giovedì 29 dicembre 2022
Blue Cheer – Outsideinside (1968)
domenica 28 agosto 2022
Spacebox – Kick Up (1984)
Secondo ed ultimo Spacebox. Mentre il 98/99% del mondo musicale aveva preso il tunnel delle produzioni opulente, un'aulico Uli Trepte piazzava un paio di microfoni in un 2-tracce-2 davanti a lui ed al suo trio, lo stesso di Spacebox. Rispetto ad esso, il fattore precarietà salì al potere e l'aria si fece più pesante, con meno sarcasmo e maggiore sismicità. Il sax di Hoffmann passava un po' in secondo piano, la chitarra di Golombeck guadagnava spazio e distorsioni psicotiche, facendo riaffiorare a tratti il temibile fantasma dei Guru Guru. E come nell'esordio, la sensazione che da un momento all'altro possa crollare la stanza dove i 4 si trovano, sotto i fendenti micidiali del basso di Trepte e le pachidermiche esecuzioni. Difficile sostenere se si trattasse di un passo indietro, vista l'aurea generale di jam-session su canovacci circolari: sicuro invece che fu un passo nel precipizio, e che fosse improbabile andare avanti in una direzione così disastrata.
domenica 13 marzo 2022
Hawkwind – Doremi Fasol Latido (1972)
La chiave decisiva per interpretare il terzo, leggendario album degli Hawkwind stava tutta nel cambio di sezione ritmica: fuori il bassista Anderson, dentro il bassista-per-caso Lemmy Kilminster, chiamato per essere secondo chitarrista e ritrovatosi lì con un Rickenbacker lasciato dall'imprudente predecessore. Fuori l'agile e tecnico batterista Ollis, dentro l'hippy-punk ante litteram Simon King, selvaggio, casinista e martellante. Aggiungiamo il fatto che lo studio in cui si trovarono a registrare era mal equipaggiato, ed il risultato è un essere tentacolare chiamato Doremi Fasol Latido, un disco sporco, pieno di errori, un lontano parente del lussureggiante In Search Of Space.
Ma alla prova dei fatti, per gli Hawkwind doveva essere un periodo di grandissimo divertimento e lo si può quasi percepire dai solchi. Brainstorm, destinato a diventare uno dei loro super-classici, è una tempesta magnetica-metallica ed il manifesto programmatico del disco, modello ideale delle loro jams ultra-dilatate (così come Lord Of Light e Time we left this world today), lasciando un minutaggio minore ai numeri acustici di Brock ed alla prima composizione solitaria di Lemmy, The Watcher, una blues-ballad spettrale e beffarda. Da tutto questo casino (difficile pensare ad anche solo un vago concetto di disciplina all'interno del gruppo) ne nacque un genuino, sincero e spontaneo discone, la cui sporcizia sonora dopotutto fa parte del menu.
martedì 6 giugno 2017
Innercity Ensemble – II (2014)
sabato 10 dicembre 2016
Boris – Noise (2014)
domenica 8 novembre 2015
Screams From The List 12 - Guru Guru – UFO (1970)
Non dimentico di notare che anche questi erano i figli della seconda e perduta guerra mondiale. Altri figli della penitenza enciclopedica teutonica.
martedì 19 maggio 2015
High Tide - Sea shanties (1969) (Reissue 2006)
sabato 26 aprile 2014
White Hills - H-p1 (2011)
venerdì 7 febbraio 2014
That's All Folks - Soma..the 3rd way to Zion (1999)
lunedì 9 settembre 2013
Purling Hiss - Untitled (2009)
mercoledì 6 febbraio 2013
La Otracina - Tonal Ellipse of the One (2007)
mercoledì 13 aprile 2011
Psychic Paramount - II (2011)
Sono interamente strumentali ed elaborati ma non sono epic-instru o post-qualcosa. Sono un po' spaziali ma non abbastanza da rientrare nella lisergìa pura. Hanno una grossa enfasi sulla ritmica irregolare e sulla batteria ma non sono math. Elevano muri di suono imponenti ma non sono noise. Non sono abbastanza sofisticati da essere arty.E allora cosa fanno questi tre newyorkesi?
Di sicuro II non è un disco che scorre inosservato. Sono quasi 40 minuti a spron battuto di assalti sonici impetuosi, con quasi zero soste (solo la coda astratta di N5 dà un attimo di respiro) ed un senso continuo di oppressione e minaccia. I suoni sono fatti ottimamente ed il power-trio dimostra una tecnica rilevante in tutte le punte, specialmente in N5 coda che fa bella mostra di un jazz-math intrigante ed il chitarrista impegnato in svisate quasi frippiane.
Ma al termine non è che resti molta memoria dei 40 minuti appena passati. Sarà lo sforzo massimalista, sarà la voglia di mostrare la propria bravura in queste jams infuocate, ma il viaggio degli PP sembra un po' come il volo di Icaro: parte alla grande, e manmano che si avvicina al sole si squaglia nella propria inconsistenza di fondo.
giovedì 23 dicembre 2010
La Otracina - The Risk of Gravitation (2008)
Sembra quasi incredibile che lo space-rock, vecchio e consumato com'è, possa ancora generare mostri dalla forma smagliante e con la forza giusta.E' il caso di questo progetto newyorkese, curiosamente guidato dal batterista/cantante Kriney, che sa essere veramente cattivo nelle sue orbite, riuscendo quasi a sorpassare per impeto anche i grandi Comets On Fire di Field recordings from the sun, seppur con uno stile sensibilmente diverso (meno compatto, si potrebbe dire).
Un power trio che ha visto parecchi cambi di formazione, anche se il bassista Sobel mantiene il posto da qualche anno. Non è chiaro se in The Risk of Gravitation ci fosse ancora l'italiano Morgia, comunque è un disco davvero impressionante per energia e grinta sprigionata. Dopo un breve frammento free-space-jazz, i La Otracina partono con la martellante Raze the sky, che si sgrana in una durissima jam dai volti multipli. Kriney svolazza su pelli e tamburi con grande competenza, si susseguono acidi assoli sia di chitarra che di basso. Lo spazio lasciato all'improvvisazione è notevole, ma le strutture sembrano comunque ben definite.
Il roboante caos di Behind the Ocular Curtain è un ammasso di iperboli elettriche dall'effetto allucinante. Un'impronta pesantamente blacksabbathiana/bluecheeriana affiora nei 10 minuti Crystal Wizards of the Cosmic Weird, anche se la fase discendente in picchiata è uno dei momenti più emotivi del disco. Fight for the night è il pezzo sicuramente meno ostico, con la sua ritmica metronomica costante che stride rispetto agli sballi terrificanti della media.
An ancient confusion chiude con un abominevole impro fatta di pulsazioni atomiche, interferenze radio e testosterone randomizzato.
Parlare di free-jazz, in queste fasi di libertà disorganizzata, mi sembra un po' eccessivo, però credo che bisogna dare ai La Otracina il merito di avere un approccio tutto proprio a quello che, come si diceva, è un genere vecchio come il cucco e praticamente impossibile da innovare.
mercoledì 16 giugno 2010
Subarachnoid Space - Almost Invisible (1997)
Tutto molto psych, ovviamente, e radical free. Ciò che conta in questo genere è lo stile con cui vengono costruite le cose, e ai SS di certo non mancava l'applicazione. Dico soltanto che secondo me i Magnog erano molto più creativi nel farlo, anche se gli obiettivi di arrivo erano molto diversi (si fa solo un discorso di psych-impro, eh!).
(originalmente pubblicato il 15/10/09)
lunedì 24 maggio 2010
Earthless - Sonic Prayer (2005)
Corsi e ricorsi storici: come già affermavo di Greg Anderson, anche in questo caso è alquanto curioso il ritorno alle origini, agli anni '70, per un personaggio peculiare come Rubalcaba, agitatore alle pelli di tanti acts di hardcore californiani, legati alla scena emo o giù di lì. Fino a diventare una sorta di session-man alternativo, un nome su tutti Black Heart Procession. Evidentemente ad un certo punto della vita arriva il momento di tornare alle radici ed esprimersi in tal senso; se ad Anderson muovevo la critica di sterili fotocopiature, posso fare altrettanto in parte a Rubalcaba, fondatore di questo power-trio che ha rilasciato due dischi molto freak per l'etichetta freak Tee Pee. Come nel caso dei Goatsnake, chi ama il genere non resterà deluso; chi invece preferiva i Clikatat Ikatowi, ne resti ben lontano. Sonic Prayer è composto da due mattoni di delirio psichedelico pesante che restano sempre sulla stessa tonalità, dominato in lungo ed in largo dal chitarrista Mitchell. Fra le due, si preferisce la seconda, Lost in the cloud sun, per un approccio vagamente mediorientale.Ma l'impressione di già sentito è fin troppo scontata. Solo per gli stretti fans del genere.
(originalmente pubblicato il 05/04/09)
martedì 4 maggio 2010
Blue Cheer - Vincebus eruptum (1968)
La ristampa Akarma comprende a mo' di bonus track un pezzo del periodo New improved!, che testimonia una line-up cambiata (e lo stile pure, molto più normalizzato, purtroppo...).
(originalmente pubblicato il 25/09/08)










