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martedì 14 marzo 2023

Paradise Motel – Left Over Life To Kill (1997)

Gradevolissima scoperta per merito di Opium Hum, che ogni tanto tira fuori lavori del passato di estrema nicchia ma davvero interessanti. I Paradise Motel erano un popoloso collettivo australiano (anzi tasmaniano, per la precisione!) attivo nella fine degli anni '90, durante la quale tentarono anche un ambizioso salto di qualità trasferendosi a Londra, finendo invece per sciogliersi. Il loro secondo lavoro Left Over Life To Kill, una specie di antologia che comprendeva pezzi dell'esordio dell'anno precedente, ascoltato oggi appare come un prodotto squisitamente nineties, ma di alta qualità. Esemplare come sempre la definizione sintetica di Dear_Spirit: dark, dreamy rock over glacial noir-Americana. Facevano essenzialmente ballads elettrificate con uno spirito crooner latente (Tindersticks, qualcosa di Nick Cave), umili inserti dream-pop e la particolarità di una cantante dal timbro suadente ma tutt'altro che impeccabile tecnicamente (anzi, spesso stonata ed incerta), caratteristica che rendeva la loro musica di un'umanità quasi commovente, grazie anche ad una manciata di pezzi davvero belli (Bad Light, Dead Skin, Stones su tutti). Molto più che funzionali gli interventi degli archi, ottima la produzione. Se l'avessi ascoltato all'epoca, sarebbe diventato una pietra miliare personale.
 

venerdì 16 giugno 2017

Cocteau Twins ‎– Head Over Heels (1983)

Il secondo album degli scozzesi, un fermo immagine importante per gli sviluppi del dream-pop di cui furono fra i pionieri. Dopo il debutto, il bassista originale lasciò, così la Frazer e Guthrie si ritrovarono a dover far fronte alle promesse degli inizi senza un pezzo importante del loro assetto. Invece di sostituirlo, il chitarrista si caricò tutto sulle spalle e fece centro. Con l'impeccabile Frazer ancora impegnata a dipanare filastrocche e cercare di superare il modello Siouxsie, a cui era tecnicamente superiore, elaborò 10 pezzi che facevano da ponte perfetto fra la dark-wave e gli impasti zuccherosi che avrebbero contraddistinto i loro (scarsi, a mio avviso) dischi successivi. La progressione artistica è un concetto non negoziabile, certo; nelle sue pieghe più gotiche Head Over Heels resta un disco molto significativo della seconda ondata della wave britannica, nonchè apice dei Cocteau Twins.

venerdì 18 novembre 2016

Opal Onyx ‎– Delta Sands (2014)

Replicando il concetto di recupero brillantemente sviluppato dagli Have A Nice Life in passato, gli americani Opal Onyx hanno incarnato lo spirito gotico del passato per vestirlo con nuovi colori. Il motore creativo è composto dalla cantante Nowicky (voce possente e carismatica) e dal cellista Robinson, entrambi impegnati a costruire fitte muraglie di synth ma anche a creare ballads evocative, struggimenti eterei, cattedrali imponenti. Sono diversi i nomi pesanti che vengono in mente all'ascolto di Delta Sands (gli Swans di metà anni '90, Dead Can Dance, Black Tape For A Blue Girl), ma la sapienza ed il magnetismo dei due convince fin dal primo ascolto e regala 40 minuti di autentica magia gotica.

lunedì 24 dicembre 2012

Jack Or Jive - Kenka (1996)

Abbandonate le (pur poche) velleità dark-gothic delle prime prove e rivelatisi al pubblico europeo con il live Kagura, i JOJ pervenivano qui al loro capolavoro, fatto di 14 incantevoli ed abbandonati quadretti per piano e voce.
E a mio parere, tutti di una bellezza e struggimento imponente. Ma occorre sostenere anche che questa è musica che o la si odia o la si ama. Principalmente per la voce di Chako, che potrà ipnotizzare quanto irritare, ma in un certo senso è un po' come fu per i Cranes. I pezzi sono tutti eterei e soffusi, anche se asciutti e privi di qualsiasi fronzolo: musica per levitazioni e melanconie mitteleuropee, per autunni grigi o contemplazioni solenni.

venerdì 12 novembre 2010

Jack Or Jive - Kagura (Live in Kyoto 1994)

Venni introdotto al duo nipponico dal famigerato conduttore di Tedio Domenicale, che annunciando Snow covered landscape proprio da questo disco li bollò come "gruppo giapponese dalla vocalist soave...e anche buona). Gusti estetici a parte, i JOJ sono un entità personale e difficilmente catalogabile, e che ha trovato un maggiore riconoscimento in Europa piuttosto che in terra natale. Questo in virtù di un sentore onirico-gotico che permea le loro elucubrazioni, sempre però filtrato dal dna del sol levante, a creare un mix indefinibile e personalissimo.
La cantante Chako e il tastierista Makoto sono coppia fissa anche nella vita e nel loro sito questo live viene definito fortunato, in quanto non ne era in previsione l'uscita, ma la performance evidentemente fu reputata degna di essere pubblicata. Ed in effetti Kagura è di una bellezza sconvolgente, trasporta in una dimensione sconosciuta fatta di arie brumose post-classicheggianti e ipnosi vocali. Chako, infatti, gorgheggia in un modo mai sentito: il timbro è gentile ma imponente, il feeling generato conta molto di più dell'esecuzione meramente tecnica (e andiamo, non sono stonature, e anche se lo fossero? L'effetto di fondo ne risente? Per me ci guadagna!).
I pezzi sono 4 e durano più di 10 minuti l'uno. Snow covered landscape è un rituale solenne in cui i drones di synth si incrociano con le frasi di organo. Morning dew and the crescent, una passeggiata lunare melanconica dalla gentilezza commovente, ma con un finale tetro di dark-ambient ed esperimenti vocali orrorifici. Sea of flames è un bordone serioso di drammaticità, Woman in black una sospensione metafisica da polo nord.
Tutto ovviamente senza ritmi, tutto galleggia nella foschia; nonostante le ambientazioni siano perlopiù cupe, ritengo che il maggior pregio dei JOJ sia l'eleganza sonora tutta orientale che irradia queste generazioni d'atmosfera.
Magia pura.