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domenica 30 ottobre 2022

Fishmans ‎– Uchu Nippon Setagaya (1997)


No, non mi illudevo di trovare qualcosa di simile al diamante Long Season, perchè la scheda di PS è stata fin troppo chiara: i Fishmans erano un gruppo pop a tutti gli effetti, cresciuto per cercare il successo e compiacere il pubblico di casa. La storia racconta che non ci arrivarono e furono brutalmente costretti al finecorsa per via della prematura morte del cantante, ma questo è un altro discorso. Intanto il successore di Long Season tornava a modelli compositivi più standardizzati, ma metteva comunque sul palco una band che, pur confinata in una produzione molto mainstream, riusciva a coniugare il proprio spirito libero e rilassato con composizioni genuine e accattivanti senza essere troppo zuccherose come il j-pop più canonico. La ragione è semplice: erano ottimi musicisti e trovavano soluzioni armoniche ricercate. Dream-pop, trip-hop, funk, dub-reggae, soul, pop sinfonico, quello dei Fishmans era un citazionismo-situazionismo brillante e sofisticato. Vien quasi da ipotizzare che ci sia stato un motivo per cui non sfondarono presso il grande pubblico trasversale: a pensarci bene, questa è musica adulta anche per noi occidentali.

martedì 20 settembre 2016

Scientist ‎– Heavyweight Dub Champion (1980)

Ho sempre pensato "beh, bello il dub", quando si parlava di Scorn, della seconda facciata di Blind Idiot God, del magnifico Have fun with God di Bill Callahan, le derive degli ultimi Om, e tanti altri ancora. Ma il dub originale, quello inventato dai giamaicani?
Mai ascoltato, allora ho pescato due titoli fra quelli indicati i più storici. Super Ape degli Upsetters l'ho trovato insopportabile, per cui mi sono avvicinato a Heavyweight Dub Champion con una certa riluttanza, salvo poi dovermi ricredere. Un disco spassoso ma in grado di solleticare anche la fantasia, con gli effetti di rigore che tanto influenzeranno, gli echi, i ritmi caracollanti, i bassi in primissimo piano, e gli altri strumenti relegati a comprimari. Sapere che poi l'artefice era un ragazzo di appena 20 anni non fa che accrescere la simpatia. Non credo che andrò a scandagliare il filone, ma almeno ne ho scoperto un esempio luccicante.

mercoledì 21 aprile 2010

Jah Wobble - V.I.E.P. (1980)

Un E.p. rarissimo di Jah Wobble registrato durante le stesse sessioni che hanno originato Betrayal, del quale fra l'altro riprende ben 4 pezzi su sette. Altri due sono remix di Blueberry Hill e I Need you by my side, nemmeno tanto fantasiosi. Quindi in sostanza l'unico brano inedito è Blood Repression, un dub lento e strascicato. Che cosa dire? Che il buon Jah era agli inizi da solista, impegnato a rinnegare progressivamente il dark-punk dei Public Image e ad esprimere un dub-wave-reggae a tratti sperimentale, a tratti melodico, comunque molto originale.
Anche se non il suo episodio migliore, di certo un'ascolto molto gradevole.

(Originalmente pubblicato il 22/02/2008)