Smaltita la sbornia del successo di Under the milky way, i Church si ritrovarono a maggior agio in una situazione di minor pressione e minori aspettative da parte dell'industria. Priest = Aura viene definito da Steve Kilbey il loro indiscusso capolavoro, io non la penso altrettanto ma siamo da podio. Gli anni '90 furono sicuramente il loro habitat naturale più congeniale; una produzione più aperta, più panoramica favorì lo sbocciare dei loro impasti chitarristici e del songwriting. Ripple, Lustre, Paradox, The Disillusionist, Old Flame, Film denotavano uno stato mentale (molto oppiaceo, a detta delle bios) introspettivo ed espanso, che mai e poi mai avrebbe rinunciato alle loro essenziali melodie imbevute di spleen, mai così vicine ai contemporanei Cure. Manifesto della maturità espressiva; tagliando 3-4 pezzi superflui ed inferiori sì, probabilmente sarebbe stato il loro capolavoro.
sabato 26 novembre 2022
Church – Priest = Aura (1992)
mercoledì 29 dicembre 2021
Protomartyr – Ultimate Success Today (2020)
Buona conferma dei Protomartyr, ormai in possesso di uno di quei trademark distintivi che li rendono bene in vista nell'odierno panorama. Un suono ispido ma mai disturbante, una cifra tecnica modesta (a partire dal cantante, che a quanto pare invece è il personaggio più chiacchierato, forse per le liriche) ma estremamente efficace e composizioni ordinarie quanto ad effetto (The Aphorist su tutte). Io li vedo sempre più come dei National ignoranti, dalle radici punk mai del tutto sopite, con un chitarrista fiero anche nei passaggi più naif.
Il problema di dischi come questo è che oggi li apprezziamo e li ascoltiamo con piacere, ma passato un tempo significativo forse ignoreremo il nome Protomartyr, non conservandone un ricordo significativo.
domenica 24 ottobre 2021
This Kind Of Punishment – This Kind Of Punishment (1983)
domenica 26 settembre 2021
Screams From The List #100 - Glaxo Babies – Nine Months To The Disco (1980)
Forse la risposta più autorevole ai fantasmagorici Pop Group di Y, questo quartetto di Bristol che purtroppo non andò oltre un mini e questo unico album. Pur non avendo in line-up uno strumento aggiunto come la voce di Mark Stewart, potevano schierare un membro in comune con loro, il determinante chitarrista Don Catsis, e fornivano la propria versione di avant-wave-funk allo stato brado. I ritmi sincopati col bassone elastico in primo piano, peraltro di eccellente fattura, servivano da rampa di lancio per digressioni surreali e fantasiose come This is your vendetta, Seven days, la title-track, Promised Land, Dinosaur disco meets the swampstom, infarcite di sax impazziti, nastri, elettronica primitiva, concretismi e quant'altro. Davvero un peccato che la loro corsa finì qui, perchè avrebbero potuto dare ancora tanto a mio avviso, ma come avvenne per il Pop Group, la fiammella della creatività evidentemente non poteva durare a lungo.
sabato 21 agosto 2021
Clock DVA – Advantage (1983)
La summa di un percorso, iniziato in maniera molto arty e poi proseguita verso lidi sempre più cibernetici e freddi. Advantage segnò un punto di non ritorno, con la dissoluzione della sigla per oltre un lustro a vantaggio di Antigroup e le sue derive elettroniche. La migliore sintesi possibile di quello che Newton e soci potessero concepire ed elaborare: un funk-wave marziale, assistito finalmente da strutture compositive più fluide ed aperture melodiche di grande respiro, col basso di Dennis in grande evidenza. Una formula che, con l'adeguata promozione, avrebbe anche potuto riscuotere un certo successo di pubblico. Ma il gruppo si frantumò e la storia proseguì diversamente. Advantage è un prezioso fotogramma di equilibrio fra ricerca e concessione.
martedì 3 agosto 2021
Editors – The Back Room (2005)
Arrivarono appena appena lunghi, gli inglesi Editors, nella corsa NWOTNW dei primi anni Zero. Lo spettro ingombrante di essere dei replicanti degli Interpol fu una maledizione giornalistica, ma il tempo ha poi reso loro giustizia e li ha resi persino più celebrati degli americani, anche in virtù dei risultati artistici, che forse resistono meglio al passare del tempo.
The Back Room fu il loro debutto, e all'epoca lo snobbai, nonostante fosse declamato a gran voce dagli organi di stampa. A distanza di 15 anni, invece, lo trovo fresco, coinvolgente, suonato e prodotto benissimo, dotato di alcune melodie trasversali a presa diretta che non si schiodano più dalla mente, e che in qualche frangente mi hanno ricordato anche i Chameleons, un nome che non viene mai citato fra le loro chiare influenze, oltre che gli Echo & The Bunnymen.
Ligths, Munich, All Sparks, Open your arms i pezzi migliori, a mio parere.



















