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sabato 13 agosto 2022

Dreamcrusher – Another Country (2020)


Un raro album che mi fa sentire ancora abbastanza aperto nei confronti dell'attualità musicale, che non mi fa auto-ritenere un inguaribile dinosauro incartapecorito. Negli ultimi 5 anni è successo con pochissimi acts (Lingua Ignota su tutti, ma anche Stabscotch), ed è comune denominatore che si tratti di artisti piuttosto estremi, che sia solo per l'oggetto musicale o per il vissuto personale che si va a riversare sull'ouput sonoro. Non fa eccezione Luwayne Glass, transgender texano rilocato a New York per fabbricare del trovarobato traumatico, acido e abrasivo, ben esemplificato nei 43 minuti senza sosta di Another Country. Questo non è un prodotto musicale, bensì un testimone amorfo dei nostri tempi, in cui la violenza la fa da padrone ma in maniera subdola, diagonale, a volte travestita da sembianze quasi rassicuranti (gli arpeggi chitarristici iniziali, alcuni richiami sparsi allo shoegaze, certe ritmiche meccaniche rallentate, giri di basso ostinati) ma pronta a rivestire tutto di lava, feedback e distorsioni. L'articolazione del collage, apparentemente aleatoria, è invece il suo segreto: gli scenari, saturi di elettricità, si susseguono allucinati con continue svolte ed implosioni.

E' un teatro post-industriale, perchè eredita qualcosa di quella gloriosa stirpe (impossibile non pensare ai Throbbing Gristle) ma con un gusto shocking perfettamente calato nel presente. Non ascolto molta musica attuale, ma ho come il sentore che questo mostro possa essere una trasposizione molto rappresentativa (ed angosciosa) dello scenario sociale odierno.

giovedì 25 giugno 2020

Screams From The List #96 - Cupol ‎– Like This For Ages (1980) + B.C. Gilbert / G. Lewis 3R4 (1980) + Ends with the sea (1981)

Per niente facile orientarsi nell'universo Wire post-154. Se Newman andò abbastanza banalmente a suo nome, Lewis e Gilbert diedero la stura ad un fiume inarrestabile di musica per almeno 4/5 anni, pubblicando con ogni probabilità tutto ciò che registrarono. Sulla seconda puntata della List finirono così per ben due volte; dell'essenziale progetto Dome ho già scritto con entusiasmo, ed era una faccenda autoprodotta. Al contempo la 4AD li mise sotto contratto e nell'estate 1980 fecero uscire un mini, Like This For Ages, a nome Cupol. La title track, un flusso di coscienza diretto erede degli incubi angosciosi di 154. Furono i 20 minuti di Kluba Cupol a gettare la maschera: L&G si erano dati all'avanguardia pura, con un monolite altamente percussivo, fra industriale ed etnico, che di musicale ormai non aveva più nulla.
Fu con questo mini-shock che guadagnarono l'ingresso nella List. In autunno tornarono con l'LP 3R4, ma il monicker Cupol era già stato abbandonato in favore dei semplici nomi personali. L'impatto percussivo è svanito a discapito di un'ambient foschissima, nebbiosa, minimalista.
Nell'aprile 1981 tornano con un 7", Ends with the sea. Torna una vaga forma di struttura armonica, con delle chitarre, un canto vero e proprio, seppur sempre immerso in un contesto alieno.
Per Ivo l'esperimento fu sufficiente e non ci fu proseguimento nella collaborazione; sicuramente le vendite furono scarsine e le parti si salutarono. Nel 1988 la label comunque raggruppò tutti e tre i vinili in un cd antologico a nome 8 Time, che quindi divenne il prodotto più indicato a finire sulla list, perchè sicuramente più reperibile. Preso nel suo complesso, suona quindi piuttosto eterogeneo, ma meno datato di altre sperimentazioni coeve.

sabato 8 luglio 2017

Throbbing Gristle ‎– Heathen Earth (1980)

Registrazione di un live privato in studio nel febbraio del 1980. I TG invitarono un'esiguo pubblico, filmarono l'avvenuto e misero su disco una delle loro prove più subliminali e meno violente. La mossa fu ben meditata, perchè segnava un chiaro marcatore del loro progressivo allontanarsi dalle muraglie di rumore bianco verso un elettronica puntuta e tagliente. Il termine della missione era vicino ma sapevano ancora offrire sprazzi di minacciosità e paraventi di allucinazione. 
Per un'entità che dal vivo era solita rovesciare sul pubblico la maggior quantità possibile di violenza, l'uscita di un live meno aggressivo fu un gesto di rottura. L'ennesimo.

domenica 24 aprile 2016

Screams From The List 33 - Dome ‎– Dome 1 (1980)

Un po' complicato orientarsi in quel marasma che fu il primo post-Wire dei primi '80. Se Newman si esaltò in una serie di uscite entusiasmanti, Lewis e Gilbert diedero sfogo alle loro velleità sperimentali con una raffica di dischi sotto svariati moniker come B.C. Gilbert & G.Lewis, Cupol, Duet Emmo, e Dome, qui immortalati nel loro debutto.
Portando avanti il discorso più integerrimo di 154, i due proseguivano con la scarnificazione della forma canzone, con le angosce portate al parossismo, con l'alienazione dal melodismo e con la contaminazione elettronica, ai confini con l'industriale ed il rumorismo. Non mancavano gli spunti più convenzionali, come del resto ci avevano abituato nella trilogia; semplicemente venivano annegati in un unverso parallelo fatto di emissioni sulfuree, di ambientazioni spettrali e rimbombanti. In certi frangenti, rievocante la geniale schizofrenia di Half Machine Lip Moves dei Chrome. Essenziale e superiore ai successivi targati sempre Dome.