Magistrale riproposizione dal vivo dell'ultra-austero Field Of Reeds, registrato con l'ausilio di un'intera orchestra, d'altra parte necessaria per dare una versione fedele dell'originale (d'altra parte, al 98% in copia carbone). E' sembrata quasi la trasposizione ai giorni nostri del trionfale disco dal vivo che negli anni '70 santificava e portava in gloria la carriera dei grandi gruppi rock, se non che la perfetta esecuzione, ai limiti dell'asetticità, lo fa sembrare un live in studio. Poco da dire sul materiale, con The light in your name e Island Song in vetta al resto, apici del loro art-reed-rock qui giunto alla fine di un ciclo. Nel bis un paio di estratti dal (non apprezzato da me) precedente + un ottimo inedito, Spitting Stars. Isolati su un inevitabile piedistallo.
sabato 18 marzo 2023
These New Puritans – Expanded - Live At The Barbican (2014)
venerdì 11 marzo 2022
Peter Broderick – Float (2008)
Autore e polistrumentista americano piuttosto prolifico (oltre 50 titoli da solo + una trentina in un paio di band, nell'arco di 15/16 anni), che per qualche motivo mi è sempre sfuggito nonostante diverse uscite su etichette di buon prestigio e buoni riscontri più o meno ovunque. Con Float, all'epoca poco più che ventenne, PB si rivelava per mezzo di una neo-classica-cameristica piuttosto elegante ed austera, formalmente quasi impeccabile, guidata quasi sempre dal piano acustico ma in grado anche di sviare su più fronti grazie all'autentico arsenale di strumenti suonati dal giovane, e in alcuni tratti anche da suoni concreti e qualche beat elettronico.
Lo stile è più o meno quello cinematico di Eluvium, Library Tapes ed affini, ma è percepibile che PB ha una maggiore fondatezza tecnica ed esecutiva. Ora, il disco è gradevole ed è difficile muovere delle critiche o andare a scovare delle pecche precise, però....Non vorrei che fosse proprio quella maggiore padronanza tecnica a farmelo scivolare un po' di più addosso, mentre invece proprio i contemporanei Library Tapes ed Eluvium brillavano anche grazie all'umanità ed alle imperfezioni. L'ho buttata lì, senza tanto peso.
giovedì 2 settembre 2021
Library Tapes – Europe She Loves (2016)
Era inevitabile che David Wenngren prima o poi venisse chiamato a fare una soundtrack, anzi, considerato il lasso di attività, il momento è stato fin troppo tardo. Merito di un regista svizzero che nel 2016 ha realizzato la pellicola omonima (che mi piacerebbe visionare, ma dubito sia stata riversata in italiano...), che ascoltava la sua musica mentre scriveva la sceneggiatura. Per l'occasione, DW mette da parte l'amato piano acustico e si dedica a organo, bordoni di synth sinfonico e tintinii simili al vibrafono. Durante la lavorazione, l'intuizione brillante di chiamare Julia Kent e coinvolgerla per ispessire ed impreziosire l'assetto (esempio la meraviglia di Silhouettes). Risultato finale, un assieme di servizio che ha visto tornare DW ad uno stato di forma stellare, dopo un periodo un po' silenzioso e poco incisivo, ma che ha vita propria come tutte le colonne sonore che si fanno rispettare.
mercoledì 1 luglio 2020
Richard Skelton – Border Ballads (2019)
venerdì 31 agosto 2018
Scream From The List 74 - Igor Wakhévitch – Logos (1970)
domenica 15 gennaio 2017
Arvo Pärt – Tabula Rasa (1984)
(Sul tubo la versione è censurata per motivi di copyright, la sottostante è quella che più si avvicina)





