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sabato 25 dicembre 2021

Harmonia ‎– Live 1974 (2007)


Un live in patria di materiale inedito dalla fedeltà di livello assoluto per l'epoca, ripescato provvidenzialmente nel 2007, il cui entusiasmo portò addirittura i tre a riformarsi, anche se solo per qualche esibizione dal vivo. Poco da dire, l'ispirazione era ai massimi livelli e le tensioni scaturite di lì a poco in Deluxe ancora a venire, con un Rother stellare a lanciare figure intercalanti nell'iperspazio, Moebius e Roedelius ad innescare macchine umanoidi ed un pubblico a bocca aperta, del tutto impercettibile (e probabilmente non sobrio). A dimostrazione dell'eccellenza, il fatto che i pezzi migliori siano i più lunghi: Veteranissimo e Holta-Polta. Talenti fusi in un contesto sicuramente superiore alla somma dei singoli.

giovedì 9 novembre 2017

Harmonia ‎– Deluxe (1975)

Secondo ed ultimo album di quest'entità provvisoria, che però ha lasciato un gran bel testamento. Strane storie kraute: ad inizio 1975 Michael Rother si trova, suo malgrado, impegnato ad esaurire gli obblighi contrattuali dei Neu!, andando a registrare Neu! 75 con un Klaus Dinger profondamente cambiato nei due anni precedenti. Con grande onestà, il chitarrista ha raccontato che, se non ci fosse stata questa scadenza, forse quel capolavoro non avrebbe MAI visto la luce, dato che l'ormai ex-compare aveva il fortissimo desiderio e la determinazione di scalare posizioni e diventare frontman, con la testa forse proiettato già ai La Dusseldorf. Difficile avere a che fare con lui...
Cerchiamo di immaginare cosa sarebbe successo senza la pietra miliare dei Neu!. Non oso pensarci. Rother ne parla come di un disco diviso in due, sua la facciata A e di Dinger la dinamitarda B. Chiusi i battenti di quella esperienza epocale, se ne torna da Mobius e Rodelius determinato a convincerli di fare un disco più legato alle melodie ed alla forma canzone. Il debutto era in effetti sembrata più una questione dei due Cluster con Rother accodato, Deluxe sposta leggermente l'asse e vede un maggior equilibrio, quantomeno nella side A; venne invitato il batterista dei Guru Guru, seppur in larga parte in veste contenuta a fare tappeti percussivi puramente funzionali. Ci sono persino delle brevi parti cantate. E' tutto molto giocoso, aereo ed atmosferico; come il precedente, non verrà mai ricordato come un caposaldo germanico, ma neanche sminuito. Basta una bomba lanciata alla posizione numero 3 per concretizzare un punto di riferimento: Monza (Rauf und Runter), una specie di risposta al Dinger di Hero e After Eight, come a dire: hey fratello, hai creato della bella roba, ma se voglio la posso fare anche io, e come chitarrista ti straccio sempre...

martedì 24 dicembre 2013

Stereolab - Transient Random-Noise Bursts with Announcements (1993)

Pur sempre piacevole, l'ascolto degli Stereolab di 20 anni fa impone più di una riflessione, la primaria delle quali è che il loro suono oggi suona più invecchiato di quello dei loro numi tutelari, risalenti a 40/45 anni fa.
Ai tempi l'eccitazione principale forse era dovuta al fatto che furono fra i primissimi a recuperare in modo così eclatante Neu! e Can, Velvet Underground e francesismi vintage, principalmente dovuti alla nazionalità della cantante. 
Transient rivelava ai più un gruppo capace di fondere amabilmente tutto questo con una certa nonchalance, ma oggi non mi eccita più.

martedì 26 marzo 2013

Phil Manley - 2011 Life Coach

Una delle caratteristiche che mi ha sempre fatto adorare i Trans Am è la loro evidente auto-ironia, o senso del cazzeggio, in ogni caso antitesi del prendersi sul serio, fondata anche sulla base delle interviste che ho letto. Logico che anche il chitarrista Manley, in occasione del suo debutto solista, non faccia mancare la sua dose personale: basta vedere la copertina di Life Coach, in cui è impegnato su una Telecaster con cappellino da pescatore, sotto un bel cielo sereno variabile che è impresso anche sulla sua t-shirt.
In fondo, anche il disco non è che sia tanto da prendere sul serio: dopo quasi 20 anni di Trans Am ed una avviata carriera di ingegnere del suono/produttore, non credo che Manley possa più raggiungere vette artistiche considerevoli. Di conseguenza, Life Coach è riservato essenzialmente agli amanti di TA nonchè tributo abbastanza esplicito ai tedeschi degli anni '70, sia sul versante dei mostri (FT2 Theme è un'omaggio spudorato a Isi dei Neu!, Life coach suona come dei Kraftwerk '77-78 con Michael Rother) che su quello dei corrieri cosmici (Forest opening theme, Night Visions), con l'integrazione di qualche acusticheria (molto belle Lawrence KS e Gay bathers) e dronerie varie tanto per stare al passo coi tempi (Work it out).
Che poi, a pensarci bene; se fosse il disco di un debuttante sconosciuto, non sarebbe poi da prendere poco sul serio.....

sabato 10 novembre 2012

Hallogallo 2010 - Blinkgurtel 7'' (2010)

Singoletto promozionale a corredo del tour del 2010 (ahimè, soltanto una data nella capitale) con cui un Michael Rother in formissima performava la musica dei Neu! dopo una vita, col batterista dei Sonic Youth e un a me sconosciuto bassista di una a me sconosciuta band.
Trattasi di due pezzi abbastanza disomogenei fra di loro: Blinkgürtel è un lento e cadenzato pezzo cosmico, con Rother a ruota libera abbastanza dura. Drone Schlager invece si potrebbe dire una outtake da Neu '72, con il giro circolare e monocromatico di chitarra, con la differenza che invece del motorik di Dinger c'è una batteria decisamente più affinata, per non dire educata (e ciò non può esser considerato un bene, anzi...).
Insomma, nessuno di certo si aspettava che il 60enne Rother sconvolgesse un'altra volta la storia della musica.

venerdì 25 febbraio 2011

Neu! '72 Live in Dusseldorf (1996)

Col culto crescente che si sono guadagnati durante gli anni '90, poteva essere normale cercare di raschiare il fondo del barile. In realtà la pubblicazione di questo pseudo-live nacque da un lungo periodo di conflitti fra Dinger e Rother, aggravato dal fatto che in quegli anni i tre storici dischi originali erano stati ristampati dalla fantomatica Germanofon, etichetta pirata specializzata in bootleg (ed ecco perchè quando comprai Neu! 1972 non capivo perchè non ci fosse il bollino SIAE, mancassero indicazioni, ci ero caduto anch'io ma non c'erano alternative al tempo se li volevi ascoltare!). Così Dinger, in preda ad uno spirito di rappresaglia fece pubblicare dalla giapponese Captain Trip il Neu '86 e questo qui, e Rother si incazzo ancora di più.
Detto questo, occorre comunque dire che '72 Live in Dusseldorf è un episodio alquanto anomalo. Si tratta non di live, bensì di una session privata ed improvvisativa registrata dai due insieme a Eberhard Kranemann (un'altro personaggino di quelli difficilmente catalogabili, artista a tutto tondo che in seguito transiterà per breve tempo anche nei Kraftwerk, nonchè in Nurse With Wound), qui impegnato ad uno strano banjo-slide elettrico e al basso.
La qualità audio è estremamente povera, ed è immaginabile che il fan medio dei Neu! non vi abbia trovato pressochè nulla di attrattivo. Non ci sono riprese del primo album; c'è una jam di 40 minuti di minimalismo selvaggio in cui forse si cercava qualche spunto creativo, ma che invece finisce per essere il delirio freakedelico dell'ingombrante Kranemann. C'è la titolata Silence, che inizia con una litania inquietante e poi parte col tipico ritmo di Dinger, finendo però per essere una copia sbiadita di Hallogallo. Quasi inevitabile che si terminasse con un blues destrutturato inconcludente, il cui momento più interessante, ironicamente, è quello dei feedback finali.
Facile capire perchè Rother non ne fosse proprio entusiasta della pubblicazione. Non che ciò vada a scalfire l'importanza dei Neu!, ma si tratta di un documento abbastanza prescindibile, oltre che la sentenza del fatto che con Kranemann non sarebbe mai potuta funzionare.

mercoledì 22 dicembre 2010

LA Dusseldorf - LA Dusseldorf (1976)

Naturale che vengano dei dubbi.
Un anno soltanto dopo il superlativo Neu! 75, Dinger debuttava con i LA Dusseldorf, reclutando il fratello e Lempe, che già in precedenza avevano collaborato negli shows dei Neu!.
Per cui, se la carica eversiva ed innovativa di '75 mi è sempre sembrata più farina del sacco di Dinger, questo invece mi fa riflettere e non poco. Quattro brani, di cui tre molto lunghi, e pochissime idee. E manca un certo Rother, eccome se manca!
Sostanzialmente per me i LA Dusseldorf sono stata un enorme delusione. Non tanto per la relativa accessibilità delle melodie, che ci potevano anche stare, ma per la monotonia immane che pervade il disco dall'inizio alla fine. Gli arrangiamenti sono ricchi di tastiere e c'è qualche chitarra acidula, le ritmiche sono metronomiche come da copione anche se manca il classicissimo motorik, ma Dinger come cantante pop non funziona per niente e i pezzi sono estenuanti nelle loro tiritere. Non c'è più nessuna traccia della voglia di avventura dei Neu!.

domenica 19 dicembre 2010

domenica 17 ottobre 2010

Harmonia - Music von Harmonia (1974)

Watussi inizia con un minimalismo elettronico che ha del giocoso, specialmente per i synth, ma sotto c'è la sagoma chitarristica di un grande protagonista della stagione teutonica che genera folate di fuoco.
Gli Harmonia erano un incontro di grande levatura: Rother, momentaneamente separatosi da Neu!, e la coppia Rodelius-Moebius, ovvero Cluster. Durò solo un paio d'anni ma questo Music resta come forte capitello portante. Dopo un intro tipicamente siderale, Sehr kosmich attiva i generatori ritmici in sottofondo e trasfigura in una splendida polverizzazione astrochimica. Imponente Sonnenschein, tribale reiterazione di figure marziali.
Dino è un po' la versione angelica dei Neu!, con Rother a suo agio grazie alle sovrapposizioni. Orhwurm gira bruscamente la medaglia, col suo rumorismo angoscioso da black-out.
Veterano (davvero curiosa questa storia dei titoli in italiano) è piuttosto kratwerkiana, se non fosse sempre per Rother che gioca a fare un po' il Veit dei Popol Vuh). La chiusura è riservata ad un altra epica escursione, Hausmusik, in tre parti: prima figure di piano in incrocio, poi ritmica meccanica e stratificazioni di synth, infine di nuovo piano in rallentamento fino a sfumare.
Insomma, un gran bel calderone di suoni e colori per questo supergruppo che non viene troppo spesso menzionato nei bignami della grande stagione tedesca.

domenica 18 luglio 2010

Cloudland Canyon - Silver Tongued Sisyphus (2007)

Non male queste due facce, e curioso il background: un chitarrista tedesco militante in una band stoner-rock e un fiatista americano facente parte della sezione di un combo rhythm'n'blues, incontratisi per caso, davano vita ad un progetto di estremo tributo ai classici galattici tedeschi degli anni '70, con il patrocinio della Kranky.
Silver è un EP di trenta minuti, due tracce di uguale durata. L'unico aggiornamento con meno di 30 anni può essere la messe di glitches e manipolazioni di tapes che infestano l'inizio di Dambala, statico insieme di drone galattici per la prima metà. Quando tutta la nebbia si dissolve arrivano le note di un piano minimalistico a cui ben presto si aggiungono stratificazioni di synth bucolico. Se non è un outtake dei Tangerine Dream di Alpha Centauri, poco ci manca.
Peccato che siano passati quasi 40 anni. Si spera in qualche news nella title-track, perlomeno per l'arrivo della batteria. Intro ambient per moog e piano rhodes, molto suggestiva, poi la ritmica in loop, una chitarra distorta in sottofondo, coro solenne quasi baritono (si direbbe abbassato al mixer), Silver Tongued Sisyphus è un escursione space-rock non particolarmente memorabile.
Merce esclusivamente riservata ai fanatici del genere, vista la ben poca presenza di interventi personalizzati.

giovedì 8 luglio 2010

VV.AA. - Kraut Night (Planet Rock 15/09/1994)

Continuo incessantemente a citare Planet Rock, e mai me ne stancherò. LA C90 qui esposta contiene un'intera puntata di quei magnifici speciali che potrei ribattezzare quasi lezioni di storia della musica internazionale. Opera dei grandissimi Mixo e Rupert, che in una serata di settembre del 1994 trasmisero uno speciale sul kraut-rock, materia sul quale io pischello non ero molto ferrato, anche se avevano già comunque stuzzicato la mia curiosità con alcuni preparativi ad hoc. A distanza di 15 anni, riascoltandolo (devo dire ancora in ottima qualità per un tape-rip, d'altra parte le TDK erano le migliori, non c'è niente da dire), posso tranquillamente ricordare la mia meraviglia nel sentire per la prima volta il Kirye da Hosianna Mantra dei Popol Vuh, Hallogallo dei Neu!, gli Ash Ra Tempel, gli Amon Duul 2, Mothersky dei Can, e via via tutti gli altri. Il tutto in soluzione di continuità, con gli interventi disincantati, divertenti e competenti dei due luminari che tanto mi hanno insegnato in quei 4 lungimiranti anni di bella musica.

(originalmente pubblicato il 14/04/2010)

giovedì 1 luglio 2010

Popol Vuh - Einsjäger und Siebenjäger (1974)

Chiaro che qualsiasi successore di Hosianna Mantra ha sempre subito l'ingombrante paragone, e questo EUS non è esente da sottovalutazioni. Indubitamente vi è un atterraggio su lande più consistenti, in direzione di un chamber-rock di grande classe ed ampio respiro. Quasi come se il sospiro ultraterreno di HM fosse stato un non-plus ultra, un capitolo così irraggiungibile che Fricke non si illuse neanche di poter ripetere.
Ingiustamente bistrattato come tutti i suoi successori, EUS vede il pianista coadiuvato dal solo Fichelscher. Non c' più Veit ma l'ex Amon Duul ce la mette tutta per non farlo rimpiangere, coprendo anche la mansione di valido batterista. La Yun viene utilizzata col contagocce. La suite della title-track è senza dubbio il movimento principe del vinile, con i suoi sviluppi nobilmente intricati, le alternanze di bucolico e imponente ed un fantastico Fricke alla composizione. Il lato A invece vedeva, oltre a due brevi acustici di Fichelscher, altre tre perle del capo in bilico fra classica e acid-rock.
Quando il cambiamento significava voglia di non fermarsi ai traguardi già raggiunti.

(originalmente pubblicato il 23/02/2010)

mercoledì 5 maggio 2010

Ash Ra Tempel - Ash Ra Tempel (1971)

Anche se realizzarono dischi più influenti in seguito, gli ART del primo disco erano già oltre la soglia della sperimentazione psichedelica. Un pezzo di vinile con una suite strumentale per lato, ed ecco il lato più fisico e selvaggio della prima stagione teutonica. L'influenza dei Pink Floyd di Live in Pompeii e Ummagumma è tangibile e palpabile ma qui viene portata alle estreme conseguenze grazie a due matti come Gottsching e Schulze. Il lato A, Amboss, ha senz'altro molta farina del sacco del chitarrista. Intro celeste e galattica come da copione, Schulze si siede alle pelli indiavolato ed inizia una folle corsa verso pianeti inafferrabili. La fase centrale è assolutamente mistica, il finale quasi un punto d'incontro fra Hawkwind e Blue Cheer. Amboss è una jam infuocata che soltanto il vinile poteva temporalmente interrompere.
Il lato B, Traummaschine, invece, è il primo risultato concreto delle divagazioni cosmiche di Schulze che si alza dalla batteria e va alle macchine spaziali. Arie etereee alla Careful with that axe, Eugene eruttano lentamente come nuvole di zolfo per un movimento che resta ancorato e pacifico per la sua interezza.

(originalmente pubblicato il 20/11/08)

domenica 2 maggio 2010

Neu! - Neu! '75 (1975)

Scoprii i Neu! grazie al benemerito Mixo, ai tempi di Planet Rock, quindici anni fa. Però ero incazzato perchè non riuscivo a trovare i loro cd! Prima recuperai il primo con un edizione assolutamente pirata (e Klaus Dinger era sicuramente molto più incazzato di me!!!), poi nel 2001 finalmente qualche buon'anima si decise a ristamparli. Forse siamo tutti d'accordo sul fatto che il primo era la rottura, l'innovazione pura, ma col tempo io mi sono affezionato a quest'ultimo atto. Partendo dall'estasi incantevole di Isi, vengo subito catapultato con un deltaplano a sorvolare la foresta nera in un tiepido pomeriggio tedesco di primavera. Atterro poi sulla riva di un lago e mi abbandono alla contemplazione con Seeland.
Neu! '75 è più disco di Dinger che di Rother. Il compianto batterista ne reclamava i diritti sulle interviste di qualche anno fa; depresso per la fine della storia con una ragazza danese, diede sfogo alla sua creatività molto liberamente. Il fragilissimo equilibrio che reggeva l'unione dei due si basava su differenze attitudinali estreme, fra l'iconoclastica follia del primo e l'accademica formale del secondo. Lieb wohl è 9 minuti di ambient marino, un drone d'amore sussurrato a bassa voce, con la risacca a pochi metri, le percussioni su una lattina, il piano centellinato.
Nel lato B invece viene fuori il lato forte e ruggente, quei 3 brani in cui si inventano la new-wave, in cui si gettano i semi per migliaia di gruppi che sbocceranno nei 20 anni successivi. E-musik vorrebbe essere la nuova Hallogallo, ma in realtà finisce per fare da morbido cuscinetto fra le due bombe atomiche che gettano scompiglio ancora oggi, a 33 anni di distanza: Hero e After eight.
Bè, io non trovo proprio le parole per esprimermi, non so tirare fuori neanche un'aggettivo, i soliti epocale, geniale, seminale, non servono a niente, non bastano minimamente neanche a dare un'idea.

(originalmente pubblicato il 12/09/08)

giovedì 22 aprile 2010

Can - Peel Sessions 1973-1976

Up the bakerloo line with Anne inizia come un blues tradizionale, ma dopo un minuto si capisce già che la piega non sarà quella classica. Non sarò certo io a ribadire la portata storica di una band come questa che ha sconvolto la storia della musica e l'ha portata avanti talmente tanto che forse non l'abbiamo ancora raggiunta....! Il suddetto pezzo si protrae per oltre 18 minuti in un labirinto psico-fisico inestricabile, con la grande macchina di batteria di Jaki in rilievo come al solito e un Damo Suzuki in delirio. Return to BB City è una parentesi ambientale, una riflessione che prende il volo con un grande lavoro circolare di Schmidt. Tape kebap e Tony Wanna Go sono jam sulfuree, con la chitarra di Michael impegnata in assoli al vetriolo sopra improvvisazioni impeccabili.
Geheim e Mighty Girl appartengono alla fase post-Suzuki e quindi sono rappresentative di una band che abbandona qualche asperità e sfodera songs meno istintive e più sofisticate, con un tocco di eleganza che ribadiva la grandezza irrevocabile dei Can.
Non ho dimenticato di citare il mitico Holger Czukay, in quanto elemento collante e fondamentale per tenere in piedi il tutto, bassista ipnotico e decisivo ingegnere del suono.

(Originalmente pubblicato il 01/03/2008)