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giovedì 30 marzo 2023

Sparkle Division – To Feel Embraced (2020)


Splendida deviazione di Basinski dal suo percorso classicamente ambientale, per la quale Pitchfork ha coniato un brillante slogan: WB sembra uno scenziato con camice bianco che abbandona il laboratorio per salire su un cavallo selvatico. Questo per rimarcare il fatto che il buon Billy ha nientemeno che rispolverato il sassofono, lo strumento che gli dava da lavorare negli '80 quando girava l'America con acts artisticamente discutibili. Pare sia stato spinto all'azione da Preston Wendel, l'altra metà di Sparkle Division, nonchè collaboratore quasi fisso di WB negli ultimi, ottimi album. Cosa significa a volte un buon partner artistico che ti distoglie dal tuo trip personale , ti dà nuova linfa ispirativa e ti sollecita a provare strade diverse.

Il bello di To Feel Embraced non è soltanto che è quanto di più diverso accade normalmente nei dischi di WB. La classe e l'imprinting, al di là del (sicuramente decisivo) contributo di Wendel, esce in maniera micidiale anche su questa mistura di electro-lounge-jazz hauntologico e straniante fin dal primo pezzo in scaletta, You Go Girl!. In tutta onestà, che WB non suonasse il sax da tanto tempo si sente, ma la sua ruggine melliflua finisce per essere un punto di forza. C'è un po' di tutto in TFE: Atmosfere sornione da jazz club, vignette cinematiche strascicate, scie cosmiche nineties, digressioni celestiali che riportano tutto a casa, architetture incasinate in cui WB si diverte a fare l'improbabile free-jazzer. 

A metà fra il divertito ed il serio, Sparkle Division è un esperimento che mi auguro sentitamente non resti isolato. D'altra parte, la classe sembra aumentare con l'invecchiamento....

domenica 10 maggio 2020

Comet Is Coming ‎– Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery (2019)

Trio londinese (sax, batteria e tastiere) che propone una fascinosa mistura di jazz ed elettronica. I paragoni ingombranti (Sun Ra, Alice Coltrane) dopotutto ci possono anche stare, vista la relativa patina vintage del suono (per quanto riguarda i timbri, chè la registrazione è ottimale) trasferita su partiture strumentali mai sbrodolate e contenute su una media di 5 minuti per tema.
La cosa bella inoltre è che nessuno dei tre ci tiene a pavoneggiarsi particolarmente, in fatto di tecnica. Ne consegue un disco mai cervellotico, trascinante nei pezzi più sostenuti, onirico in quelli più contenuti, risultando alla fine fresco, estivo e coinvolgente.

sabato 30 luglio 2016

Nicolas Jaar ‎– Space Is Only Noise (2011)

Giovane dj figlio di un artista multimediale cileno, di base a New York, che a 20 anni ha pubblicato questo brillantissimo esordio all'insegna di un esuberanza smisurata.
Potrei definirlo soft-downtempo o cantautorato da club. Dotato di tatto e sensibilità, Jaar spiattella metronomie ponderate, languide cascate di piano elettrico, vocoder sornioni, spunti eleganti di jazz modificato geneticamente in salsa elettronica, quasi più a dare importanza al centellinare dei suoni che alle strutture compositive, che tuttavia sono eccellenti.
L'esuberanza si sfoga in un coacervo di stili che forse avrebbero meritato più omogeneità; fattore da imputarsi probabilmente alla giovane età, ma che stile. Inevitabile far ripartire la scaletta più volte, per scovare dettagli altrimenti non colti. Entusiasmante.

venerdì 22 aprile 2016

Screams From The List 31 - Lard Free ‎– Gilbert Artman's Lard Free (1973)

Un po' di Francia, adesso; una presenza non minore all'interno della List, quella transalpina, che con lo scorrere degli ascolti mi impressiona sempre più. I Lard Free, quartetto condotto dal batterista/tastierista Gilbert Artman, realizzarono 3 dischi fra il '73 ed il '77, mescolando elettronica e jazz-rock come se nulla fosse. Questo fu il primo, pregno di forza innovativa (per l'epoca) ed una virulenza esecutiva che hanno del miracoloso. Se già i pezzi eseguiti canonicamente si differenziano per uno stile ineffabile e vulcanico (basso tellurico, chitarra e sax che impazziscono senza preavviso, esplosioni free a tradimento), quelli in cui l'elettronica ha il sopravvento sono oltremodo disorientanti. Così il synth (suonato dal bassista Eyhani) diventa l'elemento destabilizzante della situazione, facendo collidere con successo mondi all'apparenza così distanti. 
Un'altra formazione di cui tocca andare a scandagliare la discografia.