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lunedì 6 febbraio 2023

Mako Sica / Hamid Drake Featuring Tatsu Aoki & Thymme Jones – Ourania (2021)


Sempre più similari ad un unità jazz mobile che fa spots e featurings, i Mako Sica affinano le loro escursioni con orgoglio e senso di comunità. Perso il polistrumentista Newell, Drazek & Fuscaldo conservano Drake e per Ourania alzano l'età media con nientemeno che il venerando Thymme Jones (tastiere e tromba) ed il jazzista giapponese Tatsu Aoki (liuto shamisen e contrabbasso). Prende forma così un quintetto sorprendentemente coeso che genera 5 lunghe passeggiate riflettenti, incentrate su una trance misticheggiante sterminata in cui ciascun personaggio sembra fare a gara con gli altri ad apparire più quieto e meno invasivo possibile. Una sfida molto dura sulla carta, ma che sfodera il senso intero dell'operazione: jazz psichedelico lunare, intriso di umiltà e umanità.

martedì 6 settembre 2022

Screams From The List #110 - Malfatti-Wittwer ‎– Thrumblin' (1976)


Trovandomi alla ragguardevole soglia dell'80% di ascolto dell'intera NWW List, mi soffermo su un concetto ormai assodato: in tanti casi, il confine fra genio e fregatura è sottile come un capello. Parlo di quei titoli fra avanguardia e provocazione, perchè evidentemente negli anni '70 c'era una tale libertà di espressione che persino musicisti istruiti, di alto livello, si prendevano il lusso di registrare cose ai limiti dell'ascoltabile. E ritorna l'annoso dilemma, ovvero: è più geniale un disco di puro rumore come Metal Machine Music o questo tremebondo Thrumblin' oppure i titoli della list peggiori in assoluto a mio avviso, tipo Orchid Spangiafora, Grand Magic Circus, Albrecht, Weiner, Ya Ho Wa 13, Woorden?

Il trombonista tirolese Radu Malfatti e il chita(terro)rrista elvetico Stephan Wittwer, musicisti di estrazione free-jazz e avanguardistica, sono responsabili di quello che concettualmente è uno dei dischi più cattivi che abbia mai ascoltato, e che non è mai stato ristampato fisicamente. Un tre/quarti d'ora di pura impro che più radicale non si può, con Wittwer brutale violentatore, nevrastenico, spesso in feedback, ed un Malfatti dai polmoni d'acciaio, esagitato, che esplora qualsiasi possibilità sonora per uno strumento che sembrerebbe limitato ma in realtà a tratti riesce persino a far sembrare un trapano (!).

E' chiaro che siamo sempre di fronte a provocazioni belle e buone, ma non si può non cogliere la concettualità delle pause, delle deflagrazioni, delle strutture aleatorie ma dotate di costrutto di un oggetto che non è facile identificare. A meno che non si intenda troncare brutalmente la questione come ha fatto Vlad: Avete presente: "Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi"? Questo è il contrario...

 


martedì 3 maggio 2022

Kafka's Ibiki – Okite (2014)


Un'anno dopo il debutto, il trio di Ishibashi (piano), Yamamoto (batteria) e O'Rourke (elettronica) replicava con un'altra improvvisazione, questa volta in un unico flusso organico di 38 minuti. Le fonti di ispirazione restano indubbiamente le maratone dei Necks, con O'Rourke a svolgere la mansione di eccellente effettista (presumo in maggior parte con la chitarra, un po' alla Ambarchi) a ravvivare un panorama che gli altri due portano avanti con ostinazione, la Ishibashi con cascate minimali e Yamamoto con patterns sottotraccia molto insistenti. La svolta al minuto 23, quando la suite sembra essere giunta al termine e dopo qualche minuto di stasi ambientale rinasce come una fenice sotto forma di tempesta magnetica space-free-rock, con Yamamoto sugli scudi. Notevole.

mercoledì 11 settembre 2019

Mako Sica & Hamid Drake ‎– Ronda (2018)

Una pausa di un lustro, l'avvicendamento del batterista Kendrick con l'eclettico polistrumentista Chaetan Newell, ed i Mako Sica sono tornati con 3 album in 3 anni, segnando il cambio di stile importante verso un fine cesello jazz-psichedelico, certo non modernissimo ma denso di una personalità sempre più strabordante.
Per l'unità di Drazek & Fuscaldo pertanto è un manifesto espressivo questo Ronda, vista l'estemporanea inclusione di Hamid Drake, ultrasessantenne batterista chicagoano che in area modern-jazz ha un curriculum sterminato e presta in queste 5 tracce un drumming raffinatissimo, mai invadente e perfettamente calato nella realtà onirica dei Mako. La sua presenza libera Newell di passare fra piano, cello, contrabbasso e flauto senza fare una piega. Drazek non ha ancora rinnegato il suo stile chitarristico, l'ha semplicemente affinato e portato alla volta celeste, ed incrementa l'utilizzo della sua malinconica tromba.
E' purissima impro con tutti i suoi limiti, non ci sono novità in tal senso e forse i Mako non sarebbero neanche in grado di mettersi lì ed organizzarsi. Basta prendersi un'ora, farsi trasportare verso questo mondo ultraterreno e scordarsi di tutto il resto e la realtà.

giovedì 30 marzo 2017

Æthenor ‎– En Form For Blå (2011)

Musiche composte automaticamente, recita (con un po' di vanità, diciamocelo) il booklet del quarto album degli Æthenor. Come verificai in sede live qualche anno fa, il corso profondamente cambiato al contempo del rimescolamento della line-up ha visto creare una forma di suono nuova, inusitata ed all'altezza dei personaggi. Per l'ormai ex-progetto collaterale di dark-hypnotic-ambient, O'Malley e O'Sullivan hanno acquistato Rygg (manipolatore elettronico, anch'egli in forza agli Ulver) ed il veterano batterista inglese Noble (un passato remoto nel funk-wave bianco ed una carriera stabile nell'avant-jazz); fatta base in Norvegia, i quattro fanno sfracelli e coniano questo suono sgusciante ed astratto, cerebrale ma anche fisico, soprattutto grazie a Noble. Il live-report sopra citato vale come sintesi di uno stile pressochè indefinibile, probabile frutto di improvvisazioni neanche tanto concordate. Musiche che rapiscono, automaticamente.

sabato 4 febbraio 2017

Zeitkratzer + Keiji Haino ‎– Live At Jahrhunderthalle Bochum (2014)

Questa è la strada giusta per KH, una volta superati i 60 anni, una volta disidratatasi quasi completamente la sua vena creativa: affidarsi ad altri nel compito esclusivo di supportare musicalmente le sue performances vocali. Se poi si tratta di materiali parecchio infiammabili, tanto meglio.
La collaborazione con i Zeitkratzer, ensemble tedesco d'avanguardia la cui espressione ho letto esser definita chamber-noise (!), conta 3 dischi in 8 anni e sembra una delle più incompromissorie della sua intera carriera, al punto che si potrebbe quasi definire la sua naturale propaggine (se vogliamo, anche colta).
Questo live, che ad un orecchio superficiale come il mio si direbbe improvvisato, vede KH intento a dipanare il suo intero spettro vocale coeso in un contesto a dir poco orrorifico, in cui i 10 elementi diretti dal band leader Reinhold Friedl passano da creazioni astratte (Ghosts, Roses) a serrate percussive ai limiti dell'industriale (Smashine, Wet Edge), con i fiati impazziti in grande evidenza. Questa è l'orchestra giusta per KH, ovvero quella che srotola al meglio le partiture dell'assurdo, la violenza psicotica e la follia allucinata più adatte al Nostro, ancor di più oggi, nella presunta età della pensione.

mercoledì 14 settembre 2016

Kafka’s Ibiki ‎– Kafka's Ibiki (2013)

Dal grande amore di Jim O'Rourke per la Eiko Ishibashi, ecco una conseguenza: questo trio completato da un batterista nipponico (di cui non conosco i gruppi di appartenenza), che mette su nastro le probabili, numerose improvvisazioni che hanno caratterizzato la conoscenza fra l'americano e la cantautrice.
Due brani, lunghi 15 e 22 minuti cadauno, la cui struttura e costruzione non può non ricordare la scomodissima ombra dei Necks. Frasi minimali di piano che crescono in intensità fino a diventare effluvii torrenziali di note, batteria che prima spiattella atmosfericamente e pian piano partecipa alla suite ma sempre un po' per conto suo, al posto del basso c'è O'Rourke che si alterna fra chitarra trattata ed elettronica. Il confronto di talento non si pone neanche, però funziona a livello impressionistico. Decisamente vanitoso, nulla di epocale e che non aggiungerà nè toglierà ai profili dei due personaggi principali. In ogni caso, un bel disco e piuttosto difficilmente catalogabile in un genere preciso.

domenica 22 novembre 2015

Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza ‎– Eroina + Niente (1971)

Quasi nessuna parola in aggiunta a quanto riportato da Vlad per quanto riguarda Niente nè per quanto riguarda la storia generica del Gruppo, col celebrato The feed-back in primo piano.
Entrambi i dischi ivi trattati furono registrati nell'autunno del 1971 e stampati nel 2010/11 dalla gloriosa Cometa Edizioni Musicali. Non è dato di sapere se furono pubblicati all'epoca, quindi l'utilizzo library del materiale è più che un sospetto fondato. Niente è un trattato di fisica astratta; impossibile non notare la somiglianza della batteria di Restuccia con quanto Liebezeit compiva con i Can, ma si tratta di contemporaneità ed è quasi stupefacente. Eroina è un deliquio di sballi rovinosi e tortuosi, degna colonna sonora di menti geniali al servizio della causa descrittiva. Forse qualcuno di loro aveva avuto esperienze con la sostanza e l'aveva filtrata attraverso la messa in disordine musicale?
Avanti, ancora oggi.

domenica 25 gennaio 2015

Keiji Haino, Jim O'Rourke, Oren Ambarchi ‎– Imikuzushi (2012)

So che è brutto da dire, ma negli ultimi 10 anni alcuni dei tanti, troppi dischi da solo di Keiji Haino sono stati così deludenti da sfiorare l'auto-parodia della leggenda che incarna.
Fattosta che invece ogni qualvolta decide di contornarsi di compagni meno (Fushitsusha) o più nuovi (nella fattispecie di Ambarchi e O'Rourke, non propriamente dei gregari), riesce sempre a compiere le acrobazie che ci piace più ascoltare da parte sua. Il super-trio ha già realizzato 4 dischi in 4 anni e sono tutti  altamente consigliati.
Questo è un live registrato a Tokyo nel 2011 e giustifica la sua riuscita in un importante gioco delle parti: se come immagino non dev'esser facile supportare Haino, gli altri due si mettono semplicemente al suo servizio e così facendo diventano altrettanto protagonisti. L'australiano, che in gioventù si formò come batterista jazz e l'americano, in passato bassista per i Sonic Youth, formano un supporto ideale per le solite tortuose iperboli dell'eterno. E' un avant-rock cubista e spinosissimo quello che viene spiattellato senza remore al pubblico, che per quanto improvvisato trova sempre la sua dimensione senza mai perdere un obiettivo focale. Fra folate di rumore bianco, pause di quiete allucinata e torture giapponesi, sono 4 lunghe cavalcate di terrore e perdizione.

martedì 13 gennaio 2015

O-Type - Medication (2001) + Lugubrious (2002)

Sulla scia del rivelatore Strict, gli O-Type hanno proseguito un'intensa attività nei primi anni zero. Al fianco degli inseparabili Anderson e Sophiea, il contributo sparso dei due batteristi storici degli MX e in Medication di un altro chitarrista, Hrabetin.
Fra questi due lavori, editi dalla sempre ottima Family Vineyard, non c'è una grossa differenza a livello concettuale: sono fatti di ambientazioni fosche, presagi apocalittici, atonalità, scompigli sulfurei. I ritmi entrano raramente in gioco, le pochissime parvenze di melodia le fornisce di tanto in tanto Anderson quando si ferma a riflettere. Il sospetto che sia impro pura è molto forte e fondato.
Un suono illogico, privo di fondamento, che galleggia incostante e nomade. Per pochi intimi, pertanto, e neppure per chi ha amato gli MX-80; lasciarsi abbandonare a queste sculture non è cosa facile, ma chi ha le orecchie ben ricettive ha da goderne.