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mercoledì 17 maggio 2023

Volebeats – Solitude (1999)


Uno dei tanti gruppi statunitensi di cui non avremmo neanche saputo l'esistenza se non fosse stata per la meritoria divulgazione di PS, che nella sua scheda definisce il quintetto detroitiano (tutt'ora attivo, 13 album in oltre 30 anni) come un alfiere dell'alt-country parecchio superiore ai Wilco, tanto per fare un nome altisonante. Solitude è un pregevolissimo disco a due facce mescolate nella scaletta: da un lato ballads trasognate ma tutto sommato di ordinario folk-country di derivazione fine sixties, dall'altro gli strumentali, vero piatto forte, di surf desertico (Desert Song, appunto, Blue Green, Speedboat, Moon Beams), che li fa sembrare dei Mermen allucinati e zavorrati ma molto più umili, con l'eccellenza di Denton Street, una variante quasi slow-core di grande atmosfera. Altalenanti, ma capaci di dispensare momenti di grande bellezza.

domenica 24 aprile 2022

Neil Young – Tonight's The Night (1975)


Per quanto sia un pezzo fondamentale della storia della musica in America e non solo, la dicotomia fra rock e tradizionalismo è un eterno dilemma nella carriera di Neil Young. Per quanto io ritenga Live Rust e Weld manifesti quasi scolpiti nella pietra del rock, altrettanto fatico ad apprezzare le svenevolezze di Harvest o similari. Forse Tonight's the night rappresenta questa dicotomia in maniera esemplare nel suo insieme, raggruppando più o meno equamente la divisione fra country-blues rilassati ed elettricità a passo marziale. Un disco in nome del dolore e dei lutti, ma che ad ascoltarlo sembra più il ritrovo informale di un gruppo di amici inebriati di tequila e rilassati, lasciati andare alla notte californiana. Situazione che poi non si discosta dalla realtà in cui venne realizzato, rimasto a decantare per un paio d'anni e poi rilasciato più per la sua unitarietà d'intenti che per l'esecuzione finita vera e propria. Questo è sempre stato NY: la sostanza ed il cuore prima della forma e della mente.

martedì 9 luglio 2019

Meat Puppets ‎– Meat Puppets II (1984)

Cow-core. Ecco la definizione di un disco che poteva essere definito di transizione; il trio dell'Arizona passava in un men che non si dica dal feroce hardcore del primo disco ad un ibrido di punk e country che aveva del proditorio, ma erano anni fertili per queste contaminazioni, soprattutto se si incideva per la grande SST di Greg Ginn.
Merito anche della sbocciatura di Curt Kirkwood come cantautore, in grado di passare da esagitate danze country-core a finissime ballad elettrificate di diretta discendenza Neil Young, come i 3 famosi pezzi che diedero ai MP il quarto d'ora di visibilità in tutto il mondo nel 1993 grazie all'unplugged dei Nirvana. La sensazione finale è quella di un disco molto fisico ma anche molto svanito (il canto), proiettato in una dimensione parallela; è questo senso di disorientamento che lo rende speciale ed unico, a modo suo. Il successivo si sveglierà un po' dal semi-torpore e punterà sull'aspetto divertente di un suono in progressione.

domenica 26 dicembre 2010

Lambchop - I hope you're sitting down (1994)

Mi è sempre stato molto simpatico, Wagner, con quel cappellino col maiale o il cavallo disegnato in fronte. Non è che sia un fanatico del country, a meno che non si parli di Will Oldham ai tempi d'oro. E' che quando uscì il debutto della sua orchestra Lambchop si fece un gran parlare ovunque di questo disco che, recuperato dopo 16 anni suona ancora contrastante.
I Hope è un disco lunghissimo, talmente lungo che ci si dimentica delle sue piccole gemme incastonate lungo il percorso. Sono gli arrangiamenti certosini e raffinati a fare la sostanza, in un impianto logicamente semi-acustico, ma Wagner a tratti dimostra anche la stoffa dell'autore di razza. Because You Are the Very Air He Breathes con le sue chitarre lunatiche very very Young, Hickey con la sua atmosfera notturna e le slide a languire, Let's go bowling con il suo refrain circolare, Soaky in the pooper con i fiati a sostenere un motivo tenue e fragile.
Alla lunga si soffre dei tanti riempitivi o standard poco più che evitabili, cosa che ritengo fosse dovuta ad un auto-indulgenza che si respira più o meno ovunque.

domenica 6 giugno 2010

Wilco - Yankee Hotel Foxtrot (2002)

Il miglior capitolo di Wilco, un mosaico strettamente rustico ma con un deciso intervento produttivo, che condurrà il leader Tweedy alla futura collaborazione con O'Rourke nei Loose Fur.
Ciò che più convince in YHF è la capacità di sfornare gustosi quadretti sleazy con un melodismo a tratti irresistibile (War on War, Heavy Metal Drummers) con commistioni elettro-ambientali (la splendida Ashes of american flag, la conclusiva Reservation che è ambient a tutti gli effetti), in un contesto che non riserva impennate d'orgoglio ma un tenue galleggiare in questo sub-strato prettamente yankee con le dovute innovazioni. Aggiungiamo poi che la qualità media delle songs è alta, e ne esce un disco che si fa ascoltare ancora con molto piacere.

(originalmente pubblicato il 04/07/09)