rantolo monocorde e sgraziato, come una ridicolizzazione di Cpt. Beefheart. Logico che per la metà degli anni '80 fossero fin troppo underground.
La ristampa T&G in cd comprendeva questi due primi albi di noise-blues pantagruelico eppure perfettamente calibrato, anche grazie alle staffilate chitarristiche di Hobson. Se ci fossero state linee vocali, ci saremmo trovati di fronte ad una pregevolissima versione ultra-rumorosa del primo Nick Cave. Ma lo stile preciso e testardo risulterà comunque seminale col passare degli anni, andando ad influenzare bands importanti del decennio successivo come i Cop Shoot Cop o i Cows, che porteranno all'estremo le conseguenze di questo sound privandolo dell'aspetto ironico che trasudava da tutti i pori.

(originalmente pubblicato il 18/11/09)

martedì 11 maggio 2010

Surgery - Shimmer (1994)

Chissà cosa sperava l'Atlantic, portandoli via dall'Amphetamine Reptile. Dunque, proviamo ad indovinare... .abbiamo preso i nuovi Nirvana? E vabè, guardiamo il lato positivo, almeno alcune bands si sono godute il quarto d'ora di celebrità prima di dissolversi. I Surgery appartenevano alla Grande Mela più devastata, al nobilissimo filone della label di Hazelmayer, anche se il loro blues-noise era abbastanza rock and roll e non troppo scuro da farsi apprezzare da una cerchia meno ristretta del solito. Viscerali e fradici di alcool, i 4 pervenirono alla major con questo Shimmer, prodotto senz'altro in maniera più professionale dei precedenti dischi, senza però perdere un'oncia della propria aggressività. Veri colpi in fronte come Bootywhack, Vibe out, Mr. Scientist, D-Nice, Nilla Waif, Didn't konw you once, sono cavalcate di punk rozzo e compatto con il valore aggiunto di chitarre blueseggianti, ritmica incessante e songs in genere di buon livello.
Qualche divagazione più melodica veniva concessa (curiosamente con ottimi risultati) in Off the A list, Low cut blues, Gulf coast Shore, N. 1 pistola. Curioso l'esperimento della title-track, quasi un rap spettrale per voce e batteria.
Non penso proprio che abbiano venduto bene, ed avrebbero meritato senz'altro altre chances, senonchè dopo pochi mesi il vocalist McDonnell morì d'asma e si chiuse la partita.

(originalmente pubblicato il 30/01/09)