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giovedì 30 marzo 2023

Sparkle Division – To Feel Embraced (2020)


Splendida deviazione di Basinski dal suo percorso classicamente ambientale, per la quale Pitchfork ha coniato un brillante slogan: WB sembra uno scenziato con camice bianco che abbandona il laboratorio per salire su un cavallo selvatico. Questo per rimarcare il fatto che il buon Billy ha nientemeno che rispolverato il sassofono, lo strumento che gli dava da lavorare negli '80 quando girava l'America con acts artisticamente discutibili. Pare sia stato spinto all'azione da Preston Wendel, l'altra metà di Sparkle Division, nonchè collaboratore quasi fisso di WB negli ultimi, ottimi album. Cosa significa a volte un buon partner artistico che ti distoglie dal tuo trip personale , ti dà nuova linfa ispirativa e ti sollecita a provare strade diverse.

Il bello di To Feel Embraced non è soltanto che è quanto di più diverso accade normalmente nei dischi di WB. La classe e l'imprinting, al di là del (sicuramente decisivo) contributo di Wendel, esce in maniera micidiale anche su questa mistura di electro-lounge-jazz hauntologico e straniante fin dal primo pezzo in scaletta, You Go Girl!. In tutta onestà, che WB non suonasse il sax da tanto tempo si sente, ma la sua ruggine melliflua finisce per essere un punto di forza. C'è un po' di tutto in TFE: Atmosfere sornione da jazz club, vignette cinematiche strascicate, scie cosmiche nineties, digressioni celestiali che riportano tutto a casa, architetture incasinate in cui WB si diverte a fare l'improbabile free-jazzer. 

A metà fra il divertito ed il serio, Sparkle Division è un esperimento che mi auguro sentitamente non resti isolato. D'altra parte, la classe sembra aumentare con l'invecchiamento....

domenica 4 gennaio 2015

Belbury Poly - The Belbury Tales (2012)

Se non fosse per: 1) la produzione e la medio-alta fedeltà del suono, ascrivibile alla categoria freddo digitale 2) certi beat sintetici 3) un paio di episodi, peraltro non entusiasmanti, dediti rispettivamente alla new-wave (Chapel perilous) e ai corrieri cosmici tedeschi (Summer round), questo disco potrebbe tranquillamente essere confuso per un reperto library dei primi '70; l'influenza di Umiliani (che sia stata esposta all'artista o meno) aleggia su più o meno tutto, sia per i suoni che per il canovaccio compositivo.
E' un disco squisito, fresco e frizzante come una brezza estiva. Autore ne è Jim Jupp, solista gallese attivo già da una decina d'anni e co-proprietario di una label, la Ghost Box Music, dichiaratamente innamorata delle colonne sonore e della library degli anni '70. Così i pezzi scorrono che è un piacere, fra arie sbarazzine e melanconiche, intrise di tastiere vintage, ritmiche caracollanti e qualche vocalizzo femminile, con al vertice un paio di episodi clamorosi (A pilgrim's path e Earth lights).
Potrebbe anche piacere ai profani della library, vista la sua sopracitata e sottintesa modernità.