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martedì 26 luglio 2011

Times New Viking - Dig yourself (2005)

La sensazione è che questo suono sgraziato, così volutamente garage dei TNV serva principalmente a coprire i loro limiti. Avranno anche voglia a scrivere che sotto covano grandi canzoni, ma io non ci credo proprio.
In questo debutto secondo me si salva soltanto We got rocket, e 1 di 11 non costituisce quel che si dice un bel bilancio. Sbarazzini e adolescenziali, sembrano una versione testosteronica dei Pavement. Il loro noise-pop mi appare dozzinale, privo di qualsiasi spunto personale che li elevi al di sopra di un approccio che potrà anche sembrare simpatico, ma resta amatoriale in tutti i sensi.
Diventano anche imbarazzanti nei tratti in cui (Fuck books il momento più basso) cercano impunemente cadenze hard-rock e schitarrate hendrixiane. A quel punto no, la coltre ultra-lo-fi è ancor meno accettabile.

lunedì 29 novembre 2010

Jesus And Mary Chain - Psychocandy (1985)

Scopiazzando in quà e in là dal passato (Velvet Undrerground su tutti), i Jesus And Mary Chain guadagnarono la gloria con un intuizione che nessuno ai tempi aveva ancora elaborato: affogare innocui motivetti in quintalate di fuzz e distorsioni.
A dir la verità, Psycho candy vive un dualismo che alla lunga rende il disco godevolissimo anche dopo un quarto di secolo; le ballad quiete e zuccherose (Just like honey, Cut dead, Some candy talking, Sowing seeds) semi-acustiche e dirette eredi del jingle-jangle anni '60 evidenziano comunque una buona scrittura pop da parte dei fratelli Reid. Ma ciò che rese famosi i JAMC erano per l'appunto gli ispidi e fischianti treni di The living end, In a hole, Never understand, Inside me (i migliori), indiavolati manuali di punk-pop altamente infiammabile.
Un ambito che poi finiranno per abbandonare progressivamente verso un easy listening-indie di maniera, mentre intanto la legione di complessi a loro ispirati inizieranno ad accalcarsi sullo scenario shoegaze di fine '80 inglese.

martedì 16 novembre 2010

Japandroids - Post-nothing (2009)

Attenzione che potrebbe diventare una nuova tendenza, sulla scia dei bravissimi No Age, quella dei duo chitarra-batteria che fanno un indie-punk-pop-noise che non rivoluzionerà certo la storia della musica, ma ha energia e frenesia fresca da vendere.
Questi vengono dal Canada e debuttano con questo (gran bel titolo!) crogiuolo di granitici anthems dalle melodie catchy annegate in un mare di fuzz, tutte pressochè uguali ma apprezzabili per gli scarti, i giri azzeccatissimi, le ruvidità gioviali. Poi è chiaro che i No Age hanno molte più soluzioni e ampiezza di visuale, ma ciò non esclude che i Japandroids non possano evolvere verso qualcosa di più elaborato senza perdere quella saltellante epidermicità che rende Post-nothing un dischetto piacevole.
Attendiamo fiduciosi.

martedì 22 giugno 2010

Furry Things - The Big Saturday Illusion (1995)

Una delle perle più dimenticate di metà anni '90 in ambito indie fu questo esordio dei FT, una delle tante espressioni provenienti dal vivaio texano di Coffy e la Trance Syndicate.
E una delle migliori, diciamocelo. The Big Saturday Illusion è a tutt'oggi un fresco calderone di pop ricoperto di lava ribollente. La chitarra di Gibson assoluta protagonista con i suoni iper-distorti ma tendenti alla psichedelia più esagitata, supportata dal Farfisa della ragazza. Tutti e due cantavano con attitudine molto melodica ma erano i suoni a fare la differenza. Introism il primo pezzo rappresenta un capolavoro: spirali flangerizzate di feedback introducono una ritmica pigra e indolente su cui si stratificano le ondate di organetto. Vocals drogate e lunghissimo assolo di Gibson, una jam-song davvero memorabile. Il fattore rumoristico giocava un ruolo determinante nel FT-sound: una perfetta pop-song come Still California sembra uscita direttamente dalla summer of love, se non fosse ispida e irsuta di fuzz rovinoso. Allo stesso modo agiscono Colortime, con l'aggiunta di un break di flauto traverso a straniare, la leggermente più convenzionale Take you away e la pesantissima Attic, zavorrata da acidismi acutissimi. Ma quando si decidono a sperimentare seriamente sono dolori per le orecchie (nel senso positivo). Lo strumentale Cats vive di una base solare ma viene deturpata dalle figure psicotiche di Gibson che sembrano realmente miagolii (!). Lawnmower sound è puro industrial noise assordante, Porno queen's love dive una perversione alla Helios Creed senza camicia di forza. Angel warm and cold un glaciale dark-ambient per feedback e riverberi cavernosi. Emblematici i 16 minuti di Nothing from zero, che vive di 3 fasi: la prima di heavy-psych-doom, la seconda di deliqui infernali ancora dalle parti dell'industrial. Dopo un minutino di silenzio invece i FT ci sorprendevano e riprendevano Still California strumentale senza praticamente Gibson in impianto, quasi una chiusura surf a lasciare l'ascoltatore divertito e rilassato dopo una tale prova di forza.
Nel mezzo di tutto questo casino infernale, c'è spazio per la splendida Piled high, ipnotica estasi da fare una rabbia incredibile a Pierce e Kember e compagnia psycho-melody.
Successivamente faranno un paio di EP, svoltando decisamente verso l'elettronica. Purtroppo non ho mai avuto modo di sentire Moments away, ultimo gettone di presenza sulla terra di questi piccoli astronauti texani dalla fantasia davvero spiccata.
Da non lasciare nel dimenticatoio.

(originalmente pubblicato il 11/12/2009)