Provvidenziale e meritorio recupero del grande Tom, risalente al 1986 quando gli venne chiesto di contribuire ad una tape compilation redatta dal performer giapponese Aritomo, comprendente fra gli altri gli Half Japanese, P16.D4, Merzbow e persino i nostri Baroni e Toniutti. Il promotore cassò metà del materiale che Recchion gli propose (non è chiaro in effetti cosa c'entrasse con l'industrial, ma a quei tempi poteva essere molto facile non essere pienamente documentati), ma per fortuna dopo 36 anni possiamo goderci una mezz'ora inedita della sua geniale avant-freak-exotica, concepita e realizzata nel suo miglior momento di forma. In rapida successione quindi scorrono le spastiche progressioni, le minacciose e tetre escursioni nell'ignoto, e soprattutto le irresistibili vignette di cut & paste-lounge, da sempre suo miglior biglietto da visita e anticipatrici di altri pregevoli musicisti che molti anni dopo imbastiranno il loro output con questo spirito surreale ed avventuroso.
lunedì 29 maggio 2023
Tom Recchion – Japanese Cassette (2022-1986)
sabato 21 gennaio 2023
Screams From The List #113 - David Cunningham – Grey Scale (1977)
Di Cunningham principalmente si sa della sua carriera di produttore e di band-leader nei Flying Lizards, una breve avventura nell'electro-art-pop-wave capace di almeno un disco notevole. Prima di tutto questo, però, il compositore irlandese esordì poco più che ventenne con questa prova d'avanguardia surreale e straniante, in cui suona in maggioranza da solo, chitarre, tastiere, violino, percussioni, con qualche contributo esterno. E' una prova che testimoniava già un notevole eclettismo: si passa da litanie semi-demenziali ad arie austere e minacciose, da precarie deambulazioni a minimalismi intenzionalmente falliti, da sketches cabarettistici a suoni acquatici (nel vero senso della parola). Necessita di qualche ascolto per essere capito, ma per l'età dell'autore era un passo piuttosto audace e maturo.
venerdì 2 dicembre 2022
Screams From The List #112 - Henri Chopin – Audiopoems (1971)
A questo non avrei dato neanche un centesimo. Già il titolo non lasciava presagire nulla di buono, Audiopoems, faceva pensare a quei dischi di spoken word che fanno addormentare dopo neanche un minuto. Ed invece. Chopin, ardìto sperimentatore parigino del dopoguerra, più che un poeta un iconoclasta, un impavido manipolatore della parola e del suono. Armato di microfono, registratore e forse qualche effetto (un peccato che non ci sia una lista delle apparecchiature utilizzate, sempre che ce ne siano state!), porta qui in scena un crudissimo recitato, fra il surreale ed il tenebroso, il concretismo ed il teatrale, con punte quasi di power electronics ante-litteram (New Departure). 50 minuti di follia pura, interessante anche se non si conosce il francese, che può incuriosire ed affascinare anche chi ama il Demetrio Stratos solista per la ricerca pura del suono attraverso le corde vocali. Ristampato in Cd-r dall'attentissima Creel Pone nel 2010.
mercoledì 21 settembre 2022
Luciano Cilio – Dell'Universo Assente (2013)
Non bastò una prima ristampa di 500 cd nel 2004 alla Die Schachtel, perchè nel 2013 l'etichetta milanese rilanciò con una doppia edizione, questa volta anche di vinile. Sarà stata la sponsorizzazione di Jim O'Rourke, saranno stati i riscontri internazionali ad ogni latitudine, l'opera unica di Cilio ha continuato ad avere una sua risonanza postuma ed ogni occasione per riascoltarla rappresenta una scusa valida, a maggior ragione se ha recuperato degli inediti / versioni alternative (la causa del cambio di titolo) che riportano a galla anche austerità per solo piano ed un'astrattissimo studio per fiati, oltre a qualche ripresa dei temi portanti di Dialoghi. Diciamo che ci stavano per onore di recupero, ma non aggiungono un granchè di sostanza, come invece hanno poi liberato I Nastri Ritrovati. Il vero focus resta nel programma originale e nei suoi quadri espressionisti, così ancestrali e trasudanti di algida passione. Questi sì, hanno ancora tanto da esprimere.
sabato 11 giugno 2022
Tom Recchion – Soundtracks To A Color: Gold & Black (2004)
Colonna sonora per un installazione artistica patrocinata dalla galleria municipale di Los Angeles nel 2004, incentrata sul contrasto fra i colori nero e oro. TR partecipò con due monoliti alla bisogna di 35 minuti ciascuno, programmati come sottofondo costante. Per la sua natura professionale di art director, immagino che non potessero essere più azzeccati, ma anche presi al di fuori di quel contesto non faticano a trovare un loro significato. Perlomeno, facendo una media fra i due.
Gold, una cascata sgargiante e variopinta di suoni, festa allegorica in classico stile TR, servizievole alla causa ma alla lunga un po' troppo ripetitiva, diciamo concettualmente minimalista. Ben altro discorso con Black, che scodella un ritmo electro-wave su loop darkeggianti, si ferma intorno al quarto d'ora, galleggia su una stasi inquietante, con giri armonici circospetti e suoni concreti. Riparte il suddetto ritmo e si aggiungono stratificazioni alternate fra cui gorgheggi operistici, altri suoni sintetici fino alla sfumatura. Una scultura magistrale, esempio massimalista dell'arte cut & paste del californiano, e probabilmente suo ultimo capolavoro in ordine temporale.
venerdì 8 aprile 2022
Taj Mahal Travellers – Live In Stockholm 1971 (2000)
Chiudo il discorso sui monumentali TMT con il loro album postumo, ovviamente live in museo di Stoccolma nel Luglio del 1971, che necessitò di 30 anni per emergere dal nulla come semi-bootleg in diverse edizioni e ne dovette attendere quasi 40 per una stampa ufficiale in patria. Poco, pochissimo da dire in aggiunta ai laconici commenti sui due colossali album ufficiali; si tratta di un paio d'ore in free-form per il sestetto guidato da Kosugi, il cui unico difetto ascrivibile fu che si tratta forse di una ripresa integrale, al contrario dei suddetti che furono in qualche modo editate e quindi veri e propri best-of di qualcosa che era colossale di suo. Ma è un microscopico appunto. Minimalista la prima ora, intimorente e variegata la seconda. Come sempre, prego rivolgersi alle illuminanti parole di Vlad, non serve altro.
mercoledì 26 gennaio 2022
Screams From The List #104 - Jean-François Pauvros - Gaby Bizien – No Man's Land (1976)
sabato 8 gennaio 2022
Residents – Not Available (1978)
E' sempre molto difficile affrontare un 9/10 di PS senza avere qualche pregiudizio. Nel caso di Not Available, però, mi è venuta in soccorso una piccola serie di ricordi lontani: Rupert e Mixo che ne mandavano in onda delle sezioni per decantarne il genio, la visionarietà e la follia, a più riprese. Anche se il mio preferito resta sempre Eskimo, lo psico-melodramma in 4 parti di Not Available non sembra accusare l'invecchiamento, nemmeno da un punto di vista strettamente tecnico: l'arsenale di tastiere di Hardy Fox, che includeva in dosi massicce il famigerato Eminent e le voci deliranti di Flynn costituiscono l'asse portante del disco, a cui si aggiungevano percussioni scarne, fasi intermittenti di drum-machine e sezioni importanti di sax, nient'altro. E' una messa in scena grottesca, amara e dissacrante che riesce sempre a disorientare, non ha ancora perso la sua forza iconoclastica ed ha delle trovate compositive che suonano tutt'ora geniali.
mercoledì 20 ottobre 2021
Pierre Henry & Michel Colombier – Les Jerks Électroniques De La Messe Pour Le Temps Présent Et Musiques Concrètes Pour Maurice Béjart (1968)
Antologia sistemata un po' così (come spessissimo è capitato ai grandi maestri dell'avanguardia di oltre mezzo secolo fa) del grande PH. Si potrebbe discutere a lungo di questo argomento e delle scelte dei discografici, ma in fondo parliamo ormai di preistoria e lo storcimento di naso alla lettura delle liner notes passa all'ascolto di una prova monumentale di questo maestro anticipatore.
La mini-suite di 10 minuti Messe Pour Le Temps Présent fu scritta a 4 mani con Michel Colombier, autorevole compositore e librarysta del tempo (grossomodo una specie di Piero Umiliani d'oltralpe, a leggerne la bio), ed è una deviazione illuminata dal percorso squisitamente avant, grazie all'apporto di una band di session-men che snocciolano una variopinta sarabanda acid-beat-rock in linea con le sonorizzazioni meno ostiche, su di cui PH sembra divertirsi un mondo a lanciare strali e bubboni di audio generators. Laterale, ma significativo e godibile.
Il maestro riprende pieno possesso della situazione nel restante programma del vinile, con una specie di best of degli anni immediatamente precedenti. Ben poco altro da dire in merito, se non ribadire che le sue composizioni estraevano suoni da una miniera inesauribile di idee, di sviluppi atonali che ancora oggi, a mio avviso, incutono un certo timore reverenziale.
lunedì 4 ottobre 2021
Mnemonists – Some Attributes Of A Living System (1980)
Un anno dopo lo shockante esordio, il collettivo del Colorado eliminava la terminologia Orchestra e sfornava questo secondo, composto da 22 frammenti concatenati fra di loro. E di nuovo, piuttosto arduo trovare delle descrizioni: flusso magmatico senza soste che non lascia spazio all'immaginazione, Some Attributes è un labirinto inestricabile di chitarre dissonanti, fiati starnazzanti, percussioni di ogni tipo, un po' di elettronica antidiluviana, qualche sommesso schizzo di piano. Rigorosamente improvvisato, quasi senza overdubs, è un'esperienza atonale che va affrontata nella sua interezza, senza soste, per poterne apprezzare al meglio il concetto. Sempre che ve ne fosse uno a monte.
mercoledì 11 agosto 2021
Lazyboy – "Unasked" (2013)
Un'altro progetto one-shot di Bruce Anderson e Dale Sophiea, che alla pari del monumentale Grale (un capolavoro che cresce col tempo e con gli ascolti) ha contribuito a ridefinire sempre più in termini avant le vicende dei due grandi reduci MX-80. Unasked è un bignamino di 20 minuti diviso in due parti: i primi 10 un cyber-metal svanito e nebbioso, un cristallino simil-Godflesh ripassato al microscopio. Il beat digitale s'interrompe, le distorsioni smettono di echeggiare e si entra nel tunnel; una densissima foschia ambient ammanta le casse, in un atmosfera a metà fra i giganti tedeschi ed una vecchia passione mai celata, ovvero il Carpenter di Halloween e The Fog.
Un po' citazionista e certamente non ai livelli di Grale, che purtroppo è rimasto isolato come questo. Ma un saggio dei grandi è sempre un saggio, e va recepito.
giovedì 23 luglio 2020
Tom Recchion – Freak Show (1982)
giovedì 25 giugno 2020
Screams From The List #96 - Cupol – Like This For Ages (1980) + B.C. Gilbert / G. Lewis 3R4 (1980) + Ends with the sea (1981)
Fu con questo mini-shock che guadagnarono l'ingresso nella List. In autunno tornarono con l'LP 3R4, ma il monicker Cupol era già stato abbandonato in favore dei semplici nomi personali. L'impatto percussivo è svanito a discapito di un'ambient foschissima, nebbiosa, minimalista.
Nell'aprile 1981 tornano con un 7", Ends with the sea. Torna una vaga forma di struttura armonica, con delle chitarre, un canto vero e proprio, seppur sempre immerso in un contesto alieno.
Per Ivo l'esperimento fu sufficiente e non ci fu proseguimento nella collaborazione; sicuramente le vendite furono scarsine e le parti si salutarono. Nel 1988 la label comunque raggruppò tutti e tre i vinili in un cd antologico a nome 8 Time, che quindi divenne il prodotto più indicato a finire sulla list, perchè sicuramente più reperibile. Preso nel suo complesso, suona quindi piuttosto eterogeneo, ma meno datato di altre sperimentazioni coeve.


















