Una colata di soda caustica urticante.Il primo pezzo di questa raccolta postuma chiarisce bene a cosa si è di fronte: un emo-core gutturalmente urlato ai limiti del grind-core, stilizzato su una macchina da guerra che macina tutto ciò che si trova contro. Gli AH furono l'espressione furente, nella prima metà dei nineties, di 5 ragazzi che poi faranno un po' di strada artistica, subito coi VSS, poi con i Pleasure Forever, infine coi Red Sparowes, logicamente in pezzi sparsi, ma la radice stava in questi cingolati lividi di cieca rabbia. Il vocalist Kay squarciagola in lungo ed in largo, e questo calderone di 7 pollici sparsi inevitabilmente col passar del tempo finisce per dispendere un impiego eccessivo di energia, lasciando i momenti più interessanti a quando i ritmi si rallentano (la cover dei Bauhaus Stigmata martyr, la melmosa Wax Museum, la sincopata Bedroom scene from communion), e soffrendo di una certa ripetitività. Nello stesso campo, i contemporanei e gli altrettanto meteoritici Heroin furono migliori e più eclettici.
(originalmente pubblicato il 27/04/09)

