giovedì 2 febbraio 2023
Damon Edge – The Wind Is Talking (1985)
domenica 2 gennaio 2022
Oneiroid Psychosis – Forever Is Forgotten (2004)
Duo di fratelli del Wisconsin artefice di un ultra-gotico sfaccettato ed improntato all'europeismo più trasudante. La scuola di riferimento include comunque Lycia e Black Tape For a Blue Girl, per quanto riguarda le fasi più eteree di Forever Is Forgotten, un disco multiforme che passa da puntate quasi doom al synth-dark in un batter d'occhio, da arie neo-classiche a stasi ambientali, da ambientazioni horror a cyber-carpenterismi. Il cuore pulsante del disco sta nel quarto d'ora di Birth And Death, un viaggio mozzafiato guidato dal pianoforte, che non spreca neanche un secondo della propria ispirazione. Nel resto del disco fanno capolino alcune lungaggini che, in caso fossero state mondate, avrebbero reso l'album un piccolo gioiello di neo-dark moderno, ovvero una rarità assoluta.
lunedì 29 giugno 2020
Sisters Of Mercy – Floodland (1987)
domenica 8 dicembre 2019
Christian Death – Catastrophe Ballet (1984)
sabato 1 giugno 2019
And Also The Trees – Virus Meadow (1985)
lunedì 19 novembre 2018
Lycia – A Day In The Stark Corner (1993)
sabato 6 giugno 2015
Cure - Reflections Tour 2011-11-26 Live Beacon Theatre New York
domenica 19 aprile 2015
Aidan Baker – Songs Of Flowers & Skin (2005) + Aidan Baker & Tim Hecker – Fantasma Parastasie (2008)
sabato 4 aprile 2015
Ensemble Economique - Standing Still, Facing Forward (2010) + Melt Into Nothing (2014)
lunedì 11 marzo 2013
Lycia - Ionia (1991)
martedì 12 giugno 2012
Cindytalk - In this world (1988)
E' un doppio, come detto, diviso fra la prima parte (nera pece) e la seconda (estatica). Continuando a sondare gli anfratti e i cunicoli del thrilling industriale, lacerazioni come Circle of shit, Janey's love, The beginning of shadow perseguono chissà quali perdizioni. E' il goticismo fatto ferro, liquefatto in nebbie di zolfo. Di poco sotto al debutto.
Al confronto il secondo disco è un improvvisa ed inattesa redenzione, un lavaggio all'acqua santa, una passeggiata nella superficie dopo esser giunti dagli inferi. Sharp si mette al piano e distilla note contemplative, modeste (immagino non fosse propriamente pianista di formazione), circospette, di tanto in tanto disturbate da un bordone di synth o da un'arrendevole sviolinata.
Nel complesso, quest'ultimo è dispensabile, mentre il primo proseguiva magistralmente rispetto al comunque insuperabile debutto.
martedì 5 giugno 2012
Christian Death - Iconologia (1993)
La prima sorpresa è il roboante impatto di pubblico delirante che si sente fra un pezzo e l'altro, ma si sa, i dark sono sempre stati un popolo molto estremo. La resa in ogni caso è molto cruda, essenziale e quasi frettolosa. Williams è rabbioso oltre misura ed evita pressochè qualsiasi sfumatura che caricava di fascino le sue intrerpretazioni. Il trio appare un po' arrugginito ma tira fuori le unghie, e classici indimenticabili come Mysterium Iniquitatis, Stairs (Uncertain Journey), Figurative Theatre e Cavity 1St Communion si fanno sempre ascoltare con piacere.
Live abbastanza grezzo quindi, che non si fa certo preferire all'originale: un documento curioso solo per gli estimatori.
lunedì 4 luglio 2011
Swans - Children Of God (1987)
Un disco dallo spirito lussurioso e mistico, improntato su scenari ossessivi e magniloquenti, privo di ogni asperità metallica rispetto ai primissimi dischi degli Swans.Gira aveva già rimescolato quelle formazioni che lo avevano affiancato e soprattutto aveva trovato la compagna fautrice di questa rivoluzione nella Jarboe, pianista e cantante espressiva dei malesseri esistenziali. I due si alternano meccanicamente nella scaletta fra le ballad apocalittiche di lei e i freddissimi affreschi gotici di lui, impostato su un registro bassissimo da orco che sembra sempre in procinto di aggredire, sanguinario.
Restano abbastanza defilati gli altri tre componenti, specialmente la sezione ritmica, a cui vengono assegnati colpi sparsi, a cui viene preferito un ambiente oltremodo cupo, galleggiante nella melma più intricata delle visioni gotiche.
Svettano: i gospel macabri di Blood & Honey e 1000 Years, le scansioni tenebrose di Like a Drug, Trust me, il folk straniante di Beautiful child (una versione rivisitata e spiritata di I wanna be your dog, in cui il cane diventa Dio), il complesso al completo nella lugubre danza di Blind Love.
Il disco non vive un momento di sosta, in questo continuo duello fra i due che rispondono colpo su colpo, lava su ghiaccio, emozioni contro cecità.
E' un amore torbido, ma reale.
lunedì 18 ottobre 2010
Have A Nice Life - Voids (2009)
lunedì 19 luglio 2010
Coil - Horse rotorvator (1988)
Quando ci si formalizza sull'esotico, però, vengono fuori le cose più interessanti, come la lussureggiante Ostia (death of Pasolini), ricca di violini e harpsicord, piccolo gioiello di barocchismo mitteleuropeo, doppiato da Who by fire e The first five minutes after death.Ma non si esimevano certo dallo sfoderare le zampate acide di zolfo: le chitarre abbrutite e il ritmo da catena di montaggio di Penetralia, punteggiate da fiati dissacranti. Le grotte robotiche di Ravenous, i cabaret grandguignoliani di Circles of mania e Blood from the air, tese a creare atmosfere surreali e per nulla rassicuranti nonostante un certo appeal melodico che non faticava a galleggiare in superficie.
Lussuriosi e dannati.
martedì 13 luglio 2010
Cindytalk - Camouflage heart (1984)

Orrorifici.
mercoledì 30 giugno 2010
Have A Nice Life - Deathconsciousness (2008)
Altro che il revival della new-wave, che bene o male ha prodotto soltanto un paio di bands valide su mille. Questa operazione compiuta dai Buona Vita americani è uno dei tributi più sani, personali e avvincenti al dark-gothic che bel bello se ne compie 30 anni e ringiovanisce un bel po'.Questo è il disco che un Robert Smith stellare farebbe oggi se avesse 23 anni, la stessa età al tempo di Pornography di cui Deathconsciousness secondo me è degna trasposizione e reincarnazione al giorno d'oggi, con qualche sottile differenza.
La prima è la durata, con questo che è lungo il doppio. Le sonorità, che includono inserti elettronici e drum machine e appaiono comunque meno compresse e più, se vogliamo, "ambientali". Lo spirito, la disperazione e l'alienazione sembrano veramente nascere dallo stesso ceppo, ma l'angoscia opprimente di Pornography qui viene diluita in un pentolone di umori più vario e colorito. Con una specialissima attenzione per le voci, splendidamente arrangiate.
Sembra avere mietuto parecchie vittime, questo mastodonte; indubbiamente chi ha amato le pietre miliari d'Inghilterra primi anni '80 non potrà non subirne il fascino. Barret e Macuga dichiarano influenze svariate, fra black metal e jazz, e stendono un opera indimenticabile. Soltanto citare i pezzi migliori richiede parecchie righe, e i due dischi sono equalmente bilanciati in ogni ingrediente. Bloodhail è una sintesi suprema, posta dopo l'intro ambiental-dronica di A quick one: lugubre col basso, ipnotica col beat glaciale, mesmerica con la chitarra flangerizzata, però di una coralità molto sensibile. Memorabile la desolazione di Hunter, con quei colpi sparsi di rullante effettato nella prima desertica parte; successivamente il pezzo ingrana con aumento di ritmo e synth sinfonici, con la parte vocale che è una vera e propria citazione dello Smith più depresso. I killer si susseguono senza lasciar tregua: Telephony persevera l'esplorazione psichica, con passi e progressioni che ricordano Figurehead. Il chorus estatico è da brividi sottopelle. Who would leave their son out at the sun è un solenne mantra sussurrato in stile Black Tape for a Blue Girl che si dissolve nel sottosuolo.
Il secondo disco continua la meraviglia. Un minaccioso rantolo spaziale è il preludio alla spietata Waiting for black metal records in the mail, per chitarre fragorose, ritmo pestato e splendidi incroci vocali, come se i Nine Inch Nails avessero fatto un pezzo con Smith. Lascia increduli Holy fucking shit, probabilmente il miglior pezzo mai scritto dai Death Cab For Cutie! Una ballad acustica di splendore trasversale per chitarrina, beat da tastierina casio, piano e linea vocale commovente. Nella stessa traccia si sviluppa l'esplosione 40.000, sua contraltare techno-metal che lascia senza respiro. Qualche reminescenza anche dei Joy Division, nell'incessante The future. Passaggi melodici riuscitissimi nel finale grazie al pop camuffato da industrial di I don't love e al pathos parossistico degli undici minuti di Earthmover. Come se lo Smith di Disintegration si fosse ubriacato pesantemente e messo alla guida di un bulldozer.
"Opera" forse non è la parola giusta per definire questa immane produzione, così come non lo è neanche "viaggio" nè "esplorazione". La realtà è che questi due yankee che vengono dal nulla hanno compiuto un piccolo miracolo, credo con pochissimi mezzi e con una grande umiltà. Li aspettiamo al varco con il seguito...
Consiglio a chiunque ami questo disco di metterlo su mentre si fa sesso; è un esperienza totalizzante ed impagabile!
giovedì 17 giugno 2010
Lycia - The Burning Circle And Then Dust (1995)
La miglior risposta possibile dall'America al colosso Disintegration dei Cure, in termini di dark rock atmosferico. Magari potrà sembrare un paragone buttato lì a casaccio, chè i Lycia sicuramente spingevano il piede sullo spettro più ampio possibile di panorami, ma nel quale ritrovo i migliori spiriti anneriti di uno Smith in bagno di estrema umiltà, che resterà testamento olografico. Una sorta di shoegaze gotico che rifugge gli stereotipi più malati ed ossianici del genere, in un tipo di operazione che negli intenti è stata intelligentemente rielaborata l'anno scorso dagli Have a Nice Life, ovvero: noi siamo dark dentro ma lo facciamo come ci pare a noi, senza copiare nessuno.Non occorre essere fan specifici del genere per apprezzare questo doppio monolite di purezza cristallina che fu Burning circle. Sebbene tutti i 16 pezzi si mantengano su minutaggi abbordabili e il formato degli stessi sia legato alla forma canonica, c'è un senso di misticismo tale da non lasciare indifferenti, che si apprezzi o no il lungo e lineare cammino del disco. La voce rantolante appena udibile e la chitarra cosmica del leader VanPortfleet guidano le composizioni in altrettante processioni di malinconia universale, quasi tutte di una bellezza commovente.
Un viaggio davvero suggestivo ed avvolgente.
venerdì 11 giugno 2010
Blessure Grave - Judged By Twelve, Carried By Six (2010)
Dunque, poniamo il caso che vengano ritrovati per miracolo dei demos inediti dei Joy Division realizzati nell'estate del 1979, cioè a mezza via fra i due leggendari pilastri, in alcuni dei quali i 4 abbiano voluto sperimentare l'innesto di una voce femminile ai contro-cori. Tali demos ovviamente sono pezzi scartati da una produzione ultra-prolifica che si pone in un limbo: la batteria è meno frenetica di quella di Morris, il basso è meno incisivo di quello di Hooky ma la chitarra è proprio quella minimale e punteggiata di Sumner e il Curtis della situazione è tale Grave (sicuramente è un soprannome), che in realtà suona tutti gli strumenti coadiuvato dalla compagna Key.
E sorpresa delle sorprese, i 16 pezzi sono quasi tutti bellissimi (devo citare Resting place for two, Echo e Hope for the worst) fedelmente attingenti alla matrice ben nota (ironicamente un Ep precedente si chiamava Unknown blessures), seppur si odano anche reminescenze dei Cure della trilogia, più sul versante Pornography, senza psicodrammi di sorta.Pertanto, trattandosi di replicanti vintagisti, i BG sono riservati agli stretti amanti delle due istituzioni sopra citate. Pur non essendo esaltanti e personalizzati come gli Have A Nice Life, con questo disco dimostrano che si può fare del revivalismo eccellente.
E come chiudeva la review di Bu, devo ammettere che sono "bravi e competenti".
giovedì 20 maggio 2010
And Also the trees - And Also the trees (1983)
Quand'ero un fan inguaribile dei Cure, nella prima adolescenza, leggevo le biografie e vedevo questo nome ricorrente nei primi anni '80, And Also The Trees, i tour insieme, il primo disco prodotto da Tolhurst, l'amicizia, etc...Poi mi sono completamente dimenticato di loro. Qualche anno fa, è stato uno dei primi nomi che ho voluto scoprire con l'avvento del filesharing. E ho fatto la conoscenza di questo buon gruppo, tutt'oggi attivo, che è partito dalla pesante influenza del dark-punk per poi sapersi rinnovare in maniera elegante, sviluppando inusitate sonorità che nulla hanno a che fare col gotico (lounge, blues, jazz), sempre mantenendo viva la loro marcatissima impronta british, e contaminandola con una componente mitteleuropea davvero suggestiva. Intanto però questo debutto eponimo fu un classicissimo caso di post-punk atmosferico; proprio mentre i Cure abbandonavano il genere, gli AATT attaccavano il lato A con quello che sembra uno scarto di Pornography, minaccioso e mesmerico. Il tenore di Huw Jones è lo snodo centrale del sound, con la chitarra minimale di Jones a tessere trame discendenti e flangerizzate. Tutto il disco è permeato di un pathos teatrale e drammatico, le influenze sono molto evidenti e sarà piaciuto ai fans stretti del genere.Nonostante sia un genere invecchiato oltre misura (chiaro che i Cure della trilogia sono esenti da senilità in quanto immortali), trattasi ancora di ascolto gradevole e significativo.
(originalmente pubblicato il 22/03/09)












