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giovedì 6 maggio 2010

Wall Of Voodoo - Dark Continent (1981)

Wave-Western trattato e sintetizzato per i losangelini, un'idea veramente originale ai tempi d'oro dell'ondata. Un sound trattato con drum-machines, tastiere analogiche di ogni tipo, la chitarra country'n'blues elettrificata di Moreland e soprattutto la voce di Ridgway, che a sentirla mi immagino proprio lui con soprabito, cappello a falde larghe, stivali con gli speroni, a cavallo per il deserto, con un armonica in tasca.
I WOV sembravano quasi giocare con le loro canzoni, con quest'ibrido dagli alti rischi. Le atmosfere vagavano fra il divertito e il semi-drammatico, fra il teatrale e il cinematico. Un po' come i Devo ma in versione leggermente più seria.
Forse con una batteria umana il risultato sarebbe stato più concreto; la cosa che è forse è invecchiata peggio in Dark Continent è proprio la produzione, eccessivamente meccanizzata nel contesto generale, che peraltro conteneva una buona media di composizione.
Un buon disco, nulla di sconvolgente rispetto ad altre produzioni contemporanee.

(originalmente pubblicato il 01/12/08)

martedì 27 aprile 2010

Red Red Meat - There's a star above the manger tonight (1997)

Un disco ad alto tasso di sperimentazione che portò i RRM allo scioglimento, con conseguenti diramazioni successive (Califone, Loftus, Orso). Ovvero come decostruire il blues nel 1997 e immergerlo in una marea di effetti elettronici, battiti sintetici e così via. There's a star... è di difficile digeribilità e richiede molta attenzione, lo si capisce fin dall'iniziale Sulfur: le voci sono sotto la soglia dell'udito, le chitarre sfornano sporchi riffs blueseggianti, i sintetizzatori punteggiano lo sfondo, le ritmiche svogliate e metronomiche. La frizzante Chinese balls stabilisce un parallelo con i Grifters, se non altro per lo straccio di melodia che la caratterizza. In All tied però si sprofonda in un baratro sballato e senza fondo, in cui tutto è strascicato e senza capo nè coda. Paul pachal è una danza tribale, la title-track un gradevole folk-country, Bury me uno stomp sfigurato da slide taglientissime. Mecanix mixa alla rinfusa piano honky tonk, battiti sparsi e rimbombi sordi di synth. La finale Just like an egg ha rischiato seriamente di farmi saltare le casse dello stereo, dopo oltre un quarto d'ora di divagazioni infinite, col suo esplodere di feedback alla Metal Machine Music.
Per orecchie navigate, esperte ed aperte (ma non troppo!).

(originalmente pubblicato il 11/06/08)