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domenica 30 ottobre 2022

Fishmans ‎– Uchu Nippon Setagaya (1997)


No, non mi illudevo di trovare qualcosa di simile al diamante Long Season, perchè la scheda di PS è stata fin troppo chiara: i Fishmans erano un gruppo pop a tutti gli effetti, cresciuto per cercare il successo e compiacere il pubblico di casa. La storia racconta che non ci arrivarono e furono brutalmente costretti al finecorsa per via della prematura morte del cantante, ma questo è un altro discorso. Intanto il successore di Long Season tornava a modelli compositivi più standardizzati, ma metteva comunque sul palco una band che, pur confinata in una produzione molto mainstream, riusciva a coniugare il proprio spirito libero e rilassato con composizioni genuine e accattivanti senza essere troppo zuccherose come il j-pop più canonico. La ragione è semplice: erano ottimi musicisti e trovavano soluzioni armoniche ricercate. Dream-pop, trip-hop, funk, dub-reggae, soul, pop sinfonico, quello dei Fishmans era un citazionismo-situazionismo brillante e sofisticato. Vien quasi da ipotizzare che ci sia stato un motivo per cui non sfondarono presso il grande pubblico trasversale: a pensarci bene, questa è musica adulta anche per noi occidentali.

lunedì 23 dicembre 2013

Stateless - Matilda (2011)

Più o meno unanimi i cori di mezza delusione per Matilda, e immagino quanto possa essere stato ingrato agli occhi degli Stateless vedersi continuamente richiamati al primo disco ed ai colpi da ko che assestava. Al punto che quasi mi dispiace accordarmi a quel vociare, ma certe considerazioni sono inevitabili. L'ambizione del gruppo di evolversi e mischiare le carte ha finito per soffocare il grande talento melodico, rendendo il disco discontinuo e troppo altalenante.
Curtain calls apre già con un segnale: l'intro è sommessa e bellissima, ma al momento del chorus un pesante meccanismo rompe la magia e l'inciso è ruffiano oltre misura. Le contraddizioni si scontrano non stop: ad alcuni pezzi orribili come Ariel, I'm on this o Visions ne rispondono stupendi come Miles to go, Song for the outsider, I shall not complain, memori dell'esordio e con la sapienza della maturità. La freschezza sembra essere andata un po' persa, ma più che una ricerca del successo forse li ha danneggiati la voglia di non farsi bollare come epigoni dei Radiohead. Ma mi sento ottimista e mi aspetto grandi cose per il ritorno.

domenica 1 dicembre 2013

Sneaker Pimps - Splinter (1999)

Coraggio da vendere, quello in dote a Howe e Corner i fondatori di SP: dopo il relativo successo commerciale di Becoming X, cacciarono la suadente vocalist ed attenuarono drasticamente l'impatto danzereccio delle ritmiche, quello elettronico negli arrangiamenti in favore di uno spleen-pop di ottima qualità. In due parole, un sostanzioso anticipo di quanto fecero gli Stateless ben 8 anni dopo, e perchè negarlo? Suona anche un po' radioheadiano, nelle pieghe più emotive di bellissimi pezzi semi-acustici come Splinter, Empathy, Lightning field. Ma il meglio lo davano ancora quando il passo si faceva trip-hop, i samples si facevano nebbiosi ed uscivano gemme come Half life, Flowers of silence, Cute sushi lunches
Attenzione. ho scritto bene: radioheadiani un anno prima di Kid A.

giovedì 8 luglio 2010

Cinematic Orchestra - Man With A Movie Camera (2003)

Non male l'intenzione di fondere jazz ed elettronica, lounge e melodie suadenti da parte di questo ensemble inglese. Oltre agli strumenti tradizionali (batteria leggera e/o spazzolata, contrabbasso, fender rhodes, archi, fiati), la dose massiccia di samples e beatboxes contribuisce a ricreare un ibrido complessivo dal fascino tutto particolare. Quando il giochino riesce bene (The awakening of a woman, Dawn, Evolution, Theme de yoyo) le arie sono ispiratissime e coinvolgenti. I suoni sono perfetti e levigatissimi, gli arrangiamenti ricchi e ben studiati.
Soltanto che sulla lunga distanza il disco soffre di un certo manierismo, della mancanza di un impennata che faccia increspare la superficie elegantissima e composta di quello che, in fondo, è un perfetto sottofondo per cene e/o aperitivi. Con questo non voglio certo dire che trattasi di un brutto disco, tutt'altro, ma forse non è propriamente un genere che incontra le mie grazie...

(originalmente pubblicato il 30/03/2010)