Ora che è passato un certo numero di anni, penso che di tutta l'ondata american-noise degli anni zero, gli YS possano essere definiti un nome da podio globale. I loro colossali lavori della maturità, At All Ends e Going Places, stabilirono uno standard difficile da replicare grazie alla cura maniacale del suono ed alle tessiture strutturali, capaci di rasoiare senza pietà ma anche di concedere astrazioni non facili da cogliere al volo. Psychic Secession, il secondo maggiore (ma la loro discografia è una selva inestricabile, in questo non sono stati da meno degli altri), conteneva già in nuce questa tendenza ai chiaro/scuri, anche se tagliata ad una grana molto grossa. Il mastodontico True Union, di 20 minuti, è un'alluncinato space-harsh che rende la vita molto difficile al resto della scaletta, che ne soffre un po' le conseguenze fino all'astrattismo finale di Velocity of the yolk, in cui una straniata voce femminile segnala la sua presenza in uno scenario post-nucleare. A quel punto, il cerchio sembra chiudersi magistralmente.
domenica 15 maggio 2022
Yellow Swans – Psychic Secession (2005)
mercoledì 11 agosto 2021
Lazyboy – "Unasked" (2013)
Un'altro progetto one-shot di Bruce Anderson e Dale Sophiea, che alla pari del monumentale Grale (un capolavoro che cresce col tempo e con gli ascolti) ha contribuito a ridefinire sempre più in termini avant le vicende dei due grandi reduci MX-80. Unasked è un bignamino di 20 minuti diviso in due parti: i primi 10 un cyber-metal svanito e nebbioso, un cristallino simil-Godflesh ripassato al microscopio. Il beat digitale s'interrompe, le distorsioni smettono di echeggiare e si entra nel tunnel; una densissima foschia ambient ammanta le casse, in un atmosfera a metà fra i giganti tedeschi ed una vecchia passione mai celata, ovvero il Carpenter di Halloween e The Fog.
Un po' citazionista e certamente non ai livelli di Grale, che purtroppo è rimasto isolato come questo. Ma un saggio dei grandi è sempre un saggio, e va recepito.
lunedì 18 maggio 2020
Grale – Eternity (2012)
martedì 24 aprile 2018
Yellow Swans – At All Ends (2007)
L'iniziale title-track sfoggia una linea di chitarra epica (e vagamente settantiana) che squarcia il rumore industriale sottostante. Ma è soltanto un preludio abbastanza deviante, perchè da Stretch the sands l'ambientazione si fa fosca, torva, allucinogena; questo è il noise del deserto, delle grandi ambientazioni (con qualche assonanza con i Barn Owl di Ancestral Star) ed anche delle contemplazioni, pur ruvidissime. Eccezionali le ultime due tracce, Mass Mirage, con la chitarra a disegnare orizzonti sterminati, e Endlessly Making... che passa da una specie di atmosfera desolatamente western ad esplosioni da far bruciare gli amplificatori. Un grande Saloman, chitarrista estatico e potente nelle sue scansioni ad effetto. Da manuale.














