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martedì 16 agosto 2022

Unrest – Tink Of S.E. (1987)

 

Più o meno nell'ordine di scaletta: un garage-punk epidermico e trascinante, un surf'n'roll a rotta di collo, un anthem emo-indie anticipatorio della saga Kinsella e derivati (soprattutto nel canto), uno strumentale in odore new-wave, una versione rozzissima di 21st Century Schizoid Man, una ballad indolente a base di strumming ostinato, uno strumentale sconclusionato con basso fuzz di reminescenza No Means No, un bizzarro esperimento per percussioni trovate, un'austerissima e dolente acustica con canto marziale in tedesco (?!), e siamo alla traccia n.9. Le restanti 7 riprendono le tematiche precedenti, in ordine sparso, con predilezione preponderante per il lato più indie ma con follie sparse ovunque.

Gli Unrest furono un trio di Washington attivo a cavallo degli anni '90, e Tink Of S.E. fu il loro terzo album. Dire che fossero indecisi sulla linea da seguire è un puro eufemismo, come si può evincere dai contenuti. PS li esalta come fra i più originali interpreti del post-hardcore degli Stati Uniti ed attribuisce loro un ruolo fondamentale nel superamento di quei canoni, ed in effetti a tratti le loro pirotecniche vignette nascondono un genio vulcanico e sarcastico. Non tutto funziona sempre a dovere su questo meltin pot astruso, ma resta un ottimo esempio di caos organizzato ed originale.

domenica 7 novembre 2021

Clinic ‎– Walking With Thee (2001)


Forse il più raffinato e ricercato album dei Dottori, ma non per questo meno irresistibile di altri pregevoli capitoli della loro carriera. La prescrizione la solita, una garanzia: un vintage-pop beffardo ma venato di trovate più arty, come le frequenti incursioni di armonica in lungo ed in largo (che fanno un po' Gang Of Four), le scansioni di vibrafono nell'introduttivo, splendido Harmony, la suadente atmosfera notturna di Mr. Moonlight, il beat elettronico dell'ipnotico Come into our room, e la chiusura pastorale di For The Wars, un walzer in punta di dita che rievoca persino Arthur Lee. Poche ma gratificanti le puntate grintose, come la title-track ed il garage-punk di Pet Eunuch, una scossa adrenalinica posta strategicamente a metà scaletta. Non c'è quasi nulla che non funzioni in Walking With Thee, un gioiellino da bersi come una bevanda fresca in piena estate.

giovedì 6 ottobre 2016

Clinic ‎– Visitations (2006)

In tema degli inglesi Clinic, è quasi inevitabile stilare un parallelo con i Clientele; coetanei di fondazione, esordienti nello stesso anno, dotati di un dna profondissimamente britannico e soprattutto vintagisti in termini di ispirazione. Però entrambi capaci di crearsi un appeal tutto personale e di scrivere piccoli-grandi pezzi.
Se però la band di Macclean ha sempre prediletto atmosfere notturne ed autunnali, i Clinic hanno sempre rappresentato l'estate; sound frizzantissimo, passo sostenuto, flower-garage-power. Uno stile di cui non me ne sarebbe fregato un granchè se non fosse che Visitations è una raccolta di pezzi irresistibili, e poco importa se alla fine si assomigliano abbastanza. Un ponte ideale fra gli anni '60 e il 2000, degnamente arrangiato, con una voce atipica che sembra un ghigno, i riff di chitarra spigolosi, le cornici di farfisa che fanno tanto psichedelia: è un trionfo della semplicità.

sabato 7 settembre 2013

Psychedelic Horseshit - Magic Flowers Droned (2007)

Garage-pop sballato, sgraziato, grezzo, realizzato con voluto senso di demenza; registrazione in pessima fedeltà, chitarre scordate, organini saturi e fuzzati, batteria come fustini di latta, voce beffarda che imita spesso Mark E. Smith.
E una serie di trovate psichedeliche che sono posizionate strategicamente più per choccare che per effettivo allineamento e/o ispirazione, sarà anche a causa del nome del gruppo (geniale nella sua programmaticità).
A parte quest'antifona, ciò che emerge da Magic Flowers droned è una trafila di pezzetti sfatti ma accattivanti, il che aiuta a trovare una linearità di tale guazzabuglio. Al contrario dei Times New Viking, infatti, qui sotto la demotivante scorza lavica si trova un piccolo talento melodico non banale. 
E comunque New wave hippies è memorabile.