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mercoledì 26 maggio 2010

Angel Hair - Pregnant with the senior class (1997)

Una colata di soda caustica urticante.
Il primo pezzo di questa raccolta postuma chiarisce bene a cosa si è di fronte: un emo-core gutturalmente urlato ai limiti del grind-core, stilizzato su una macchina da guerra che macina tutto ciò che si trova contro. Gli AH furono l'espressione furente, nella prima metà dei nineties, di 5 ragazzi che poi faranno un po' di strada artistica, subito coi VSS, poi con i Pleasure Forever, infine coi Red Sparowes, logicamente in pezzi sparsi, ma la radice stava in questi cingolati lividi di cieca rabbia. Il vocalist Kay squarciagola in lungo ed in largo, e questo calderone di 7 pollici sparsi inevitabilmente col passar del tempo finisce per dispendere un impiego eccessivo di energia, lasciando i momenti più interessanti a quando i ritmi si rallentano (la cover dei Bauhaus Stigmata martyr, la melmosa Wax Museum, la sincopata Bedroom scene from communion), e soffrendo di una certa ripetitività. Nello stesso campo, i contemporanei e gli altrettanto meteoritici Heroin furono migliori e più eclettici.

(originalmente pubblicato il 27/04/09)

sabato 22 maggio 2010

Circus Lupus - Super Genius (1992)

Una delle formazioni più dotate e brillanti (secondo me superiori ai Fugazi) del panorama hardcore americano dei primi anni '90, insieme ai Drive Like Jehu. I CS sono durati appena 3 anni e 2 dischi in cui davano alla luce un sound nevrotico, sincopato e dalle mille soluzioni. E perchè no, anche progressivo; nonostante i pezzi brucino nell'arco di pochi minuti, certe fratture ritmiche, formule armoniche e dissonanze possono allinearli tranquillamente a gruppi come gli Shudder To Think o DLJ stessi, con una tendenza maggiore alle abrasioni soniche.
La cosa principale è che i CL avevano in formazione la miglior batterista donna che abbia mai sentito, la Casebolt che insieme a Lorinczi formava una sezione ritmica di pregio, vero motore propulsivo del gruppo. La chitarra emo di Hamley e l'urlo afono e rauco di Thompson completavano il quadro, per un esordio granitico e trascinante che non si ferma un attimo, con pochissimi concessioni alla melodia. Un pezzo su tutti, il rollante Pacifier.

(originalmente pubblicato il 29/03/09)

venerdì 14 maggio 2010

Crownhate Ruin - Until the eagle grins (1996)

Emo-core evoluto per una delle tante bands del circuito hardcore che gravita(va) attorno alla Dischord dei Fugazi, nella metà degli anni '90. Il bassista Erskine conoscerà altri risultati con i June Of '44, mentre degli altri due non so cos'hanno fatto dopo. Come il 90% delle bands del genere, dureranno pochissimo, neanche un'anno e mezzo, destino comune a tanti ragazzi inquieti (Heroin, Angel Hair) che non riuscivano a trovare stabilità e preferivano bruciale le proprie tensioni in pochi 7" pollici, EP e ammenicoli vari che poi venivano compilati postumi.
I CR facevano parte del lato meno barbaro del genere, anche se le vocals di Mcredmond erano screms sulla scia tradizionale. I primi 3 pezzi sono sincopati ed avvincenti, specialmente Stretched too thin; lungo il disco si sentirà qualche segno di ripetizione e stanchezza, ma Every minutes sucker e Better still if they don't know sono validissime alternative ai Fugazi. A salvare un disco che forse morirebbe di monotonia ci sono due anomalie, come il dark-core di In the fours year to come e la slintiana Tornado season finale.
Minori.

(originalmente pubblicato il 23/02/09)

mercoledì 12 maggio 2010

Cap'n'Jazz - Analphabetapolothology (1998)

Una specie di Squirrel Bait dell'emo-pop-core di Chicago, i Cap'n Jazz sono stati il tronco di un albero genealogico che ha generato decine di bands fra i fratelli Kinsella e Van Bohlen. Qualsiasi concetto di power-pop viene triturato in questa raccolta che sigilla tutto ciò che il quintetto incise nel lustro scarso di vita che ebbe. Ben 34 pezzi dall'ampia dispersione ma incredibilmente gradevoli e dal ritmo contagiante, ad effetto immediato. Non erano ruffiani nè violenti, ma abili di smussare spigoli ed esplosioni dirompenti con fasi riflessive, il tutto con una tecnica davvero notevole. I cori monotoni e stonati erano un tratto assolutamente distintivo, di tanto in tanto qualche fiato impazzito si infilava in mezzo alle chitarre.
Impossibile citare gli highlights di questo abbecedario, semmai torna più facile ricordarsi le tracce più esilaranti, che sono le cover di Take on me, un'orripilante hit anni '80 trasformato in anthem punk-pop, e la ripresa acustica nientemeno che della famosissima sigla del telefilm Beverly Hills.
Sornioni ed eclettici.

(originalmente pubblicato il 06/02/09)

mercoledì 21 aprile 2010

Native Nod - Today puberty, tomorrow the world (1996)

Il titolo di questa raccolta suona proprio come la dichiarazione d'intenti da parte di un quartetto di adolescenti la cui croni-storia ricorda vagamente quella degli Slint. La partenza da giovanissimi, un pugno di songs ispirate e potenti e poi subito dopo lo scioglimento, con conseguente ramificazione di tutti i membri in storie successive con alterni risultati. Tre singoli, 9 songs, l'essenza dell'emo-core inteso come sound bruciante e drammatico in sè stesso, veloce e complesso, il tutto raccolto in questa preziosa stampa Gern Blandsten. Chris Leo fronteggiava al microfono, ed è sicuramente colui che dopo questa fase ha raggiunto i risultati migliori con i Van Pelt prima e con i The Lapse poi. I rintocchi ipnotici della chitarra di Justin Simon su Crossings contribuiscono ad alimentare uno stato di allucinazione che puntualmente svanisce sul crushing-riff del refrain. La mini-suite di Tangled inizia martellante come un pezzo straight-edge per poi trasfigurare in un labirinto inestricabile degno dei migliori Squirrel Bait. La litania malinconica di Bread stride col cantato isterico di Leo, che sembra letteralmente dimenarsi in una camicia di forza nei corridoi glaciali di High tide in Alaska. Gli ultimi due pezzi sono in pratica un anticipo di ciò che da lì a poco sarà Van Pelt: l'arpeggio luminescente di Lower Gi Bleed resta ancora intrappolato in potenti gabbie emo. Il basso lugubre di Runner fa venire un brivido sulla schiena mentre Chris Leo se la ride di gusto....prima che lo sconquasso ed un cambio memorabile di melodia chiudano per sempre la storia brevissima di un gruppo micidiale.
La pubertà è già finita, il mondo è grande.

(Originalmente pubblicato il 03/02/2008)