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sabato 4 maggio 2019

Phantomsmasher ‎– Phantomsmasher (2002)

Un anno dopo il varo del progetto, Plotkin rilanciava anche col nome: da spacca-atomi a spacca-fantasmi, per un vortice ancor più azzardato, un punto di non ritorno che infatti segnò la fine di questo lato sardonico ed impazzito del chitarrista; di lì a poco avrebbe fondato il più grande gruppo doom della storia.
Svariate soluzioni pervadono Phantomsmasher, che si lancia con un inedito glitch-grind, un elettro-metal per androidi, abrasivo ma persino raffinato a tratti (le linee chitarristiche pulite, dal gusto vagamente avant-wave), un art-core venato di follia digitale. Dopo qualche ascolto molti punti restano irrisolti: ma dove voleva arrivare Plotkin? In un bilancio complessivo, forse un filo inferiore ad Atomsmasher, ma che coraggio...

giovedì 26 novembre 2015

Atomsmasher ‎– Atomsmasher (2001)

Durante la sua carriera di sagace sperimentatore delle musiche violente, Plotkin ha avuto una breve fase alla testa di Atomsmasher, trio con un batterista ed un vocalist. Nulla di più differente da quanto inaugurò poco più tardi con i Khanate.
Sembra di trovarsi all'interno di un videogame di quelli sparatutto, dai ritmi impossibili e dalla schizofrenia più incontrollabile. Una sorta di cyber-grind da cartone animato, animato da inarrestabili manipolazioni elettroniche e con un ronzio quasi fisso stile-trapano che rende instabili tutte le frequenze alte.
Davvero difficile da descrivere, Atomsmasher è un esperienza di panico che va vissuta senza soste, per capirne meglio il (non)senso. Come l'ha definita brillantemente PS, questo è un suicidio musicale.