Chiamati a confermare un successo sempre più ampio col loro quinto album, i Primus riuscirono a tenere la barra dritta e chiusero il loro glorioso ciclo iniziale. Tales fu l'ultimo disco col trio originale, a seguito del quale il batterista Alexander se ne andrà, e per forza di cose da lì in poi non saranno mai più le stesse. Il tour a seguito li portò in tour anche da noi e nell'autunno di quell'anno assistetti ad uno dei primissimi concerti della mia vita, di sicuro il primo grande concerto serio. Non ne ho un ricordo molto nitido, complice la lontananza dal palco. Però so che il mio apprezzamento nei confronti dei Primus col passare degli anni è cresciuto, e Tales non fa eccezione. Un lavoro composito, ricco di sfumature, complesso e giocoso, scuro e virtuoso, con le acrobazie e le pirotecnie sempre una goduria per stimolare chi ama la tecnica applicata agli strumenti. Ed il gusto per l'avanguardia, per il nonsense, per il paradosso, per il Capitano, per i Residents, per il teatro dell'assurdo, per la possenza di un suono tremebondo che non perde mai il proprio impatto. Eterni.
giovedì 5 gennaio 2023
Primus – Tales From The Punchbowl (1995)
venerdì 22 aprile 2022
Hella – There's No 666 In Outer Space (2007)
Con il loro folle zenit, il doppio Church Gone Wild / Chirpin Hard, Hill e Seim raggiunsero un punto di non ritorno, questo è un dato di fatto. Non soltanto portarono il suono e le strutture ai massimi livelli di inafferrabilità, ma dividendosi in comparti solisti stagni forse capirono che tornare allo stadio precedente non avrebbe portato un granchè di risultati. Così fecero una scelta coraggiosa, ingaggiando un cantante, un chitarrista ed un bassista con cui diedero un seguito al capolavoro. Coraggiosa, paradossalmente, perchè il suono pieno di un quintetto ben coeso e tecnicamente di alto livello li costrinse ad una normalizzazione dell'output. Ma c'è standard e standard, così There's No 666 si rivelò come un assortimento entusiasmante di math-pop-core, con il drumming esagitato di Hill ed il chitarrismo schizofrenico di Seim sempre in prima linea, un cantante dotato (a tratti curiosamente somigliante a Les Claypool) ed 11 spassosi pezzi di macelleria alternativa.
lunedì 10 gennaio 2022
Aburadako - 2004 (Tunnel)
Tre decenni di Aburadako: il punk e l'art-hardcore degli anni '80, il sofisticato math-rock degli anni '90, ed infine il paradossale decennio Zero, con soltanto due dischi di cui questo Tunnel del 2004, con ogni probabilità il più cervellotico della loro discografia, definito infatti dall'ottimo Federico Savini un tributo (più o meno volontario) a Lick My Decals Off Baby del Capitano ed alla sua estrema complessità, alle sue partiture impossibili ed alle sue digressioni vagamente blueseggianti, di quel blues che tal vien richiamato soltanto per similitudini beffarde che per le strutture.
Hasegawa, per conto suo, non fa nulla per evitare il confronto. Il suo metodo compositivo sembra proprio quello di DVV. Non è più l'urlatore alla carta vetrata del passato, ma l'effetto della sua verbosità non è meno caustico: sono le capacità del super-trio alle sue spalle ad impressionare persino più che in passato, col chitarrista Masato esclusivamente su toni puliti.
Nella cartella c'è un bonus di 24 minuti, che potrebbe essere il disco del Fiume, ovvero la pubblicazione del 2002, (come sempre, impossibile ricavare qualsiasi informazione) un unico pezzo piuttosto strano per i loro standard, lineare e vagamente psichedelico, con dei passaggi quasi slintiani. Forse un esperimento per disorientare il proprio pubblico, posto dopo Tunnel ha un effetto quasi rilassante.
mercoledì 23 ottobre 2019
A Minor Forest – Inindependence (1998)
martedì 17 settembre 2019
Don Caballero – Five Pairs Of Crazy Pants. Wear 'Em: Early Caballero / Look At Them Ellie Mae Wrists Go!: Live Early Caballero (2014)
venerdì 30 agosto 2019
Colossamite – All Lingo's Clamor (1997)
mercoledì 24 aprile 2019
Sedia – The Even Times (2006)
mercoledì 16 gennaio 2019
Don Caballero – American Don (2000)
mercoledì 10 ottobre 2018
Yowie – Synchromysticism (2017)
giovedì 12 aprile 2018
Kukan Gendai - Live@UrBANGUILD_20110923 (2011)
martedì 10 aprile 2018
Bitch Magnet – Ben Hur (1990)
martedì 13 marzo 2018
Laddio Bolocko – Strange Warmings Of Laddio Bolocko (1997)
giovedì 4 gennaio 2018
Venezia - Venezia (2007)
venerdì 28 luglio 2017
Massacre – Funny Valentine (1998)
giovedì 20 luglio 2017
Elevate - Singles & EPs 1993-1997
Magic Spill, il 10" di esordio del 1993, vedeva un gruppo ancora incerto sul da farsi, sia sul materiale (poco dinamico e troppo debitore dall'oltreoceano) che sul suono (impastato e rallentato). Poco male, ci pensò RPS a crederci e a consegnare loro il primo 7" della FSR, con l'ultrainfiammabile e morbosa Judas. Sul retro l'ossessione fangosa di Red (ricordo una recensione entusiastica di Badino su Rockerilla!). Sempre nel 1994 un altro 7" split coi cugini Ligament; gli Elevate spiattellano una versione di 2 days out of 5, che comparirà dopo due anni su The Architect, però registrata meglio. Nel 1995 è la volta di Two stray insight, saltellante e tutto sommato accessibile, sul retro la dirompente Splintered Spine già comparsa su Bronzee.
Infine, nel 1997 la fine con uno strano EP, Interior, che in teoria doveva essere il biglietto da visita per gli USA ma invece si rivelò essere il canto del cigno, vista anche la scomparsa della label coinvolta. Vi comparivano due highlights da The Architect, un'estratto da Bronzee e tre inediti, due dei quali contrassegnati da un'interessantissima deriva slow-core. Invece capolinea fu: Miles ed Elkington collaboreranno con RPS nei primi Sophia e May Queens, e solo il secondo continua tutt'oggi a suonare con vecchie glorie dell'alternative americano come Brokeback, Eleventh Dream Day e Freakwater.
domenica 2 luglio 2017
USA Is A Monster – Lost And Found (2012)
mercoledì 14 giugno 2017
Hella – Church Gone Wild / Chirpin Hard (2005)
Uno spasso totale.



















