Si sa, Ys è una bestia senza tempo, che non muore mai e ciclicamente si ha bisogno di relative somministrazioni. Nel corso di quasi 50 anni l'orgoglioso ed indefesso Leone si è occupato di ridare esso vita sul palco, con le dovute ed inevitabili differenze. Nel 1996 Trys fu un primo tentativo, non molto riuscito a dire la verità. Andò meglio nel 2000 nell'ambito del famoso festival prog statunitense. Il revival ha trovato una nuova puntata in questa esibizione del 2018 (46 anni, mica 25!), con l'ottima sezione ritmica Spilli-Salvatori. L'impressione dominante è costituita da Leone stesso, che a più di 60 anni sfodera una prova vocale superba, anche se non saprei dire quanto inaspettatamente. Per il resto, com'è ovvio Ys viene srotolato come nei casi precedenti, con pregi e difetti: l'irreversibile assenza della chitarra (sarebbe stato il mio sogno) ed un suono di tastiere molto diverso dall'originale. A seguire un paio di recuperi graditi, Donna Vittoria e La discesa nel cervello, mentre stendiamo un velo sulla danzereccia Diaframma. Imperdibile infine il lungo monologo di Leone ai saluti, che molto bonariamente definirei l'invettiva esilarante di una cariatide nei confronti del mondo musicale moderno, per il quale tra l'altro sono d'accordo quasi su tutto.
lunedì 1 agosto 2022
Balletto Di Bronzo – The Official Bootleg (2020)
martedì 15 febbraio 2022
Banco Del Mutuo Soccorso – Darwin! (1972)
Completa la fulminea trilogia d'esordio, per il cinquantennale. Incastonato fra l'iconico salvadanaio e l'insuperabile Io sono nato libero, Darwin! si materializzò come concept sull'evoluzione umana primitiva, sgranando il compatto progressive in un miscuglio in cui confluivano svariate influenze (il jazz in Danza dei grandi rettili, il folklore in Ed ora io domando tempo al tempo...., la romanza piano/voce in 750.000 anni fa). La posizione dominante (e più confortevole) venne rilocata nelle sincopi di Cento mani e cento occhi, Miserere alla storia e La conquista della posizione eretta, nonchè alla suite L'evoluzione, il quarto d'ora consegnato alla gloria che superava a destra il predecessore giardino del mago. E di nuovo, fino alla noia, a forza di menzionare Di Giacomo e i Nocenzi, sollecito il plauso all'implacabile sezione ritmica ed al chitarrista Todaro, che di lì a poco verrà avvicendato.
lunedì 7 febbraio 2022
Genesis – The Lamb Lies Down On Broadway (1974)
Ho sempre avuto dei problemi con questo mastodonte; troppo lungo, troppo complicato, dal suono troppo compresso se paragonato a Selling England, simbolo del passaggio dalla fase gloriosa alla decadenza (e non necessariamente per l'addio di Gabriel), addirittura trovavo fastidioso il suono dei timpani e dei tom di Collins. Ne apprezzavo gli estratti dal vivo, ma preso nella sua interezza non sono mai riuscito ad amarlo come gli altri.
Ma come accade nella musica, l'ascolto superficiale non è mai portatore di giudizi ponderati. E' chiaro che The Lamb venne architettato sulle esigenze del racconto tematico, e certi passaggi strumentali furono necessari per questioni scenografiche. E proprio in un anno di spartiacque importante per il progressive, i Genesis trovarono la forza, in mezzo a tante correnti contrarie, di rimettersi in discussione con uno sforzo gigantesco. E basterebbero Carpet Crawlers, Hairless Heart, In The Cage, The Light Dies Down, Back In NYC per certificare che erano in ottima forma per essere già dinosauri.
giovedì 23 dicembre 2021
Miasma & The Carousel Of Headless Horses – Manfauna (2007)
Mini di 20 minuti, purtroppo rimasta l'ultima testimonianza in studio di questo eccellente quintetto che due anni prima fece la comparsa con il fenomenale Perils. Il side project dei Guapo, con O'Sullivan impegnato alla chitarra e Dave Smith alla batteria apocalittica, trovò qui un canto del cigno all'altezza, che avrebbe meritato assolutamente un proseguimento. Tre pezzi: Manticore, elaboratissimo e ricco di spezie balcaniche in tipica ambientazione da fine del mondo guapiana. Taus, sinistra e greve soundtrack di cuscinetto. Garp Gadriel, si apre leggiadra con piano e violino (a me ricorda certe partiture di Roger Eno!), e poi monta la grandeur guapiana progressivamente fino al climax finale. Spettacolare.
giovedì 25 novembre 2021
Ange – Le Cimetière Des Arlequins (1973)
Li definirei il corrispondente del Banco di oltralpe, con tutte le dovute specifiche: ottimi musicisti ma concentrati più sulle ambientazioni che sullo sfoggio di tecnica, dotati di fantasia e teatralità, dotati di partiture non troppo complesse, crepuscolari, a tratti tremebondi ma poi capaci di momenti di alto romanticismo. Il parallelo non si ferma qui: a guidare il gruppo due fratelli tastieristi. A voler essere pignoli, vero che non c'era nessun omone al microfono, bensì cantava uno dei sopracitati, e lo faceva in modo egregio. Con questo secondo album, si imposero come alfieri nazionali del Prog ortodosso. La peculiarità tecnica che spicca è un organo effettato travestito da mellotron che rende il suono più pieno e rotondo.
E pensare che il disco si apre con una straniante e marziale cover di Jacques Brel; a non saperlo prima, si direbbe un loro originale. Il pezzo forte del lotto è Bivouac, divisa in due parti, con una progressione quasi hard da brividi, ma brillano molto anche De Temps en Temps e Aujourd'Hui....Il pozzo transalpino è ancora colmo di tesoretti da scoprire, mi sa.
venerdì 27 agosto 2021
Screams From The List #99 - Gash – A Young Man's Gash (1972)
Quartetto tedesco, che come nella sventura comune a tanti gruppi europei di stile progressive finirono per essere delle meteore con un solo album in discografia. Provenienti da Brema e guidati dal tastierista cantante compositore Peters, realizzarono A Young Man's Gash nell'indecisione stilistica. La facciata A infatti include 3 pezzi piuttosto ruffiani, per certi versi simili ai coevi Atomic Rooster, con qualche spruzzata di americanate non proprio irresistibile (inclusa l'imitazione di Joe Cocker, evitabile).
Girato il piatto, però, avviene il piccolo miracolo e sembra di vivere uno split-album. La suite di 20 minuti che porta il nome del disco è una cavalcata avvincente, contrassegnata da diverse fasi, reminescente Colosseum, Genesis, e persino Hawkwind nell'allucinata fase centrale. Un gran bel viaggio che valeva il prezzo del ticket, anche per gli intarsi sinfonici, mai preponderanti perchè ben dosati in brevi razioni.

















