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domenica 30 gennaio 2022

M.B. ‎– Carcinosi (1983)


Ogni qualvolta decido di ascoltare un MB d'annata, vado a rileggermi le varie bios a lui dedicate e provo un po' d'invidia per chi ha avuto la costanza e la dedizione di passarsi in rassegna tutta la sua produzione. La probabilità è che, alla luce anche delle parole forbite e dei profondi concetti espressi nelle interviste, la statura dell'artista sia realmente quella che gli si accredita. Io sono soltanto al terzo titolo, dopo I.B.M. e Armaghedon, e Carcinosi non sfugge alla regola, sotto tutti i punti di vista: due monoliti di 23 minuti tagliati con le forbici, due Decomposizioni Per Organismi Bionici E Mutazioni Concrete. Il contenuto è il solito ma è sempre differente: due allucinazioni sonore di una potenza devastante, che tramortiscono e costringono alla massima attenzione per coglierne lo sviluppo magmatico, sempre nascosto fra le pieghe delle oscillazioni.

venerdì 4 novembre 2016

Screams From The List 52 - Pôle – Kotrill (1975)

Proto-industrial di grande influenza su NWW, ad opera di un trio francese di oscure provenienza e destinazione. Destino peraltro comune a svariati protagonisti della List, quella di essere stati incondizionatamente fuori, di non fare nessun compromesso e finire relegati in una nicchia appannaggio di pochi estimatori.
In Kotrill soltanto 3 tracce: la title-track è un capolavoro sperimentale di 17 minuti: frustate di loops, nebulose di oscillatori e synth, recitato demente, percussivismo metronomico e fuorviante, tempeste industriali pre-TG, sirene spaziali inaudite, tribalismo martellante. Osiris, soltanto 3 minuti di audio-generator e gong, inquietante ed opprimente. Villin-Gen è, sottoscrivo quanto ho già letto da qualche parte, la risposta in cristallizzazione e lo-fi delle stasi oniriche dei Neu!; 21 minuti di quiete ronzante per synth e oscillatori, di sciabordii acquei, di singulti alieni.
Al primo ascolto sembra di captare un po' di naivetè, ma già al secondo si capisce che i tre folli facevano sul serio e Kotrill fa ancora sensazione, nonostante dimostri tutti i suoi 40 anni.

lunedì 22 febbraio 2016

Pharmakon ‎– Abandon (2013)

Giovane performer newyorkese di nome Margaret Chardiet, in forza alla Sacred Bones, l'etichetta che ha portato alla visibilità Zola Jesus (e che fra tanti altri ha pubblicato Lost Themes di John Carpenter, uno dei miei preferiti del 2015). Ciò che realizza Pharmakon sembra la versione all'inferno della Danilova, oppure dei Throbbing Gristle con una Diamanda Galas appiattita dalla ferocia e priva di inflessioni teatrali.
Voce filtrata, synth ronzanti, percussioni, clangori ed efferatezze assortite. Non è particolarmente nulla di nuovo ma ciò che colpisce è la personalità che emerge da questi incubi, questi mantra industriali su cui la Chardiet vomita chissà quali fantasmi interiori. Colpito da questo espressionismo, Michael Gira l'ha voluta di supporto ai concerti degli Swans; osservando qualche video delle sue performance, trovo però che sul palco la potenza espressa su Abandon venga dispersa in buona parte. Quindi, meglio abbandonarsi a queste apocalissi dalle casse dello stereo: la Chardiet potrebbe realizzare qualcosa di importante, in futuro.

venerdì 14 febbraio 2014

Throbbing Gristle - 20 Jazz Funk Greats (1979)

Quanta sardonica ironia c'era nelle azioni dei TG, al di là dell'intenzione generica di shockare; titolo e cover di questo loro terzo album non facevano altro che rassicurare l'utente medio, ignaro degli incubi e degli stordimenti celati fra i solchi.
In realtà effettivamente si trattava di roba meno cruenta dei precedenti, con l'attenzione volta alla subliminalità e al graffio beffardo, però assestato di striscio, non allo stomaco. La title-track, in apertura, è un piccolo capolavoro di astrattismo pseudo-dub; il ritmo spezzato sintetico, le svisatine di synth, le trombe in dissonanza. Il disco si snoda attraverso diversi stili; i TG iniziavano ad avere maggior esperienza dei loro mezzi e da non musicisti erano diventati seviziatori consapevoli, cinici nelle tracce che facevano sfoggio di una musicalità: gli incubi library di Tanith ed Exotica, il brancolamento di Persuasion, il german-style di Walkabout (per tacere di quello applicato alla disco Hot on the heels of love, trash oltre misura). Il top però sta nel dark-ambient orrorifico di Beachy head, negli stantuffi meccanici di Still walking e Convincing people, nell'ossessiva marcia di What a day e nello psico-dramma chitarristico di Six six sixties, beffardamente tagliato dopo appena 2 minuti.
Nella ristampa in cd sono saggiamente annesse due versioni live di Discipline, a ripristinare il caos primordiale su di cui avevano fondato il loro malefico, formidabile piano di lavoro.

martedì 28 gennaio 2014

Tasaday – Implosione Tra Le Pieghe Dell'Anima (1984)

Fra le realtà sperimentali italiane degli anni '80 vanno annoverati senz'altro i brianzoli Tasaday, nati dalla fusione di due gruppi che erano soliti incrociare carbonari palchi. Ne venne fuori un post-punk scuro, tribale, aggressivo e con connotazioni rumoristico-industriali.
E date le voci declamanti a sostituire il canto, mettevano in scena una specie di teatro dell'orrore declinato in salsa etnica al calor bianco, con le coloriture del funk più bianco. Questo live è stato ristampato nel 2010 ed assembla registrazioni del periodo immediatamente precedente al rilascio del loro primo album, anch'esso del 1984. Non stupisce che Tasaday sia rimasto un nome di culto per pochissimi: le cavalcate furiose a base di percussioni, basso minimale, sax starnazzante e urla belluine all'epoca dovevano fare un po' impressione (notevoli Niente di umano e No kill), ed ancor di più le muraglie di elettronica sibilante al napalm. Un doppio aspetto che non li ha aiutati ad emergere nè in un senso nè nell'altro.

lunedì 6 gennaio 2014

Super Minerals - The Hoax (2011)

Ad oggi ultima manifestazione di attività per SM, The Hoax è una cassetta che segna un drastico cambio di rotta per il duo: Giacchi ripone del tutto la chitarra (perlomeno quella suonata nel senso classico del termine) e si dà il via ad una fornace impazzita di suoni elettro-acustici, concreti e quanto mai ostici. French ha avuto la meglio sul da farsi? Sembra proprio di sì.
In più di un frangente sembra di trovarsi nel bel mezzo di una tempesta artigianal-industriale tipica di ciò che facevano i primi Cranioclast, con l'aggiunta di un'inesauribile produttività di suoni che rimandano ai pionieri storici dell'elettronica di un mezzo secolo fa. La svolta è doppiamente sconvolgente: prima il suono dei due era nebuloso, votato all'abbandono sensoriale e corporale, mentre ora è energico e titanico; le spirali sguscianti e brulicanti di suoni ispidi sembrano perfettamente raffigurate nella cover, non più espansive dell'anima ma astratte e sfuggenti.
Ovviamente è sempre una questione di gusti, ed Hoax se non altro ha sorpreso.

giovedì 14 novembre 2013

Sigillum S - Helix Parasites (1992)

I masters italiani indiscussi dell'esoterismo con quello che forse è stato il loro album più rappresentativo, meno ostico del predecessore Dispersion che invece era senza compromessi e forse superiore. In Helix Parasites prevale l'aspetto ritualistico, c'è meno industrializzazione e persino qualche virata psico-teatrale (la lunghissima End of Continuum, scandita dal piano, immersa in una desolazione infinita, un gioiello). Quindi, un classico a tutti gli effetti che sigillava la fruttuosa partnership fra il visionario Bernocchi ed il concreto Bandera.
11 pezzi, frammentati fra di loro da altrettanti brevi sketch del paradosso, con il comune denominatore dell'ossessività costante ma senza mai pestare a fondo: una vittoria del carisma e dell'elettronica umanoide, quasi imperiosa.

martedì 17 settembre 2013

Raime - Quarter Turns Over A Living Line (2012)

Elettro-acustica oscura ed inquietante per il debutto sulla lunga distanza del duo londinese, che trova una via abbastanza originale all'industrial più meditato degli anni '80 e alla dark-ambient sfuggendo entrambe le catalogazioni con una abilità non indifferente. Isolazionismo, si sarebbe detto più di un decennio fa, ma vivo e pulsante anche  per via delle sorde percussioni che ammantano un po' tutto il disco.
Davvero degne di attenzione tracce come The last foundry e The drimming of road and rights, che esemplificano perfettamente il Raime-sound: battito indefesso ed irregolare, glitches sparsi, synth profondissimi e qualche sample in sottofondo. Nulla di copernicano, certo, ma che catalizza l'ascolto quanto basta. Magari, in un prossimo disco, un po' più di dinamismo sarebbe augurabile.

martedì 18 giugno 2013

Old - Formula (1995)

Alle origini, Plotkin e Dubin erano in questo progetto che prima sperimentava con gli stereotipi del death-metal, ma poi progressivamente si spostò sempre più fuori da quei confini fino ad uscirne completamente con questo Formula, ultimo disco prima dello scioglimento.
Erano un'anomalia in casa Earache, specialmente in quel primo lustro dei '90 in cui il grind-death conobbe la sua epoca di gloria commerciale. In un altro periodo probabilmente non gli avrebbero fatto neanche il contratto, ma lo spessore artistico era già prominente. Resta il fatto che Formula è stato il disco meno venduto di sempre della scuderia.
Siamo in una terra di nessuno: alcuni pezzi sembrano residuati di new-wave atmosferica dai toni epici, anche se il tratteggio va a parare spesso su aree quasi industriali. Le chitarre di Plotkin sono acide ed ossessive, la voce di Dubin è relegata in un angolo angusto e quasi sempre elaborata al vocoder. Avevano perso la sezione ritmica e si arrangiavano con una batteria elettronica, forse l'unico vero punto debole dell'impianto. Ma nel complesso le idee erano originali.

martedì 12 marzo 2013

M.B. (Maurizio Bianchi) - I.B.M. (1980)

Pubblicazione fra le meno ricordate nel mucchio selvaggio dei primi anni di terrorismo del Bianchi. Fu infatti una C60 equalmente divisa in due lati dell'esatta durata di mezz'ora, il che mi ispira grande simpatia perchè possiede la stessa concettualità delle cassette casalinghe che facevo anch'io 20 anni fa (e vien da pensare come sarebbe stato trovarsi ora con le potenzialità dei mezzi computeristici che allora non c'erano), ovvero l'output finisce quando lo stop scatta automaticamente.....
Bando alle ciance, IBM è stato disotterrato l'anno scorso grazie ad una ristampa in cd-r da parte della label Finalmuzik, ed è un flusso di bordate elettro-rumoristiche che, a mio parere, è invecchiato molto bene. Come nella miglior tradizione industrial, lo spirito non è brado e gratuitamente violento, bensì esprime qualcosa di più sottile e profondo che lascia massima soggettività di interpretazione. Nel lato A, ad esempio, passata la burrasca magnetica dei primi 20 minuti, si entra in una fase di minor intensità, fatta di lineari disturbi dronici per poi passare al delirio di scansione del tempo, con una gelida voce femminile che ripete meccanicamente l'ora per tre minuti.
Più movimentato il lato B, un'orchestra di oscillatori e spirali bulbose di noise agile che sfuma lentamente fino a, per l'appunto, quando il nastro marrone lascia lo spazio a quei pochi centimetri di nastro bianco. Stop.