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domenica 30 gennaio 2022

M.B. ‎– Carcinosi (1983)


Ogni qualvolta decido di ascoltare un MB d'annata, vado a rileggermi le varie bios a lui dedicate e provo un po' d'invidia per chi ha avuto la costanza e la dedizione di passarsi in rassegna tutta la sua produzione. La probabilità è che, alla luce anche delle parole forbite e dei profondi concetti espressi nelle interviste, la statura dell'artista sia realmente quella che gli si accredita. Io sono soltanto al terzo titolo, dopo I.B.M. e Armaghedon, e Carcinosi non sfugge alla regola, sotto tutti i punti di vista: due monoliti di 23 minuti tagliati con le forbici, due Decomposizioni Per Organismi Bionici E Mutazioni Concrete. Il contenuto è il solito ma è sempre differente: due allucinazioni sonore di una potenza devastante, che tramortiscono e costringono alla massima attenzione per coglierne lo sviluppo magmatico, sempre nascosto fra le pieghe delle oscillazioni.

giovedì 2 maggio 2019

M.B. - Armaghedon (1984 - 2012 Reissue)

Un'unica, colossale, immane, gigantesca allucinazione sonora di Bianchi, l'ultimo titolo prima della pausa di 13 anni complice la svolta mistico-religiosa, accreditata come colonna sonora per un fantomatico film mai realizzato dallo stesso. 47 minuti, il massimo consentito dal vinile riempito come un uovo, con la solita sforbiciata brutale al termine, sostanzialmente un fermo immagine di Phaedra dei Tangerine Dream elevato all'ennesima potenza, che si sviluppa per ondate intercalate. Lato A più astratto, lato B più organico con una vaga parvenza di ritmo nel finale, e che vede persino la comparsa della voce, seppur ovviamente manipolata e distorta. Poco da dire, è un suono che ipnotizza senza compromessi e ti cala in un vortice ineffabile, col punto a favore del fascino vintage della bassa fedeltà, una lezione che risuona ancora oggi in tutto il mondo.

lunedì 8 aprile 2019

Nurse With Wound ‎– ? (2012 - Live 2010)

Cd-r venduto in occasione dei live italiani del 2012, e poi riemerso l'anno scorso con un'altra grafica come cadeaux ad un numero imprecisato di clienti. Immortala un'esibizione in quel di Londra nel Maggio 2010, in occasione di uno strano 25ennale di Current 93. Nonostante il basso profilo (e l'inconsistenza del rilievo che possa avere qualsiasi delle uscite di Stapleton degli ultimi 10 anni, ovvero da quando ha rotto ogni forma di argine), si tratta di una prova eccellente e testimonia il magnetismo palpabile che deve esser stato trasmesso al pubblico. 
Sul palco il quartetto di Stapleton, Potter, Liles e Waldron, più la guest vocalist Lynn Jackson, portatrice di un breve ma seducente cameo. Il set, della durata di quasi un'ora, tratta un'ottima ambient abstract-illusionistica tendente al grigio scuro (affine a Spiral Insana), mai minacciosa e compattissima fino ai 2/3 del percorso, quando i droni si sfaldano, un treno ritmico inizia a far tremare tutto attorno, una space-guitar si libra delirante ed il corno rinforza la sarabanda.

sabato 14 ottobre 2017

Bomis Prendin ‎– Phantom Limb (1980)


Originalmente autoprodotto nell’aulico formato di flexi disc, si tratta del secondo atto della geniale formazione di Washington; ho letto da qualche parte che pare sia stato proprio questo ad aver spinto i NWW ad inserirli nella list, anziché quell’oggetto volante non identificato che fu il debutto. Poco importa, la materia grezza è altrettanto scottante: composto da 13 tracce molto brevi (al massimo 2 minuti e mezzo), Phantom Limb è non meno eversivo col suo industrial-space-noise-pop, che passa da cantilene demenziali in salsa radioattiva (che faranno scuola agli Ubzub) a sinfonie per oscillatori impazziti,  da balletti meccanici marziali ad allucinazioni psicotropo-fantascentifiche come se nulla fosse, con pressochè tutto quello che ci può stare nel mezzo. Da manuale del sacro e genuino fuoco della follia.

sabato 8 luglio 2017

Throbbing Gristle ‎– Heathen Earth (1980)

Registrazione di un live privato in studio nel febbraio del 1980. I TG invitarono un'esiguo pubblico, filmarono l'avvenuto e misero su disco una delle loro prove più subliminali e meno violente. La mossa fu ben meditata, perchè segnava un chiaro marcatore del loro progressivo allontanarsi dalle muraglie di rumore bianco verso un elettronica puntuta e tagliente. Il termine della missione era vicino ma sapevano ancora offrire sprazzi di minacciosità e paraventi di allucinazione. 
Per un'entità che dal vivo era solita rovesciare sul pubblico la maggior quantità possibile di violenza, l'uscita di un live meno aggressivo fu un gesto di rottura. L'ennesimo.

sabato 24 giugno 2017

Missing Foundation ‎– 1933 Your House Is Mine (1988)

Act newyorkese appartenente alla categoria dei complessi americani più spostati di fine anni '80, di quella stessa matrice che generò Vampire Rodents, Gravitar, Crash Worship ed altri folli di questo tipo.
Furono un po' la risposta americana all'industriale europeo; l'influenza originaria dei Throbbing Gristle e delle loro muraglie bianche veniva contaminata con voci isteriche, quasi belluine, chitarroni zavorrati e tribalismi pesanti. In qualche tratto sembra di assistere ad una parodia hardcore, quasi a sfottere i Ministry che concettualmente potevano contare sulla stessa estrazione ed invece si diedero una (per dire) ripulita e corsero verso il successo.
Ma sono solo episodi marginali, perchè 1933 è l'espressione sfigurata di un gruppo di folli scatenati, invasati e sconsiderati che seminano il panico.

mercoledì 20 aprile 2016

Screams From The List 29 - Come ‎– Rampton (1979)

Prima di varare il suo rovinoso progetto a lungo termine Whitehouse, William Bennett era un chitarrista art-punk. C'è da chiedersi perchè mai abbia accantonato la sei corde ed il suo progetto Come così presto, dato che la Casa Bianca non è che abbia espresso chissà quali velleità artistiche. Però sappiamo che si tratta di un personaggio discutibile (un'aneddoto su tutti, lo scherzo di cattivo gusto fatto a Maurizio Bianchi), quindi da cui ci si poteva aspettare tutto fuorchè ovvietà.
Rampton, uscito originalmente in cassetta nel 1979, è un disco poderoso di pezzi beffardi che come giustamente fatto notare da Vlad, sembra un incrocio fra i Throbbing Gristle e i Suicide, ma con l'aggiunta di questa chitarra secca che sparava riffs incisivi memori dell'Helios Creed incalzante dei power-chords più aggressivi. Con Bennett c'erano 3 personaggi misteriosi addetti ai synth, alle percussioni ed alle voci, davvero peculiari nel rendere beffardo, malato e più che mai deviato il materiale. A dir poco unico.

sabato 8 agosto 2015

Screams from the list 9 - Free Agents - £3.33 (1980)

Nel 2011 la Drag City ristampò i 3 titoli che nel 1980 furono licenziati dall'etichetta inglese Groovy, di proprietà di Shelley dei Buzzcocks e Cookson dei Tiller Boys, sconosciuto gruppo wave che conobbe la delusione del rifiuto di pubblicazione da parte della Factory e si sciolse subito dopo.
Assolutamente nulla a che fare nè col punk nè con la wave, comunque. Free Agents era un progetto collaterale di una parte dei Tiller Boys, e 3.33 è diviso in due parti: la prima facciata registrata dal vivo e la seconda in studio. Shelley partecipò solo a quest'ultima. Ci troviamo in un area grigia che è ben difficile da definire.
Essendo un titolo del 1980, i NWW lo inserirono sull'ampliamento della list sul secondo album, ed è uno dei rarissimi casi di influenza al contrario: la facciata A, quella live, è un collage free-industrial che deve senz'altro qualcosa a Chance meeting...., sia per l'approccio ossessivo ai suoni che per le strutture chiaramente aleatorie di come si sviluppa. Impressionante e con un senso tutto suo (che capisco non sia facile cogliere nell'immediato).
Nella facciata B, divisa in tre parti, compare Shelley e il suo peso si sente, ma siamo ancora in area tangente NWW: la sua chitarra sa essere sia quella commercial di Nicky Rogers (lo sgherro responsabile dello studio che impose la sua presenza su Chance meeting in cambio delle registrazioni gratuite) e quella maltrattata di John Fothergill. Nel sottofondo si agitano ritmi sconquassati ed ossessivi, urla bestiali in eco, cattiverie gratuite ma anche squarci filo-tedeschi di contemplazione (l'ultima traccia). Forse concettualmente più vicina ai Throbbing Gristle, ma con meno spirito iconoclasta.
Parafrasando una massima un po' maligna di Vlad; si tratta del miglior disco dei Buzzcocks.

lunedì 9 febbraio 2015

Screams from the list 3 - Bomis Prendin - Test (1979)

Una delle scoperte più eccitanti della list è questo gruppo di mattacchioni di Washington che incredibilmente risulta essere ancora attivo, nonostante una decina scarsa di pubblicazioni di vario formato in 35 anni. Non si potrà dire che hanno inflazionato il mercato.
La mezz'oretta contenuta in Test è fulminante, un bignami di follia schizofrenica senza alcuna regola. Stapleton fu davvero veloce nell'intercettarli e porli sulla lista, vista la contemporaneità di Chance meeting. Gli estremi temporali del disco sono le cose meno anormali, o per meglio dire musicali in senso stretto: lo stomp spastico di Rastamunkies sembra mettere subito di buon umore, la seconda Artemia salinas è una splendida elegia allo sballo; in coda Auto-acupuncture chiude con una cantilena acidissima carica di nastri ed effetti.
E' quello che c'è nel mezzo che fa sensazione; dei Vas Deferens Organization lo-fi con 15 anni di anticipo, dei Residents con la smania di fare più rumore possibile, dei Throbbing Gristle con molto più senso dell'umorismo, un Helios Creed totalmente fuori controllo. In tutto questo caos di sirene, spirali, corde martoriate, fischi, bubboni e pedali, appare miracolosamente una visione, che non è per nulla naif. Come avvertono sul proprio sito, questo suono contiene powerful psychoacoustic resonant frequencies that actually alter your brain waves as you listen...

sabato 31 gennaio 2015

Capricorni Pneumatici - Al Azif (1987)

Formazione di un'oscurità impenetrabile attiva nella seconda metà degli anni '80, che pubblicò soltanto lavori su cassetta; non sono riuscito a trovare nè foto nè nomi dei personaggi coinvolti.
Ammetto di averli ascoltati prima di tutto per il nome, perchè lo ritengo fra i migliori mai nati sul suolo nazionale. Ma l'ascolto non è del tutto deludente, anzi. I CP riempivano un vuoto fra le maglie dell'industrial nazionale; molto distanti sia dal rumorismo bieco di MB che dall'esoterismo dei Sigillum S, si proponevano come una risposta brutale a Cranioclast e Nocturnal Emissions. Dall'inesistenza di info reperibili deduco che non abbiano impressionato molta gente, ma i tonfi cupissimi delle loro collisioni abissali inducono ancora una certa soggezione.

venerdì 14 febbraio 2014

Throbbing Gristle - 20 Jazz Funk Greats (1979)

Quanta sardonica ironia c'era nelle azioni dei TG, al di là dell'intenzione generica di shockare; titolo e cover di questo loro terzo album non facevano altro che rassicurare l'utente medio, ignaro degli incubi e degli stordimenti celati fra i solchi.
In realtà effettivamente si trattava di roba meno cruenta dei precedenti, con l'attenzione volta alla subliminalità e al graffio beffardo, però assestato di striscio, non allo stomaco. La title-track, in apertura, è un piccolo capolavoro di astrattismo pseudo-dub; il ritmo spezzato sintetico, le svisatine di synth, le trombe in dissonanza. Il disco si snoda attraverso diversi stili; i TG iniziavano ad avere maggior esperienza dei loro mezzi e da non musicisti erano diventati seviziatori consapevoli, cinici nelle tracce che facevano sfoggio di una musicalità: gli incubi library di Tanith ed Exotica, il brancolamento di Persuasion, il german-style di Walkabout (per tacere di quello applicato alla disco Hot on the heels of love, trash oltre misura). Il top però sta nel dark-ambient orrorifico di Beachy head, negli stantuffi meccanici di Still walking e Convincing people, nell'ossessiva marcia di What a day e nello psico-dramma chitarristico di Six six sixties, beffardamente tagliato dopo appena 2 minuti.
Nella ristampa in cd sono saggiamente annesse due versioni live di Discipline, a ripristinare il caos primordiale su di cui avevano fondato il loro malefico, formidabile piano di lavoro.

venerdì 13 dicembre 2013

SPK - Leichenschrei (1982)

A dimostrazione che in Australia non si è mai stati così fuori dal mondo, anzi. Gli SPK nacquero nel 1978 e furono un progetto di musica industriale influenzato dai Throbbing Gristle ma meno cruento, con qualche commistione gotica (vedi l'uso del basso) ed una forte propensione allo psycho-shock orrorifico: non a caso Revell, l'anima musicale, diventerà un richiesto compositore di colonne sonore negli anni 90.
Leichenschrei ha anche qualche assonanza con gli Einsturzende Neubauten, per via delle quintalate di percussioni industriali messe in scena, ma va detto che Kollaps era uscito appena un anno prima e forse sarebbe impervio dire chi era arrivato prima con un certo stile. 
Sono certo che il connazionale Foetus ai tempi abbia strizzato l'occhiolino e abbia ostentato soddisfazione.

domenica 27 ottobre 2013

Scraping Foetus Off The Wheel - Nail (1985)

Discone-maelstrom di una cattiveria impressionante e di un'omogeneità invidiabile, ovvero l'anello di congiunzione fra il primo Nick Cave, l'industriale percussivo e i futuri Cop Shoot Cop, stabilendo un format personale di altissima razza.
Innanzitutto l'opprimente sinfonismo, seppur digitale, che regna incontrastato mentre sotto capita di tutto, dai  martellanti effetti infernali alle gag macabre: sembra che Thirlwell la voglia buttare sul grottesco, ma in realtà è tutto molto catastrofico.
Nail porta ancora molto bene i suoi quasi 30 anni, e persino il suono fustinato anni '80 della batteria sembra avere un suo senso dato che siamo in un regno drammaticamente kitsch: potrà piacere e non piacere, ma impressiona ancora tanto.

sabato 20 luglio 2013

P16.D4 - Kuhe in 1-2 trauer (1984)

Uno dei progetti meno citati dell'ondata industriale dei primi '80, eppure così complesso, avanguardistico ed indefinibile da acquisire credito col passare del tempo; forse perchè tedeschi, non avendo assolutamente nulla da condividere con Einsturzende Neubaute, forse perchè arrivati al disco un po' in ritardo. Forse proprio perchè restano un grande punto interrogativo.
E pensare che Kuhe era stato registrato 2-3 anni prima dell'uscita, ma nessun'anima pia si era presa il rischio di pubblicarlo. Industriale però è riduttivo: il suono variava indefesso in un collage di dadaismo micidiale, denso e scuro, senza alcun compromesso ma con una luce tutta propria.
Pare che la concezione di quest'elettronica dell'assurdo risalisse addirittura ad una decina d'anni prima: vero o no, queste geniali divagazioni vanno annoverate fra i grandi lavori di una categoria che probabilmente non esiste.


martedì 9 luglio 2013

Osso Exótico - I (1990)

A memoria, il primo gruppo portoghese che mi sia capitato di ascoltare. E quale qualità, peraltro: purissima avanguardia ottenuta da radici industriali, con temibili incursioni di teatralità dell'orrido (l'influenza bargeldiana è la prima delle pochissime che mi sovvengono all'ascolto), percussività dirompente alternata a stasi melmose che incutono una suspence che a 23 anni di distanza fa ancora il suo effetto.
La lunga suite Osso Exòtico riempie tutta la prima facciata: turbolenza concreta, tuoni in lontananza in loop, spirali industriali di rumore bianco, frasi inquietanti di synth. Una delle caratteristiche più peculiari di OE sta nel maltrattamento di un violoncello, presumibilmente elettrificato, che diventa strumento di tensione e assume  addirittura connotati proto-drone-metal in " ", spiazzante e saturata fra il frinire estivo di grilli e cicale. Gli 11 minuti di Lunar circus maximum si dispiegano fra un drone acuto che spacca il cervello e la fase recitata con voce sprezzante e brutale, a sua volta inserita in un contesto tribal-gotico in The new stone age.
A riprova del loro valore, basti prender nota del fatto che uno dei fondatori è David Maranha, che ancora oggi è uno dei performer sperimentali più rispettati al mondo. 
Spericolati.

mercoledì 3 luglio 2013

Organum - Veil Of Tears (1994)

Sorta di antologia di tracce sparse registrate nel decennio precedente all'uscita, con un Jackman al meglio di sè stesso, molto rappresentativo a mio avviso di ciò che è stato questo generatore di suoni chiamato Organum.
Innanzitutto la title-track, divisa in due parti di 15 minuti che aprono e chiudono il cd, realizzate coi due collaboratori Rowe e Prine, jam concreta per fiato di sotterfugio (basso tuba? trombone?), audio generatori, tubi di ferro fatti cadere da una certa altezza, campanelli, urla sparse, realizzata sotto la pioggia. Come sottotitolava il conduttore di Tedio Domenicale, live under the rain....
Delta è un colosso dronico che ricorda il suono di un sitar, disturbato costantemente dal classico archetto sui piatti di Jackman, come se fosse un violino dissonante impegnato in una lotta epica, che però viene doppiato in potenza da Lamentations. Molto più placida Obon, che trasuda misticismo industriale.
Molto più che ambient-drone o esoterismo; d'altra parte Jackman resta uno di quei personaggi sperimentali difficili da inquadrare, e Veil of tears è uno dei suoi capolavori.

martedì 12 marzo 2013

M.B. (Maurizio Bianchi) - I.B.M. (1980)

Pubblicazione fra le meno ricordate nel mucchio selvaggio dei primi anni di terrorismo del Bianchi. Fu infatti una C60 equalmente divisa in due lati dell'esatta durata di mezz'ora, il che mi ispira grande simpatia perchè possiede la stessa concettualità delle cassette casalinghe che facevo anch'io 20 anni fa (e vien da pensare come sarebbe stato trovarsi ora con le potenzialità dei mezzi computeristici che allora non c'erano), ovvero l'output finisce quando lo stop scatta automaticamente.....
Bando alle ciance, IBM è stato disotterrato l'anno scorso grazie ad una ristampa in cd-r da parte della label Finalmuzik, ed è un flusso di bordate elettro-rumoristiche che, a mio parere, è invecchiato molto bene. Come nella miglior tradizione industrial, lo spirito non è brado e gratuitamente violento, bensì esprime qualcosa di più sottile e profondo che lascia massima soggettività di interpretazione. Nel lato A, ad esempio, passata la burrasca magnetica dei primi 20 minuti, si entra in una fase di minor intensità, fatta di lineari disturbi dronici per poi passare al delirio di scansione del tempo, con una gelida voce femminile che ripete meccanicamente l'ora per tre minuti.
Più movimentato il lato B, un'orchestra di oscillatori e spirali bulbose di noise agile che sfuma lentamente fino a, per l'appunto, quando il nastro marrone lascia lo spazio a quei pochi centimetri di nastro bianco. Stop.

sabato 1 settembre 2012

Einstürzende Neubauten - Die Zeichnungen Des Patienten O.T. (1983)


La serie è: gruppi che avrei dovuto conoscere da una vita ma che per motivi oscuri ho omesso di ascoltare fino ad oggi.
Quindi, Germania non è stata soltanto anni '70; so bene che non basta una sola grande band per illuminare un decennio, ma gli EN sono stati un archetipo devastante per la musica industriale, e senza necessariamente arrivare per primi (Throbbing Gristle e Nurse With Wound direi, a loro modo ovviamente).
Questo secondo loro disco è un inno alla povertà dei mezzi: a fronte dell'oggettistica, del trovarobato utilizzato per inscenare queste saghe del post-atomico (e come non cogliere un passaggio del testimone dai Neu! riguardo all'utilizzo del martello pneumatico?), corrispondeva una clamorosa creatività rumoristica, con il surplus del grande Bargeld allo strumento-voce, nasale e schizofrenico ed inconfondibile.
Ma non solo rumore e terrore: lo dimostra la liturgia sepolcrale di Armenia, che svetta lirica e sanguinante.

domenica 29 luglio 2012

Di Jarrell - April Orchestra présente RCA Sound Vol. 5 (1976


Pianista e compositore per film e televisione della vecchia scuola, anche Amedeo Tommasi ha avuto la sua rilevanza in ambito library. Per la illuministica collana della RCA francese, sotto le mentite spoglie di Di Jarrell, una sonorizzazione direi per documentario a sfondo lavorativo industriale. Si evince dai titoli: Industria 2000, Meccanizzazione, Metalmeccanica, Sala Macchine, Motori elettromagnetici e così via.
E le atmosfere sono davvero in tema, con la plusvalenza però di un fattore artistico non indifferente. L'elettronica gorgogliante, le spirali ossessive, i ghirigori atonali di Tommasi non sono poi molto distanti dall'industrial che l'anno dopo i Throbbing Gristle sdoganeranno con scalpore.
Non è estremo come Zanagoria, ma poco ci manca.

domenica 9 ottobre 2011

Zanagoria - Insight Modulation (1972)

Ancora library, e della frangia più estrema e radicale.
Sotto lo pseudonimo Zanagoria si celava Giorgio Carnini, un rinomato organista di stampo strettamente classico, e Insight Modulation è un oggetto difficilmente identificabile per l'anno in cui fu realizzato (e chissà a cosa diavolo fece da sottofondo, vista l'inquietudine e la nevrosi che poteva trasmettere alle orecchie dell'ascoltatore più comune).
L'opening, Cancrizzante in ritmo, è un oscurissima scansione per suoni sordi e generatori audio random-robotici. Qualche punteggiatura di (credo) piano elettrico sembra poter dare una parvenza vaga di musicalità, ma dura molto poco. Cancrizzante in solo e Kilomb conducono verso un tunnel angosciante di spirali metalliche, drones gelidi e feedbacks siderali.
La doppietta Su 60 impulsi I e II galleggia su lenti e dissonanti interscambi di qualcosa che sembra un incrocio fra il vibrafono e il rhodes. Jazz modulations si sbizzarrisce su una pantomima meccanica di suoni androidi, ma è una breve pausa perchè si ritorna subito nell'abisso. Monotone è campana funerea in scenario lugubre, l'altra doppietta di Condensazioni si agita fra trilli casuali e drones di inaudita psichedelia astratta.
Il finale è ancor più estremista: in Frase in metallo Carnini traffica coi nastri a ruota libera, creando un ambiente allucinato fra foresta equatoriale e laboratorio atomico. Diorama e recitativo ricicla urla disumane ed emissioni animali in una palude cibernetica, roba da far tremare di paura Dario Argento.
Un disco che lascia tramortiti e che anticipa furiosamente l'industrial più brado della fine del decennio. Credo che se Stapleton l'avesse conosciuto all'epoca del primo disco di NWW l'avrebbe certamente inserito nella list dei ringraziamenti.