Se Station of the Crass fu il loro insuperabile manifesto in quanto mirabolante punto d'incontro fra rozzezza e servizio informativo/accusatorio, The Feeding of the 5000, che lo precedette temporalmente, fu la divertente esplosione dell'anarco-punk più sardonico ed elementare, l'istantanea di un gruppo che stava imparando a mettere in fila tre accordi e sciorinava una trafila irresistibile di anthems al fulmicotone (Do they owe us a living?, General Bacardi, Punk is dead, Banned from the Roxy, So What?) registrati in un bunker totalmente privo di qualsiasi riverbero, con un paio di varianti a base di grattugie, onde radio e bestemmioni, tanto per farsi riconoscere subito e farsi costringere alla censura ancor prima di esordire (manco da un'autorità qualsiasi, bensì dagli operai della fabbrica che stampavano i vinili). Sempre unici, dall'inizio alla fine.
sabato 2 luglio 2022
Crass – The Feeding Of The Five Thousand (1979)
mercoledì 23 febbraio 2022
Dead Kennedys – Bedtime For Democracy (1986)
venerdì 24 settembre 2021
Legal Weapon – Death Of Innocence (1982)
Straight-punk stradaiolo dal sud della California, con una front-woman che costituiva la diretta risposta americana a Siouxsie. Tale Kat Arthur, infatti, non si tratteneva minimamente dal mutuare le linee vocali sincopate e persino il timbro della famosa Susan. Tuttavia, non si trattava di meri replicanti, perchè il disco è un valido campionario di wave-punk secco (un po' alla X) e non eccessivo in nessuna direzione, con una prima parte dai ritmi diversificati ed una seconda a tutta birra. Di certo non storici, ma un ascolto piacevole.
lunedì 9 agosto 2021
T.S.O.L. – Dance With Me (1981)
Travolgente hardcore californiano, di certo non della primissima ora ma dotato di una sua cifra stilistica. Avevo sentito nominare diverse volte negli anni i TSOL, ma la deriva ed il declino che subì il gruppo nel corso degli anni probabilmente ne hanno ridimensionato la statura complessiva. Mi ha convinto ad ascoltarli uno degli ultimi 20 Essentials di Blow Up, e devo ammettere che Dance with me non andava perso per molti motivi. Innanzitutto perchè il quartetto suonava alla grande, in special modo il chitarrista Emory, un fuciliere arroventato senza soste. Il cantante Grisham, seppur monotono come di rigore, aveva un'espressività funzionale. La sezione ritmica un treno in corsa che non sbagliava un colpo.
Il disco funziona particolarmente per le variazioni sul tema principale, che già di per sè sono irresistibili e rappresentano, come il miglior hardcore, un'estremizzazione dell'originale british-punk. Le cantilene malsane e psicotiche di The Triangle e I'm Tired of life non soltanto aiutano a tirare il fiato con qualcosa di diverso, ma stabiliscono un'apertura verso il gotico horrorifico che trova il suo apice in Silent Scream, che chissà perchè mi ha fatto idealizzare un Jim Morrison stonato, nato nel 1960/62 a Venice Beach e pienamente immerso nell'atmosfera di ribellione del tempo.
mercoledì 1 gennaio 2020
Swell Maps – International Rescue (1999)
sabato 14 dicembre 2019
Idles – Joy As An Act Of Resistance (2018)
sabato 18 maggio 2019
Lords Of The New Church – This Is The House (Live 1982)
lunedì 22 aprile 2019
Dead Kennedys – Plastic Surgery Disasters (1982)
martedì 18 settembre 2018
Stooges – Telluric Chaos (2005)
domenica 16 settembre 2018
Friction - Friction (1980)
lunedì 18 giugno 2018
Crass – Best Before...1984 (1986)
lunedì 16 aprile 2018
Idles – Brutalism (2017)
venerdì 6 ottobre 2017
Clash - The Clash (1977)
mercoledì 6 luglio 2016
Screams From The List 48 - Crass – Stations Of The Crass (1979)
martedì 10 novembre 2015
Wipers – Is This Real? (1979)
venerdì 25 maggio 2012
CCCP - Live in Punkow (1996)
Ad ogni modo, resta sempre un ascolto graditissimo a chi, un quarto di secolo dopo, ama ancora farli girare un po' sulle casse. Si va ovviamente dalle schegge grezze degli esordi fino alle ultime escursioni multietniche, passando per le scabre pulsazioni wave di mezzo.
Io resto fondamentalmente un fan delle prime, e c'è da divertirsi: le versioni non erano in sostanza differenti dagli originali, visto l'utilizzo della drum-machine, ma è un punto di osservazione curioso: notabili fra l'altro i non pochi "errori" di esecuzione, a sottolineare una precarietà data dall'urgenza incontrollabile. E come resistere alle dirompenti Militanz, Live in Punkow, Io sto bene, Sono come tu mi vuoi? Esilarante la Profezia della sibilla, parodia punk dello spot Aiazzone tanto in voga negli anni '80 (esilarante per chi se lo ricorda, chiaro).
Nel finale risalta la maggior qualità delle registrazioni, nonchè l'ispirazione misticheggiante di Maciste all'inferno e Tien an men.
Insomma, ce n'è per parecchi gusti.
martedì 20 luglio 2010
Compulsion - Comforter (1994)
Lo stile era estremamente semplice ma per nulla ruffiano, non avevano quasi nulla da spartire col marciume pop-punk che stava esplodendo in tutto il mondo. Non erano molto dissimili dai conterranei Therapy? che proprio in quell'anno ammorbidivano notevolmente il loro sound con Troublegum, ma avevano un punto debole nel vocalist Josephmary, davvero poco dotato. L'iniziale Rapejacket è uno dei loro anthem migliori, con ritmica serrata e disperazione di fondo a rendere onesta l'espressione, ripetuta da Accident ahead. Della più immediata Mall monarchy ricordo un video scarno su MTV, sarebbe potuta diventare un hit, soltanto che erano su One Little Indian, che seppur rispettabile era sempre un indie-label.
Peccato anche che non si siano concentrati sugli aspetti alternativi al punk, che su Comforter costituiscono le vette espressive. Le fragorose digressioni indie-rock di Ariadne e I'm John Brain potevano quasi rivaleggiare con i Catherine Wheel.
Ma curiosamente alla fine le perle sono quelle che i 4 inserirono quasi come divertissment, ovvero due strumentali: Late again è un compassato ed azzeccatissimo jingle, letteralmente irresistibile. Dick, Dale, Rick and Ricky è un surf-western avvincente e passionato, e già la combinazione dice tutto.
Due piccoli capolavori che da soli fanno meritare una nicchia di memoria per questi mediani irlandesi.
martedì 6 luglio 2010
Rocket from the tombs - The Day the Earth Met the Rocket from the Tombs (2002)
Troppo grezzi ed avanti anche solo per incidere un disco, troppo personali per poter durare, i RFTT erano l'anticipazione regina del post-punk, e soltanto dopo una ventina d'anni riuscirono a fregiarsi di tale titolo grazie alla pubblicazione ufficiale di questa raccolta fulminante, very very rough ma molto indicativa di ciò che avverrà in futuro, con le due filiazioni a spartirsi più o meno equamente i pezzi.Thomas canta in metà dei pezzi con furia iconoclasta (entrava ed usciva dal gruppo costantemente), Laughner era un folle chitarrista che aveva assimilato il blues-rock ma lo portava oltre dai suoi confini senza essere tecnicamente fenomenale. Le ritmiche potevano essere anfetaminiche oppure storte ed inquiete nei pezzi più ubuiani, fra i quali si segnalano una fratturata Final solution, la già psicotica Life stinks, e una sospesa 30 seconds over Tokyo. Verranno tutte rielaborate in meglio dopo la morte di Laughner, con la line-up di Modern Dance. Sul fronte Dead Boys quasi superfluo pronunciarsi, visto che il loro inno supremo diventerà la ultra-celebrata Sonic Reducer, e qui la versione è nettamente meglio di quella che sarà, forse il pezzo punk definitivo di sempre.
Quindi si assiste ad un'unione quantomeno spiazzante, in cui le acerbità erano predominanti. Il proseguio probabilmente avrebbe fatto scintille più compiute, ma alla luce di ciò che avvenne dopo si può essere ben contenti di come sia andata. Il documento è assolutamente deflagrante e indicativo se non altro per la seminalità dei RFTT nei confronti di più o meno tutto ciò che successe nella seconda metà dei '70.
Replacements - Stink (1982)
Erano ancora molto acerbi, i primissimi Replacements, poco più che ragazzini e invasati punksters, anche se qualche seme del futuro stava timidamente germogliando.Stink era un EP di 8 pezzi brevissimi e fulminei, come l'hardcore dei tempi comandava. La loro crescita non era repentina come quella dei cugini Husker Du, e qualche ingenuità fiocca, così come l'istrionismo e una certa dose di ironia gigioneggiante (il blues sgangherato di White and lazy, la cover inutile di Rock around the clock inserita fra le pur 4 valide out-takes della recente ristampa). Così il songwriting non appare ancora decisivo come diventerà, troppo sacrificato alla furia cieca di gradevoli anthems come Kids don't follow, Fuck school, Stuck in the middle, Dope smokin' moron, con un Westerberg scatenato e già in pieno possesso del suo tono rauco e dissoluto.
Così il reale motivo per cui vale ricordare questo episodio è il primo vero capolavoro del riccioluto leader, la mosca bianca in elenco, e cioè i 2 minuti e mezzo di Go. Che secondo il mio personalissimo parere, è il primo pezzo grunge della storia, forte di un atmosfera fatale e plumbea: strofa disarmante, chorus esplosivo, bridge scandito dalle urla belluine, intriso di disperazione e sporchissimo melodismo.
Come già scrissi per Tim, resto straconvinto del fatto che Cobain trasse grossissima ispirazione da questo gruppo che di lì a poco troverà la propria sublimazione.
sabato 26 giugno 2010
Buzzcocks - Singles Going Steady (1979)
Ora, dopo aver ascoltato questa raccolta, capisco gli epiteti e ancor di più la mossa di Devoto. Questi non sono neanche lontamanente parenti dei Sex Pistols. Questi erano i Green Day della new-wave. Trattasi di pop-punk pacchiano, triviale e scandalosamente ruffiano.
Assolutamente insopportabili alle mie orecchie!














