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giovedì 2 maggio 2019

M.B. - Armaghedon (1984 - 2012 Reissue)

Un'unica, colossale, immane, gigantesca allucinazione sonora di Bianchi, l'ultimo titolo prima della pausa di 13 anni complice la svolta mistico-religiosa, accreditata come colonna sonora per un fantomatico film mai realizzato dallo stesso. 47 minuti, il massimo consentito dal vinile riempito come un uovo, con la solita sforbiciata brutale al termine, sostanzialmente un fermo immagine di Phaedra dei Tangerine Dream elevato all'ennesima potenza, che si sviluppa per ondate intercalate. Lato A più astratto, lato B più organico con una vaga parvenza di ritmo nel finale, e che vede persino la comparsa della voce, seppur ovviamente manipolata e distorta. Poco da dire, è un suono che ipnotizza senza compromessi e ti cala in un vortice ineffabile, col punto a favore del fascino vintage della bassa fedeltà, una lezione che risuona ancora oggi in tutto il mondo.

venerdì 12 gennaio 2018

Elegi ‎– Bånsull (2017)

Ormai mi ero quasi dimenticato di Tommy Jansen, autore di due stupendi dischi di dark-chamber-acoustic-ambient-library sul finire degli anni Zero. Il suo stile peculiare mi aveva colpito non poco, senonchè dal 2009 in poi non sono più giunte sue notizie. Così, quando nel Febbraio scorso è comparso dal nulla Bånsull sulla label russa Dronarium sono stato molto contento di sapere che era ritornato. Jansen stesso, però, ha subito messo le mani avanti: queste sono registrazioni vecchie, e con una certa ironia (tipicamente scandinava?) ha dichiarato che aveva scritto il materiale ad uso di ninne nanne per la figlia, col risultato di averle causato incubi ed insonnia per anni (!).
Saranno anche scarti, ma il risultato non è meno impressionista di Sistereis e Varde: il campionario è semmai più surreale ed affianca ai foschi scenari dark-ambient (a volte versioni colte di Caretaker) brevi temi reminescenti la vintage-library più orrorifica, sgocciolii di piano, bordoni e rintocchi raggelanti di cello, qualche apertura pseudo sinfonica appena appena più serena. Insomma, il terzo tocco da maestro per questo autore che vorrei continuasse a stregarmi con questa abilità. Sperando che la figlia abbia superato quei problemi....

venerdì 28 ottobre 2016

Michael Stearns ‎– Lyra Sound Constellation (1983)

Ingiustamente incasellato nella categoria dei new-agers, forse più per una congiuntura temporale, l'americano Stearns in realtà è uno sperimentatore di strumenti auto-costruiti, un elettro-acustico di tutto rilievo. Tutt'oggi attivo, col passare degli anni è diventato anche sonorizzatore per cinema e documentari.
Già discograficamente operativo da qualche anno, nei primi '80 costruì una lira gigantesca che diventò protagonista, insieme ai synth, del tenebroso ed imponente Lyra Sound Constellation. Disco che può essere considerato un anello di congiunzione fra le pagine più temibili dei Tangerine Dream e la dark-ambient che andava a nascere proprio in quegli anni con Lustmord.
Il propagarsi delle onde generate dalla lira si vanno ad impastare con i bordoni dei synth e degli audio-generators, per un composto glaciale che lascia pochissimi spazi tonali. Più che una costellazione Stearns sembra voler sonorizzare l'esplorazione di un cunicolo buio e popolato dai fantasmi più inquietanti. L'insieme è pauroso e lascia il segno.

martedì 29 marzo 2016

Haxan Cloak ‎– Excavation (2013)

Che il dubstep più oscuro ed inquietante (vedi Demdike Stare) potesse avere qualche affinità con la dark-ambient, ne avevo il sospetto. E tale si è materializzato con questa eccellente escavazione ad opera di un sound-designer inglese, Bobby Krlic.
Questo è un prodotto dei giorni nostri, non c'è che dire, alla faccia di chi dice che non si può più fare musica nuova ed eccitante (a meno che non si releghi la supposizione ad una mera questione di gusti). Il suo segreto è l'alternanza di situazioni, pur sempre immerso in atmosfere che vanno dall'angoscioso al tenebroso: bor-droni saturi di rumoristica varia con ritmi interessantissimi sotto, sferzate elettroniche che giustificano l'accostamento al dubstep, un paio di canoniche esplorazioni d/a ma sempre con qualche diversivo che fa drizzare le orecchie. Attendiamo un seguito, il ragazzo può avere altri assi nella manica.

lunedì 5 ottobre 2015

Nijiumu ‎– Era Of Sad Wings (1993)

Il progetto dark-etereo di Haino Keiji, durato soltanto questo disco e la partecipazione ad un cofanetto con avanguardisti da ogni parte del pianeta nel 1997, ovvero quando il settore lo stava ancora scoprendo e si meravigliava.
E' un Keiji molto diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere: si avvicina di più a quello estatico-levitante nel senso che in Era of sad wings non ci sono esplosioni di nessun tipo, ma i presagi sono tutt'altro che rassicuranti. Inizialmente e per larga parte è pura dark-ambient da caverna, con i vocalizzi dimessi e all'apparenza impauriti fino agli ultimi 10-15 minuti in cui i fantasmi lo rapiscono senza riserve, e allora sono dolori. Fuorvianti i credits che indicano guitars/vocals; appare chiaro che Keiji si dedica ad emissioni di suono di classico stampo industriale, con i bordoni angoscianti e tutto il necessario ad incupire al massimo.
Non credo che sarebbe necessario essere fan del mito per poter apprezzare Era of sad wings; è parecchio lungo e tortuoso, ma gli estimatori della dark-ambient-industrial potranno convenire che si tratta, con ogni probabilità, di una pietra miliare dell'area. A maggior ragione perchè Mr. Keiji è un intruso della materia.

martedì 6 maggio 2014

Xela - In Bocca Al Lupo (2008)

Con questo disco i fans della prima ora di Twells se la sono dati a gambe, sostituiti dagli amanti della dark-drone-ambient più rovinosa e scura.
Il concetto, a partire dal titolo, è horror, meglio se italiano, una suggestione che ossessiona Twells fino ad intitolare i 4 lunghi movimenti in latino, di ispirazione religiosa.
Per gli amanti della categoria, il risultato finale è abbastanza valido. Stupisce, semmai, l'eclettismo dell'inglese, in grado di passare dagli eterei esordi ad incubi del genere e di rilanciare ulteriormente. Dopo l'esilio tremebondo delle prime 3 tracce, la finale Beatae Immortalitatis muta il concetto in un drone-noise (chitarristico?) con tanto di batteria e movimentazioni inaspettate. E' il colpo di coda che fa impennare il giudizio finale di un disco il cui ascolto merita davvero l'augurio del titolo.

martedì 1 aprile 2014

Voice Of Eye - Mariner Sonique (1992)

Prima della svolta mistica di Vespers, i VOE realizzavano un ambient cupa ed abissale, quasi stordente. Questo loro debutto ufficiale è un gorgo con ben pochi squarci di luce, in parte debitore di alcuni compositori del decennio precedente: Roach per i percussivismi sintetici, e mi verrebbe da dire anche Nocturnal Emissions per la componente ritualistica che trasuda dalle ambientazioni nonchè per i residuati industriali.
Su tutto aleggia una cappa dark di grande spessore: Mariner Sonique pecca un po' di disomogeneità, ma d'altra parte vista la lunghezza (e il fatto di essere al debutto) non era facile dare sfogo alle ambizioni del duo. Va pertanto inquadrato come precursore delle meraviglie a cui hanno saputo dare luce negli anni successivi.

sabato 29 marzo 2014

Vidna Obmana - The Spiritual Bonding (1994)

Il belga Serries è un'elemento importante della scuola europea post-industriale, in quanto ambient-master dalla carriera ormai trentennale, anche se negli ultimi 10 anni ha cambiato nome al progetto. L'intestazione Vidna Obmana in questo capitolo sembra un po' stretta; il materiale era farina del suo sacco ma Steve Roach posa la sua lunga mano sul lavoro occupandosi della produzione e del missaggio, in modo che le sonorità siano praticamente uguali ai suoi lavori degli anni precedenti.
Ma non voglio togliere meriti a Serries; tutt'alpiù si potrebbe definire The spiritual bonding una valida alternativa dark alla new-age del californiano, di cui mutua i tintinii percussivi ed il freddo retrogusto world dei timbri. In sostanza però, sempre di dark ambient si tratta che sosta in un guado; siamo sì in una grotta ma a poca distanza c'è l'uscita ed il suono di un flauto arriva trasportato dal vento. Un bel viaggio, ma in categoria i campioni erano altri.

giovedì 16 gennaio 2014

Syllyk - O Comme Icare (1992)

Duo francese dedito ad una branca di elettronica glaciale / dark ambient dalle architetture quasi temibili, ben poco imparentato con l'industriale e con un inusuale impiego delle voci che portava O Comme Icare in una dimensione aliena, quasi teatrale.
Snodo centrale di questo cd uscito per l'italiana MMM, i 27 minuti di Le Sacrifice, riassunto della loro ostica proposta fatta di sbuffi, vapori sulfurei, inserti di musica concreta, frullii ed abissi inattesi di dark-ambient. Tutt'altra storia Anatheme, che impiega percussioni ed una voce femminile isterica, Onir e O'Rage che invece li vede in una sorta di palco onirico-fantascientifico.
Per loro, nello stesso anno, anche una collaborazione col giovane Jim O'Rourke, allora impelagato fino al collo nelle avanguardie più ostiche, persino di quella dei Syllyk. Ascoltare Frontieres per realizzarsene.

domenica 5 gennaio 2014

Super Minerals - Live 5-13-08 [Stunned]

Per la label Stunned del chitarrista Phil French, un brevissimo live (22 minuti) in edizione cd-r in tiratura ultralimitata di, udire udire, ben 10 copie (!).
Potenza dell'underground, dei giorni nostri. Potrei immaginare un live dei SM come un happening per pochissimi intimi, in una serata primaverile ai margini della spiaggia pacifica, condita con chissà quali essenze utili a trasferire l'ambiente in una località immaginaria che potrebbe essere Tibet o Pompei.
Un flusso brancolante di psichedelia per la chitarra estatica di French e per gli effetti allucinatori di Giacchi, per un effetto di sicura ipnosi; diviso in due parti, una di 21' e la seconda di appena 1', per canti di volatili. Ecco, mancava la selva oscura fra le mete immagignifiche. 
Secondario, per chi prima ha ascoltato i loro piccoli capolavori.

martedì 3 dicembre 2013

Solo Andata - Ritual (2010)

Se l'ambient è un pozzo senza fondo, allora è pienamente legittimo che sbuchi dall'altra parte del pianeta, in Oceania dove risiede il duo Solo Andata. E dopo aver attraversato certi meandri è legittimo anche che si faccia scura, molto scura.
Non c'è più molto da inventare nella dark-ambient, si dirà, e quindi? Quindi Ritual assume, come da nome, i connotati di una cerimonia che si direbbe pagana, in cui i suoni concreti sono uno strumento cardine della struttura; fra lo sciame incessante di Aggregate, la lugubre galassia di Carving e l'escursione polare di Myrmecia svettano i 20 minuti di Incantare; uno sprazzo di luce si apre e il brancolare dei due diventa più consapevole, aereo. Per l'appunto, incantevole.

mercoledì 18 settembre 2013

Raison D'Etre - Enthraled By The Wind Of Lonelienes (1994)

Da oltre 20 anni lo svedese Anderson è uno dei massimi nomi di punta della Cold Meat Industry, e non soltanto perchè gioca in casa; oltre ad essere un progetto di lunga durata, Raison D'Etre significa più di chiunque altro il senso austero (e per certi versi orrorifico) del medioevo trasferito ai giorni nostri.
Si eviti perciò la semplicistica collocazione dark-ambient o industrial, giacchè nelle sue sculture multicolour ci sono così tante sfumature di gotico che perdercisi dentro è un attimo. Dai canti gregoriani alle mini-sinfonie enfatiche, dai clangori metallici ai flauti etnici, dai bordoni esoterici ai cunicoli più reconditi, senza fare neanche una piega, Anderson si è dimostrato un ispirato compositore dell'oscurità: questo suo secondo album è un trip senza meta che incute timore e reverenza, portandosi addosso i suoi quasi 20 anni più che egregiamente.

martedì 17 settembre 2013

Raime - Quarter Turns Over A Living Line (2012)

Elettro-acustica oscura ed inquietante per il debutto sulla lunga distanza del duo londinese, che trova una via abbastanza originale all'industrial più meditato degli anni '80 e alla dark-ambient sfuggendo entrambe le catalogazioni con una abilità non indifferente. Isolazionismo, si sarebbe detto più di un decennio fa, ma vivo e pulsante anche  per via delle sorde percussioni che ammantano un po' tutto il disco.
Davvero degne di attenzione tracce come The last foundry e The drimming of road and rights, che esemplificano perfettamente il Raime-sound: battito indefesso ed irregolare, glitches sparsi, synth profondissimi e qualche sample in sottofondo. Nulla di copernicano, certo, ma che catalizza l'ascolto quanto basta. Magari, in un prossimo disco, un po' più di dinamismo sarebbe augurabile.

giovedì 13 giugno 2013

Nurse With Wound - Salt Marie Celeste (2003)

Secondo alcuni Stapleton è stato uno dei più grandi truffatori della storia della musica, additato di riuscire a perpetrare la sua visione grottesca della sperimentazione da più di 30 anni conservando un rispetto generale da parte degli addetti ai lavori e musicisti di rilievo (Faust, Larsen, Sunn O))) sono solo i primi che mi vengono in mente come collaboratori).
Un lavoro come Salt Marie Celeste sarà senz'altro citato da tali detrattori come uno degli emblemi di questa grande truffa: trattasi di un ora di dark-ambient cosmica scandita da due-note-due di ondata synth-sinfonica, i cui unici contorni sono tre principali rumori: una fredda sirena, una porta che cigola e un ronzio in flanger che direi essere il moto di una bicicletta. Un'ora di una ripetitività diabolica, oserei dire basinskiana.
Il messaggio non è molto chiaro ma Stapleton ha addirittura eseguito dei live di questa suite, a dimostrazione del fatto che ci ha creduto. E ho letto in giro che Salt Marie Celeste è indicato da molti il suo ultimo lavoro rimarchevole. Senza girarci tanto attorno, secondo me l'ascolto è extra-gravitazionale ed anche se manca la sua classica ironia, è imponente e travalica persino gli angusti confini della dark-ambient.


sabato 9 marzo 2013

Lustmord - Heresy (1990)

Non sarà stato il miglior disco di dark-ambient della storia, ma Heresy è senza alcun dubbio un manifesto della collocazione, peraltro sempre schernita dal suo stesso autore.
Va detto, con trasparenza, che checchè ne dica il buon Williams, non è che ci si possa sollevare così facendo spallucce delle proprie emissioni, nel caso di Heresy sotterranee nel vero senso della parola (si riferisce di registrazioni effettuate in cunicoli, rifugi, cripte e quant'altro, nonchè addirittura di fonti organiche di materiale vulcanico!). Tant'è che il riconoscimento generale del suo lavoro l'ha portato a lavorare a getto continuo per l'industria cinematografica e a collaborare con illustrissimi personaggi della scena alternativa (Melvins) e più o meno mainstream (Tool). Ben pochi altri reduci della stagione industriale di 30 anni fa si sono tolti tali soddisfazioni.
Al netto delle premesse, Heresy è una sonorizzazione ispettiva  divisa in 6 tranches del brancolare nel buio, non troppo spaventevole e fluttuante nelle sue viscere. Il picco è costituito dalla n. 5, col suo solenne barrito di 3-note-3 che rintrona ed introduce la laguna melmosa di fauna informe della n. 6. Tutto ciò era stato preceduto da 4 fasi aride, secchissime, ma di sicuro il cuore pulsante dell'opera.
Con buona pace di Williams, che sostiene che questi luoghi sono il riflesso della propria anima. Questa è purissima dark-ambient di scuola originale.

mercoledì 27 febbraio 2013

Locrian - The Crystal World (2010)

Impressionistica fusione di drone-metal e dark-ambient con squarci di post-rock atmosferico per il miglior disco dei Locrian, prepotentemente sbalzati all'attenzione internazionale degli estimatori di tali movimenti.
I due membri fondatori del progetto, Foisy e Hannum, sono insegnanti di college a Chicago. Cosa ne penseranno i loro alunni? L'inizio è dei più minacciosi; Triumph of elimination è sostenuto da drones e feedbacks sub-cutanei, e nell'oscurità grida atroci e rintocchi allucinogeni fanno presagire chissà quali abomini. At night's end continua il tema fino a quando entra in scena il neo-acquisto, batterista Hess, e la chitarra si fa acida e corrosiva. E' uno dei momenti più solenni ed ispirati, che ricorda i migliori Barn Owl.
La title-track fa pensare a qualche corriere cosmico armato di fuzz, Pathogens riprende il discorso infernale con 11 minuti involuti di battiti tribali e trivellazioni concrete. 
Il meglio sta nel finale. Obsidian facades brucia come da filiera drone-metal di alta qualità, ma nel finale sfuma con un melanconico tema di chitarre sognanti, rabbrividenti. Elevation and depths fa ancora meglio, col suo doom-gaze barocco e la coda di chitarra classica, violino ed accordion. Cornice.
Il secondo cd consta di Extinction, estremizzazione kilometrica dei loro drones. 54 minuti sono un po' troppi ma se si prendono come episodio isolato non manca di sollecitare corde dell'inconscio e di affascinare per le trovate shockanti, specialmente nel finale.
A prescindere da questo, il disco è uno dei migliori del genere. Un mondo tenebroso che sa rivelarsi poco a poco, imperioso ma fragile come il materiale di cui è composto.



venerdì 25 gennaio 2013

Khlyst - Chaos Is My Name (2009)


Ancora una volta Plotkin, e sempre grande musica di estremo confine nel suo decennio di assoluto splendore artistico. Questa volta, per Khlyst, in compagnia di una signora norvegese, Runhild Gammelsæter,  che quand'è in primo piano emette growls agghiaccianti e acutizza stridula, come in un ipotetico duello con Alan Dubin.
Scherzi del destino: nel 1994 la vocalist si trovava a Washington per studio e si aggregò per neanche due mesi ai Thorr's Hammer con i giovani Anderson e O'Malley, prima di tornarsene a casa e diventare una biologa.
Chaos is my name è un inferno eclettico diviso in gironi numerici romani, realizzato col prezioso contributo del fido Wyksida in alcuni pezzi. In I, III, V, VII si può udire una specie assurda di math-grind / free-jazz-death convulso ed elastico che fagocita tutto ciò che incontra, con Plotkin impazzito a svisare l'elettrica senza ritegno (come un Creed dell'oltretomba, tanto per dirne una).
Al contrario, i capitoli di numero pari invece sono delle esibizioni di dark-ambient controllata che nascondono chissà quali orrori, lasciati nel sottofondo non udibile. La Gammelsæter si intra-sente in lontananza,  mentre lo spettrale tema ricorrente lascia intendere che quella porta è meglio lasciarla chiusa.
Unica eccezione al percorso, il capolavoro finale VIII che prepetra gli effetti e le distorsioni di Plotkin, le scudisciate di Wyksida e le vocalità, questa volta pure, manipolate e moltiplicate, fino a raggiungere un livello di pathos da pelle d'oca.

venerdì 21 dicembre 2012

Inade - The incarnation of the solar architects (2009)

Dark-ambient policromatica, da parte di un duo tedesco abbastanza veterano: le prime incisioni risalgono ad un ventennio fa.
A volte può destare stupore il constatare che è possibile mantenere fresco e ricco di soluzioni un ambito musicale inflazionato: è vero che il genere in questione è ancora relativamente giovane (escludendo isolate intuizioni degli anni '70, si potrebbe dire che viaggia fra i 25 e i 30 anni), ma sembra davvero arduo ipotizzare commistioni di chissà quale formato.
Pertanto, il lavoro degli Inade si fa apprezzare per la propria varietà, senza esagerare in un verso nè nell'altro, cioè aggiungendo parchi ed essenziali contributi di voci e percussioni e dando un senso di dinamicità all'intero discorso, evitando così di restare fissi nelle fosse melmose degli abusati standard.
Anzi, a tratti verrebbe quasi da mettere in discussione il file under preventivo; un plauso è d'obbligo.

martedì 8 novembre 2011

Æthenor - Deep In The Ocean Sunk The Lamp of Light (2006)

O'Malley-O'Sullivan. Che il nome del primo basti a garantire un minimo d'attenzione?
Di fatto Æthenor è uno di quei (non pochissimi, eh) progetti in cui viene da pensare che il primo non sia uno sperperatore del proprio talento, anzi. Il secondo invece è il tastierista dei Guapo, rivalutatore totale del vecchio Fender Rhodes che qui viene impiantato su un substrato che definire ambient è un po' riduttivo, tale è il fascino morboso che questi 4 movimenti sprigionano.
Completa l'organico un altro tastierista, De Roguin.
I è la loro versione della dark-ambient, con un ciclico risuonare di gemiti, rimpasti di suoni deformi, cunicoli cechi.
II è un sordo droning di astrattismo semi-industriale che fiorisce in una luminosa tavolozza di organo.
III stabilisce il vero parallelo coi Guapo in virata illbient: la litania di Fender inquietante e tintinnante, che gira su sè stessa estenuata fino all'ipnosi.
IV prende una piega psichedelico-esoterica non male, poi si espande in un pallone aerostatico krauto, e finisce con un beffardo carillon che sembra voler comunicare era tutto uno scherzo.
Tutto il disco è pervaso da field recordings di ogni tipo, di bleeps, frequenze basse, sfrigolii disturbanti. Si diceva che O'Malley suona la chitarra? E dove sta 'sta chitarra?
Deep in the ocean lascia con un senso di disorientamento, di thrilling in sospeso, di colpi non inferti. E' proprio qui sta il suo grande fascino, unitamente alle trovate sonore ricche di soluzioni sempre spiazzanti.

domenica 25 settembre 2011

Xela - The divine (2009)

Sembra un titolo ironico. Di divino qui c'è ben poco...Le insistenti campane a festa che introducono questa cassetta lo-fi (sì, esattamente un tape nella sua prima edizione) sono un finto presagio; man mano che sfumano ne subentrano altre ma emettono rintocchi secchi, funerei, mentre in sottofondo voci convulse e stentoree si accalcano, sempre più affannate. Dopo 8 minuti il pastone si amalgama fino a diventare un unico, agghiacciante rumore. Entra un loop dalla vaga sembianza ambientale e risale la china, evapora e dà quasi senso di sicurezza nonostante l'atmosfera tutt'altro che accomodante. Questa era A Corpse Hangs In The House Of The Lord.
Anti-clericale? Blasfemo? Ma no, dai....giriamo il lato e c'è un bel drone siderale affiancato da loops di canti femminili angelici, che si perpetrano in tutto il loro fascino anche oltre il deragliamento del supporto. Meno strutturato del precedente, Of The Light And Of The Stars è uno di quei dark-ambient minimali che vivono di contrasti troppo lampanti per non essere compresi. E' un po' come prendere El camino real di Basinski, svuotarlo della propria purissima innocenza e trasfigurarlo ad uso film horror.
Autore di siffatte malevolenze è Xela cioè John Pel Di Carota Twells, inglese di Manchester di recente trasferitosi negli USA. Nonostante l'aspetto nerd, è davvero poco raccomandabile....