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mercoledì 1 dicembre 2021

Braen's Machine ‎– Temi Ritmici E Dinamici (1973)

 

Il secondo album della premiata ditta Alessandroni (aka Girolamo Ugolini) ed Oronzo De Filippi (aka Awake) non fu una replica della scatenata hard-library di Underground, bensì una più canonica rassegna di strumentali di sonorizzazione in guisa light, tutti di 3 minuti, con probabile focus sull'attività sportiva, come intuibile dalla cover e da alcuni titoli. Competizione, Attività all'aperto, Esercizi Ginnici, Allenamento, eccetera eccetera.

Una facciata a testa ed il vinile è diviso in due come una mela. Meglio quella di Alessandroni, raffinato ed ispirato come gli capitava spesso in quegli anni, capace di snocciolare composizioni elegantissime per sezione ritmica, chitarra discreta ed ornamenti di moog, celesta (o spinetta) e flauto. Più paciosa e gigioneggiante quella di De Filippi, che immagino abbia utilizzato gli stessi session men. L'impressione finale è comunque quella di un disco coeso, che come una macchina del tempo ci teletrasporta nell'Italia post-boom, per una mezz'oretta abbondante di purissimo gusto.

sabato 24 luglio 2021

Nyx Nótt ‎– Aux Pieds De La Nuit (2020)

 

In assoluto ciò che ho ascoltato di più nel secondo semestre del 2020, di conseguenza il mio disco dell'anno. In fondo, me lo sentivo che l'addio di Lucky Pierre fosse soltanto la chiusura di una porta che a sua volta ne avrebbe aperta un'altra, che si chiama Nyx Nótt. Imprinting francese per l'esordio Aux Pieds De La Nuit, spero il primo di un altra lunga serie cinematica di Aidan Moffat, con una stupefacente carrellata di suoni notturni, squisitamente vintage, di arrangiamenti raffinatissimi, di archi drammaturgici e vellutati. Quasi zero l'elettronica; il suo trovarobato non è mai stato così maniacalmente curato, e compassato direi, visto il sostanziale equilibrio umorale, scevro quindi dai picchi up & down che caratterizzarono la seconda fase di LP.  Difficile scegliere gli highlights per un capolavoro del genere, direi la chitarra morriconiana di The Prairie, il vortice pianistico di Shirley Jackson on drums, l'intro atmosferica ed i fiati di Mickey Mouse strut. La versione ivi offerta include una preziosa bonus track altrimenti non disponibile, la variante soft-tribal di Damascene Slap.  

domenica 19 luglio 2020

Egisto Macchi ‎– Nucleo Centrale Investigativo (1974)

Soundtrack per una serie TV, ovviamente poliziesca, del 1974 per l'Egisto nazionale, ai tempi molto dedito ad operazioni diciamo meno nobili, che si andavano ad intersecare con prodotti più ambiziosi ed avanguardistici. Ma sappiamo bene ormai che quella mente illuminatissima sapeva trasformare anche la più banale della commissione in qualcosa di magico.
NCI parla soprattutto la lingua della suspance opprimente, del thrilling tangibile di cui spettatore diventa preda, delle micropunte di archi e percussioni, seppur votato molto poco alle dissonanze e quindi meno coraggioso delle sue opere che ci hanno sbalordito. E' una raccolta in cui il basso elettrico ha una sua importanza in alcune tracce, con la comparsa addirittura di una sparuta e desolata chitarra, pertanto è un Macchi diverso dal solito, che lascia il segno come sempre. 
Ristampato nel 2015 dalla Cinedelic, che ha avuto la simpatica idea di allegare al vinile una paletta poliziesca sagomata.

mercoledì 20 maggio 2020

Ataraxia – The Unexplained (Electronic Musical Impressions Of The Occult) (1975)

Certamente non l'act gotico italiano uscito negli anni '90, bensì Mort Garson, compositore statunitense e pioniere del Moog a partire dagli anni '60 con un capitolo isolato a nome Ataraxia che, come da sottotiolo, sonorizza impressioni dell'occulto. Ed è un irresistibile lotto di tracce effervescenti, di girandole elettroniche che, seppur dal suono inevitabilmente antico, riscontra anche qualche anticipazione della techno-trance di un 15 anni dopo, grazie alle ritmiche ossessive ed in qualche caso con pompa-cassa, come nella title-track. Gradevolissimo.

lunedì 20 aprile 2020

Armando Sciascia - Mosaico Psichedelico (Recordings 1970-74)

Venti minuti di Sciascia compilato in un CD antologico di una ventina d'anni fa dalla Giallo Records, ben prima della riscoperta generale library. Gli altri protagonisti della raccolta sono nomi più oscuri, o comunque meno ricordati.
Due i titoli da cui derivano gli estratti: Impressions In Rhythm & Sound del 1970 e Violin Reactions del 1974. Nell'arco di quel lustro Sciascia trovò il migliore smalto per le sue sonorizzazioni, per poi progressivamente abbandonare la musica suonata e dedicarsi al lato più imprenditoriale.
Il primo segmento è furiosamente creativo: Aciclico apre con un tema sinistro dal tempo dispari, con rintocchi pianistici lancinanti, ed il violino elettrico di Sciascia a svisare delirante. Un autentico sisma è Circuito Chiuso, ossessivo loop ritmico con basso ultra-marcato e spinetta acida. Il mare della tranquillità è un bacino lisergico che riflette allucinazioni sonore. Eccentrico e Dielettrico sono brevi temi sardonici ed effervescenti, contrassegnati da un mood inquieto per quanto fisicamente pressante. 
Neanche 5 minuti per Violin Reactions, che programmaticamente vedono Sciascia in solitudine, in una specie di one-man-chamber-band dai toni spettrali (Reagente) e schizzati (Enantiomorfo). Musica, maestro.

lunedì 26 agosto 2019

Daniela Casa ‎– Arte Moderna (1975)

Come mi auguravo in sede di Sovrapposizione di immagini, si susseguono le ristampe della Casa, sia delle sonorizzazioni col marito Ducros che quelle create in solitudine, come questo Arte Moderna del 1975. Quattordici quadretti di massimo 3 minuti, non meno che eleganti nelle espressioni più pastorali e bucoliche, non meno che formalmente perfetti in quelle più atonali ed avanguardistiche. E' proprio quest'alternanza circolare di umori a stabilire la cifra stilistica di questa grande compositrice, seppur (come fa pensare il titolo, d'altra parte) l'aspetto più ambizioso e meno melodico alla fine sia predominante.

venerdì 5 luglio 2019

Gerardo Iacoucci ‎– Industria - N. 1 (1972)

Ristampa della Intervallo del 2017, uno dei pochi Iacoucci realmente di servizio, come recitano le note di copertina dell'originale Canopo del 1972. Le immagini e le situazioni del nostro tempo devono essere commentate da sonorità vere che bene esprimano la realtà sonora dell'epoca in cui viviamo. Siamo andati nelle fabbriche e nelle officine ed abbiamo registrato il rumore delle macchine sul quale abbiamo sovrapposto dei particolari effetti musicali eseguendo poi un accurato mixage dei suoni. Il disco che vi proponiamo è quindi il risultato di questo nuovo esperimento discutibile forse, ma senz'altro interessante. La fabbrica dunque è la reale protagonista di questi brani e pertanto non abbiamo voluto influenzare l'ascoltatore con titoli specifici dati a ciascun brano perchè sarebbero necessariamente risultati troppo approssimativi.
Non serve aggiungere un granchè. Iacoucci svisa sopra queste sonorità col suo piano schizoide ed ottempera allo scopo prefissato con proverbiale maestria. 

martedì 19 marzo 2019

Braen's Machine ‎– Underground (1971)

Così come Armando Sciascia si fece il gruppo rock con quel gioiellino che fu Distortion, lo stesso fece Alessandro Alessandroni in combutta con Oronzo De Filippi, coautore di questo primo episodio a nome Braen's Machine. Ma a differenza del violinista abruzzese che mantenne l'anonimato anche degli esecutori, qui il chitarrista romano scese in campo alla testa di un quartetto di jazzisti, armato di sei-corde ultra-elettrica, in veste di guitar hero scatenato, con uno stile curiosamente affine a Michael Karoli dei Can.
Il disco manco a dirlo è una goduria, una sorta di hard-library sorniona e sgusciante, una specie di lounge-core didascalica ed esaltante, con i 3 musicisti a supporto non meno invasati di Fischio, (sezione ritmica a dir poco superba), come se il Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza si fosse messo in testa di lasciar perdere l'avanguardia e si dedicasse alla sonorizzazione pura e tradizionale. Nove temi saltellanti su cui si mormora abbia messo le mani anche Piero Umiliani, di sottofondo lussuoso ed urticante eleganza.

venerdì 15 marzo 2019

Fabio Fabor ‎– Aleatoric Piano Collages (1970)

Album cult della prima library ad opera di un master della categoria (di lui ho già disquisito in occasione dell'altro pezzo forte della sua discografia, Pape Satan). Come da didascalico titolo, si tratta di una serie di schizzi pianistici dalla componente aleatoria molto marcata, più o meno equamente divisi fra piano preparato e normalmente suonato. Dodici numeri, tutti molto brevi come da manuale, di pura ed altissima classe sonorizzante: le atmosfere sono inquietanti, le interferenze fisiche sulle corde interne donano effetti spigolosi e raggelanti, interrotte da poche ma ben poste sonatine vagamente romantiche.
Un flusso magistrale che stranamente (o forse per motivi di diritti) non è stato ristampato; se dovessi indicare un modello di musica astratta, credo che nominerei questo capolavoro.

giovedì 27 dicembre 2018

Narassa ‎– Tensione Dinamica (1974)

Episodio per così dire minore della library nazionale, generalmente poco citato nei servizi speciali dedicati. Dietro lo pseudonimo si celava il sassofonista Sandro Brugnolini, che resta più che altro ricordato per la coppia Over e Underground del 1970, più legato allo spaghetti-lounge-sound in auge in quegli anni, in tema di sonorizzazioni e soundtracks. Tensione dinamica ha comunque ottenuto il riconoscimento della ristampa in vinile in anni recenti, più precisamente nel 2016 da parte della milanese specializzata Intervallo. In esso si alternano disincantate e languide bosse, pseudo-jazz da scena carica di suspence, acquarelli astratti alla Fabio Fabor, striature di oscillatori, rasoiate drammatiche di mellotron; un prodotto nella media, più indirizzato ai completisti che ai novizi. Attenzione; per media intendo una che resta altissima, e con disinvoltura.

sabato 3 novembre 2018

Oronzo De Filippi ‎– Meccanizzazione (1969/71)

Nel suo manifesto Blowuppiano sulla Library (#158/9), Valerio Mattioli data Meccanizzazione anno 1969 contro il 1971 di Discogs. Sottigliezze? Può darsi, in confronto all'opinione del grande giornalista romano; scrive egli infatti che più che rievocare i ritmi dell'industria, il disco fa pensare più a Capri.
L'oscuro Oronzo De Filippi è accreditato in pochissime pubblicazioni dell'epoca e soprattutto non si sa nulla di lui. Googlando il suo nome escono più che altro pagine in inglese, e peraltro tutte entusiastiche. Non potendo ricavare altre info, giocoforza ci rilassiamo all'ascolto di questa mezz'oretta scarsa di godevolissima jazz-lounge-bossa che trasudano italianità da tutti i pori. Poi è chiaro che viene in mente più la costiera amalfitana che una fabbrica, ma dev'essere questo necessariamente un limite?

giovedì 23 agosto 2018

Heroin In Tahiti ‎– Sun And Violence (2015)

Fra alti (l'insuperato Death Surf) e bassi (poco entusiasmanti Canicola e lo split con Ensemble Economique) continua il lavoro di modernariato psichedelico di Mattioli e De Figuereido. Il loro penultimo lavoro Sun And Violence per fortuna rientra tra i primi, e vede il duo alle prese con una forma di library acida e contorta, ricca di fascinazioni sia cinematografiche che spiritatamente occultiste. Doppio vinile che si impone fra i prodotti più interessanti (seppur innocentemente passatisti, a dispetto delle moderne tecniche di registrazione) degli ultimi anni in terra italica. Spiccano le fascinazioni tribal-western di Superdavoli e Black Market, la magnifica ipnosi di Spinalonga, la concitazione corrosiva di Arena 2, il naufragio a base di mellotron di Costa Concordia. Pure allucinazioni, però una durata inferiore non avrebbe guastato....

giovedì 26 aprile 2018

Farlocco ‎– Tecnologia (1974)

Nello splendido Superonda, Valerio Mattioli giustamente dedica un lungo capitolo alla Library e spiega un retroscena alquanto curioso su questa ormai storica saga italica: ai tempi la Rai pagava un compenso per ogni passaggio in onda, e le decisioni sui materiali da accoppiare alle immagini spettava ad alcuni direttori artistici che in gran parte erano i compositori stessi; aggirando la regola del conflitto d'interesse per il quale un direttore non poteva assegnare musiche da egli stesso composte, si era generato così un circolo vizioso a base di scambi di favore fra questi musicisti che quasi sempre erano regolarmente assunti dall'emittente nazionale. Una questione tipicamente italica, mi verrebbe da dire, ma in fondo resta soltanto un retroscena e non va ad inficiare un testamento di portata che forse solo oggi, in termini di riscoperta, possiamo quantificare.
Il motivo per cui invece a volte i compositori si celavano dietro uno pseudonimo, invece, era legato a motivi contrattuali. Il nickname Farlocco è alquanto esilarante, ed era appannaggio di Stefano Torossi, un prolifico autore di colonne sonore diciamo sul versante più leggero del settore. Tecnologia invece faceva sul serio, allo stesso modo in cui lo faceva Giorgio Zanagoria Carnini oppure Amedeo Di Jarrell Tommasi. Pare infatti che fosse quest'ultimo l'esecutore materiale del disco, un allucinata sequenza di ritmi ossessivi ipercinetici (proto-techno, e cos'altro?), vortici inarrestabili, sbuffi meccanici, loop sintetici, ben pochi passaggi musicali in cui brillano le incursioni di mellotron, uno strumento piuttosto inedito per il settore. C'è poco da fare, abbiamo scovato un'altro capolavoro (ristampato una prima volta in Inghilterra nel 2008 e in Italia nel 2016); e continuiamo a scavare allegramente in questa miniera.

venerdì 23 febbraio 2018

Egisto Macchi ‎– Pittura Contemporanea / Pittura Moderna N.1 & 2 (1975)

Continua imperterrita l'opera della Cinedelic, che nel giro di appena due anni si è resa protagonista di ben 8 fra ristampe e recuperi dalla polvere di materiale del benemerito maestro Macchi. Imponente in questo caso l'operazione dedicata alla pittura, con ben 3 vinili di sonorizzazioni registrate nel 1975, di cui soltanto Contemporanea aveva visto la messa su disco all'epoca.
Se di Macchi abbiamo potuto apprezzare maggiormente le opere più visionarie, avanguardistiche ed incompromissorie, non dobbiamo dimenticarci che anche in ambito neoclassico ha avuto la sua voce in capitolo e questa trilogia giganteggia come esempio, e non abbiamo scandagliato neanche la metà della sua discografia. E' una miniera di partiture surrealistiche, melanconiche, disincantate, meditabonde, e come capita alla migliore library, immaginiamoci di entrare in una infinita galleria d'arte dove possiamo gustarci tutto il meglio delle correnti, senza fiato ma senza fretta. 
Gemme di altre epoche.

venerdì 11 agosto 2017

Alessandro Alessandroni ‎– Industrial (1976)

Grazie alla fascinazione dei Demdike Stare ed Andy Votel ed alla loro etichetta Dead Cert Home Entertainment, nel 2015 è stato riesumato questo concept-library del maestro Alessandroni originalmente registrato nel 1976, esattamente quando i Throbbing Gristle stavano progettando e preparando l'avvento della musica cosiddetta industriale.
E' scontato che i concetti e le premesse di partenza per il Fischio fossero ben diversi rispetto a quelli degli inglesi, ma quanta avanguardia in questo vinile....Nella tematica dell'industria fu un vero specialista, infatti nella sua discografia appaiono ben tre titoli di sonorizzazione inerenti all'alienazione da lavoro. Programmatica anche la cover, con un picchio intento a lavorarsi la colonna portante di una croce di legno; 16 numeri da 2-3 minuti, comune denominatore il nervosismo, l'ossessività dei motivi, la maestria nel saper convertire frasi in partenza melodiche (piano, synth e chitarra) in grumi viscosi di tensione, con l'aggiunta di percussioni ed elettronica che restano generalmente sul sottofondo ma risultano fondamentali (e lungimiranti) nell'assieme. Un titolo su tutti, Asicronia con quel ritmo strascicato che anticipa il trip-hop di circa una ventina d'anni.

sabato 20 maggio 2017

Vittorio Gelmetti ‎– Musiche Aleatorie ‐ Collage ‐ Memorie (1971)

Sperimentatore atipico, fuori dal gruppo e dalle cerchie, Gelmetti rappresentava un'anomalia già per le sue origini: si era dato alla musica tardi, dopo essere diventato geometra (!). Nonostante gli ostracismi che incontrò lungo il suo percorso (come raccontato da Mattioli nel suo illuminante Superonda), si distinse per la sua determinazione e arrivò a traguardi ragguardevoli, lavorando a lungo col teatro, con la Rai e ripetutamente anche in giro per l'Europa. Per me, relativo profano di queste sperimentazioni, il nome di Gelmetti resta indissolubilmente legato a Deserto rosso, il capolavoro di Antonioni al quale eglì fornì una colonna sonora allucinante. Il suo rapporto col cinema restò comunque marginale, e come tanti altri sperimentatori del dopo guerra sono state poche le sue testimonianze discografiche; questo suo primo vinile su CAM del 1971 penso che sia un buon bignami delle sue composizioni, fra sinfonismi dell'assurdo, suoni concreti, vocalismi spauriti, tonfi nel buio e partiture circospette. Un passo fuori dalle sonorizzazioni, un'altro fuori dalla library più convenzionale, due passi dentro il circolo dei compositori "formulari".

martedì 8 novembre 2016

Egisto Macchi ‎– Il Deserto (1974)

Prezioso recupero ad opera della Cinedelic, etichetta nostrana specializzata in soundtracks, che l'anno scorso ha ristampato in vinile questo lavoro mirabile del maestro maremmano, ormai sempre più giustamente tributato e riscoperto. Come del resto tutta la sua discografia concentrata nei '70, Il Deserto è ad alto tasso avanguardistico ma è sicuramente meno aggressivo e/o ostico di altri che lo hanno preceduto. E' un compromesso miracolosamente bilanciato fra musica sinfonica (con speciale attenzione alle partiture per i fiati), tribalismi, droni siderali di synth, qualche momento di armonie che risolleva dallo stato ansiogeno che regna sovrano (diciamo che nel filmato di riferimento potrebbe essere corrisposto con l'arrivo in un'oasi...). Certo è che, se chiudiamo gli occhi, possiamo immedesimarci brancolare per il Sahara, visualizzare i miraggi, le tempeste e le montagne di sabbia, per poi piombare nel freddo della notte, socializzare con gli indigeni, e quant'altro. Ovviamente imperdibile per i cultori.

giovedì 10 dicembre 2015

Teisco ‎– Tuscan Castle And Country Seat (1978)

Castelli e ville toscane in Italia, si chiamava il documentario o la serie in questione. Dietro il (non felicissimo, diciamocelo) monicker delle chitarre giapponesi si celava il polistrumentista Marco Melchiori, altrimenti detto Rimauri, librarysta attivo dalla metà degli anni '70 e omaggiato recentemente di qualche ristampa dalle australiane Dual Planet e Roundtable.
Abbastanza stravaganti, queste ville e questi castelli. Si penserebbe a qualcosa di più bucolico e agreste, per gli incantevoli scorci toscani, invece Melchiori si rivelava un freak intento a destreggiarsi fra caracollanti atmosfere tardo sixties, digressioni chitarristiche di retaggio psichedelico, qualche incursione cosmica con synth fischianti e soprattutto la lunghissima Old Colours, elucubrazione pianistica seriosissima e drammatica nonchè citata come sigla della trasmissione...
La coesione collettiva è pari a zero, al punto si direbbe più una raccolta; però stranisce ed incuriosisce a tal punto che diventa irresistibile.

domenica 22 novembre 2015

Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza ‎– Eroina + Niente (1971)

Quasi nessuna parola in aggiunta a quanto riportato da Vlad per quanto riguarda Niente nè per quanto riguarda la storia generica del Gruppo, col celebrato The feed-back in primo piano.
Entrambi i dischi ivi trattati furono registrati nell'autunno del 1971 e stampati nel 2010/11 dalla gloriosa Cometa Edizioni Musicali. Non è dato di sapere se furono pubblicati all'epoca, quindi l'utilizzo library del materiale è più che un sospetto fondato. Niente è un trattato di fisica astratta; impossibile non notare la somiglianza della batteria di Restuccia con quanto Liebezeit compiva con i Can, ma si tratta di contemporaneità ed è quasi stupefacente. Eroina è un deliquio di sballi rovinosi e tortuosi, degna colonna sonora di menti geniali al servizio della causa descrittiva. Forse qualcuno di loro aveva avuto esperienze con la sostanza e l'aveva filtrata attraverso la messa in disordine musicale?
Avanti, ancora oggi.

giovedì 15 ottobre 2015

Daniela Casa ‎– Sovrapposizione Di Immagini (2014)

La nazional signora Library giustamente tributata dalla label inglese di settore Finders Keepers con una compilations uscita l'anno scorso, su vinile. Diciassette tracce pescate da 4 album diversi, fra cui quello che ci aveva introdotto alle sue mirabili musiche di servizio.
Se da un lato non posso che gioire per il meritevole recupero, dall'altro mi auguro che si possano ristampare anche gli altri tre. La Casa non aveva molto da invidiare ai colleghi maschi più rinomati, anzi: la sua grazia femminile sapeva emergere nelle tracce più melodiche con brillantezza, come negli estratti da Ricordi d'infanzia. A meno che non ci fosse da avventurarsi nell'elettronica dissonante e nei concretismi di quelli di Arte moderna o inscenare hard-rock saturi di fuzz in Grosse cilindrate (da Lo sport vol. 1).
Attendiamo fiduciosi altre ristampe.