Visualizzazione post con etichetta Contemporary. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Contemporary. Mostra tutti i post

domenica 6 maggio 2018

Morton Feldman - Kronos Quartet With Aki Takahashi ‎– Piano And String Quartet (1985-1993)

Un tuffetto nella contemporanea ci sta; ogni tanto mi inoltro in queste aree grigie senza tanta cognizione di causa, ricavandone piaceri e delusioni. La prima volta che ho ascoltato Feldman era For Bunita Marcos, e l'ho trovata noiosa, autoreferenziale e piatta. Questa è la seconda e fa centro pieno, c'è poco da fare. A forza di leggere entusiasmi sul corpulento compositore, non ho potuto desistere con un solo tentativo.
Piano And String Quartet è una composizione di quasi 80 minuti, elaborata due anni prima della morte del newyorkese; la rendition qui esaminata fu registrata in California nel 1991 dal veterano Kronos Quartet + la pianista giapponese Takahashi, una performer stimatissima dallo stesso Feldman. La struttura iniziale sembra rigorosa e minimale: tema principale, sgocciolio di 6 note di piano, risposta di archi in bordone compatto. Piano che snocciola brevi fraseggi astratti, archi che svisano mesti e compassati. Col passare dei minuti lo scenario si allarga, le parti lasciano più spazio alle altre, raramente si sovrappongono, gli archi prendono il sopravvento, come svolazzi impressionistici, il mood si fa più drammatico.
Al minuto 79 tutto finisce, e desiderei che continuasse ancora. Magia. Di quante altre musiche si può dire?

domenica 15 gennaio 2017

Arvo Pärt ‎– Tabula Rasa (1984)

Emerito profano, mi accosto timidamente alla contemporanea, o neo-classica. La spinta non ricordo esattamente da cosa è stata dettata; forse il nome di Part mi era rimasto impresso in quanto principale fonte per la colonna sonora di Mia Madre di Moretti, ed alcuni frangenti mi erano rimasti impressi.
Senonchè, alla ricerca di un titolo rappresentantivo dell'estone, o anche solo di una sintesi esaustiva sulla sua opera, scopro che è tutto un ammasso informe di titoli, in cui non esiste una versione definitiva di ogni composizione; messo in crisi sui miei dogmi (ma credo sia normale in quel mondo, l'affastellarsi tranquillamente randomizzato), mi affido ad un link di dubbia e dimenticata provenienza e ciò che ne scaturisce non è il Tabula Rasa con cui l'ECM nel 1984 aprì le sue porte a Part, bensì lo stesso doppiato da altri 4 titoli, peraltro datati fine '80/inizio '90.
Ciò sarebbe bastato a farmi innervosire, se non fosse che il primo pezzo in scaletta, Fratres per piano e violino, si tratta di una meraviglia incredibile, di 11 minuti da ascoltare e riascoltare e riascoltare all'infinito, che ti lasciano senza parole per descriverne la bellezza assoluta.
Dopo questo shock, non dico che mi ero illuso, ma speravo che ci fosse altro di quell'altezza stratosferica; purtroppo non c'è, ma non ho potuto fare a meno di amare anche l'elegia di Spiegel Im Spiegel, le tempeste sinfoniche di Cantus in memory of Benjamin Britten e Festina Lente, le figure intercalari di Summa, la maestosità di Tabula Rasa. Un po' meno entusiasta dei canti gregoriani, che evidentemente non sono il mio ideale. Ma non importa, da quando ho scoperto Fratres (attenzione, Jarrett al piano e Kremer al violino a Basilea 1983, occorre essere precisi!), è amore vero.
(Sul tubo la versione è censurata per motivi di copyright, la sottostante è quella che più si avvicina)