Visualizzazione post con etichetta Avant-Rock. Mostra tutti i post
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sabato 5 marzo 2022

Faust ‎– So Far (1972)


Un anno dopo il clamoroso debutto, la Polydor diede un'altra possibilità ai Faust. Erano tempi incredibili, in cui una multinazionale era in grado anche di fare da mecenate ad un unità di folli, sbandati ed irresponsabili (leggere le interviste a Peron di qualche anno fa per credere). So far cambiò parzialmente modulo; un pugno di pezzi lunghi ad effetto ed una manciata di vignette ultra-surreali di breve durata. La crescita tecnico-musicale li portò ad elaborare persino delle arie di grande respiro, a tratti influenzate dai Pink Floyd di Atom Heart Mother (l'intro di No Harm), ed il risultato fu un assieme ancor più straniante, proprio per il sarcasmo tangibile che emerge. Ora che i Faust sapevano persino suonare (a parte Sosna, che era già l'asso del gruppo), non ce ne poteva essere più per nessuno.

martedì 1 marzo 2022

Etron Fou Leloublan ‎– Les Poumons Gonflés (1982)

 

Il quarto album dei EFL, ormai stabilizzati a quartetto con la tastierista Thirion in line-up e con l'importante compito di produzione in mano a Fred Frith. Erano già passati 6 anni dal debutto Batelages, che li aveva rivelati come avant-trio peculiare e pirotecnico, nonchè nominati esponenti francesi del movimento RIO (in realtà un impatto fortemente sminuito dal bassista Ferdinand in un'intervista, ma questi sono altri discorsi...). LPG suggerisce innanzitutto l'intelligenza di non contaminare le loro sonorità con quanto stava imponendo il mercato corrente (un errore che ad esempio commisero i Zamla Mammaz Manna nello stesso anno), mantenendo inalterate le loro capacità di coniare un'avant-rock sghembo ma non ostico, surreale ed irriverente. Pezzi arzigogolati ed irresistibili come Nicolas, Nicole e Christine non possono fare a meno di rievocare lo spirito santo del Capitano Van Vliet, di cui il batterista Chenevier sicuramente era un sostenitore. Per il resto si passa di palo in frasca, da arie circensi, valzer dementi, sketch teatrali e persino un pezzo in italiano. Divertentissimo.

 

mercoledì 12 gennaio 2022

This Heat ‎– Live 80/81 (2006)


Reperto archeologico emerso nel 2006 che testimonia un tour europeo dell'avant-trio nel periodo citato, di qualità estremamente lo-fi (fu registrato tramite un volgarissimo mangiacassette utilizzando un microfono piazzato vicino al mixer, presumibilmente quello a distanza, non da palco) ma prezioso nel documentare la qualità superba delle performance. Il periodo è quello di transizione fra le asperità del debutto e le parziali normalizzazioni (per modo di dire) di Deceit, con una scaletta che pesca anche in anticipo da quest'ultimo, ma suonato con una foga ed un urgenza inenarrabili. Quando il trio viaggia a pieno ritmo con chitarra basso batteria, rombano arrembanti. Quando divagano e tirano fuori kazoo, clarinetto ed organo, l'atmosfera si fa plumbea, beffarda e sinistra. Un vero peccato che la registrazione sia così.

mercoledì 25 agosto 2021

Art Bears ‎– Winter Songs (1979)


Seguito di quel Hopes And Fears un po' AB ed un po' ultimi Henry Cow, con le canzoni invernali Cutler, Frith e la Krause perfezionarono il loro stile. Non è dato di sapere quanto furono influenzati dai tempi e dalle nuove rivoluzioni, ma fu un gesto di rottura: pezzi di durata media 3 minuti, arrangiamenti ridotti all'osso, con Frith che alterna 6 corde al violino alle tastiere per ogni singolo, Cutler che suona scandito e tonfante come mai prima d'ora, poche elucubrazioni e la Krause sempre più angosciosa. Resterà il loro vertice ed uno dei canti del cigno più autorevoli del RIO.

venerdì 24 aprile 2020

Gustoforte ‎– Gustoforte (1985)

Il mitologico esordio dei romani, destinato a restare unico fino al grande ritorno col dirompente Quinto quarto nel 2014. Erano un nome completamente sconosciuto fino al 2012, quando vennero diffuse registrazioni live del 1985-1986 sotto il titolo di Souvenir Of Italy.
Nonostante la stampa in vinile ufficiale (ed il coraggioso packaging in lamiera!), non ebbero alcuna risonanza, e non certo per la difficoltà della proposta. In quell'epoca in Italia era ben presente una florida scena underground di musiche weirdo, ma evidentemente un episodio rimasto isolato fu troppo poco per farsi notare. E fu un peccato, perchè Gustoforte parla un linguaggio alieno, frammentario ma programmatico per il nome che il gruppo si diede. Un mix avventuroso di industrial, avanguardia, elettronica analogica e psichedelia, condotto in larga parte da minimalismi pulsanti di basso, da nastri manipolati e da synth, da voci deliranti e da qualche scarno beat di drum-machine. Qualche piccola influenza krauta non impedisce all'album di risultare ferocemente avanti, e sarebbe stato davvero interessante se avesse avuto un seguito all'epoca. Ma erano tempi duri per le proposte coraggiose, e la storia andò com'è andata.

sabato 28 dicembre 2019

Screams From The List #90 - Xhol ‎– Motherfuckers GmbH & Co KG (1972)

Valeva bene la scusa del dimezzamento della ragione sociale per aggiungere un'altro nome alla List, quel volpone di Stapleton. I prodi teutonici di Electrip, indecisi fra scorie residue alla Colosseum e tentazioni avant, chiusero qui la loro carriera, con un album controverso capace di impennate superbe (Love Potion 25, 13 minuti dalle fasi strumentali reminescenti i migliori Soft Machine), dilazioni psichedeliche (Side 1 First Day), cincischiate etniche (Grille, per grilli notturni, flautino e bonghi), collage sconclusionati (Radio) e radiazioni organiche (Orgelsolo).
Love Potion 25 da sola tiene su il disco e lo chiude in bellezza, ponendo la parola fine ad una band che forse terminò la propria strada per differenze di vedute fra i membri. Avevano un grande potenziale ma restarono una sostanziale incompiuta.

sabato 16 novembre 2019

Red Krayola ‎– God Bless The Red Krayola And All Who Sail With It (1968)

All'ombra gigantesca di The Parable Of Arable Land, ancora oggi il secondo album dei RK divide e lascia interrogativi. Niente più rumorismi, niente più free-form-freak-out. Venti brevi vignette sempre improntate sull'assurdo ma lucidamente ordinate e strutturate. Un nuovo, ottimo batterista (Tommy Smith) al posto del fondatore Barthelme, contribuiva a dare una spinta ritmica a quello che in fondo è stato il loro disco Dadaista.
L'irresistibile slancio melodico che aveva caratterizzato Hurricane Fighter Plane viene qui distillato in un processo di songwriting che, in quanto a giganti coevi, a tratti trova dei paralleli con Syd Barrett e Skip Spence, ma ha l'ambizione di trovare sfocio nell'avanguardia pura, con alcune tracce che danno l'impressione di essere state composte a casaccio.
Un album asciutto, senza scompensi significativi, che denotava la stessa ispirazione ma rifiutava l'effetto clamore di un anno prima. Ma non per questo meno geniale.

sabato 27 luglio 2019

Pere Ubu ‎– The Art Of Walking (1980)

Il primo dei due album di Mayo Thompson con i PU, un cerchio che si chiudeva talmente ovvio da destrutturare i PU stessi, prossimi allo split. Non si sa quanto esso fu dovuto a MR. Red Krayola, ma andò così. Già il precedente New Picnic Time aveva segnato una separazione seppur provvisoria; in effetti doveva essere una faticaccia immane mettere in suono visioni così destrutturate ed astratte. Fu un passo ancora più in avanti verso la follia, con un buon pugno di pezzi dalla ritmica annullata in favore di pseudo cabaret post-nucleari (con Ravenstine senza freni, rumorista incontrollato); ad un altro pugno venne riservata la propulsione Maimone-Krauss, ed a mio avviso restano i migliori, eredità di una prima stagione in procinto di passare in archivio. Con Thomas sorridente e gigantico a benedire ogni passaggio, oppure seduto alla batteria come in Lost In Art, riuscendo a stabilire un record di assurdità, regredendo ad uno stato quasi infantile.

mercoledì 8 maggio 2019

Foodsoon ‎– Somelove (2005)

Oggetto poco identificabile fuoriuscito da Montreal nel 2005 e titolare soltanto di questo promettente e caustico album. Trattavasi (credo si possa parlare al passato) di un trio chitarra-batteria-nastri, autore di un electro-noise-rock troppo abrasivo per piacere agli amanti dell'elettronica e troppo contaminato per piacere agli amanti del noise. In questa acida contraddizione stava il punto forte di Somelove, fatto di 18 brevi pezzi molto imprevedibili, che prendevano spunti sparsi dei grandi Aufgehoben, dei nostrani Starfuckers, dei dimenticati You Fantastic! e persino qualcosa dei Faust, per un complesso iconoclasta e casinista. Un contesto intellettualoide di fondo ma suonato in maniera brada e selvaggia per essere di avanguardia. Un'anomalia interessante rimasta isolata.

giovedì 18 aprile 2019

Can ‎– Horrortrip In The Paperhouse (Live 1972)

Uno dei primi bootleg dei Can anni d'oro a circolare, messo in giro dalla tedesca Mind The Magic, una delle tante che nei primi anni '90 sfruttò un vuoto legislativo internazionale per lucrare su registrazioni inedite, che fossero di qualità o meno. Horrortrip documenta un live a Colonia nel febbraio del 1972, ed ha una qualità medio-bassa, certamente priva di fruscii ma quasi nulla sui toni bassi. Al netto di questo piccolo problema, è uno spettacolo quasi scontato: 10 minuti di Halleluwah, una versione completamente sfigurata di Paperhouse, Spoon dilatata fino a 12 minuti, Bring me coffee or tea portata al parossismo avant, ed un prezioso inedito, il tellurico e baldanzoso Love me tonight. Non è il free-concert coevo e tenuto sempre a Colonia documentato sul DVD del 2003, ma siamo a quei livelli d'intensità.

venerdì 23 novembre 2018

This Heat ‎– Made Available (John Peel Sessions) (1977)

Ben due anni prima del loro primo vinile di rottura, i This Heat erano già al Maida Vale a registrare per l'ultra lungimirante John Peel, che li chiamò esterrefatto dopo aver ascoltato il loro demo di presentazione. Questo prezioso documento di recupero, inerente ad una seduta di Marzo ed una ad Ottobre, fu reso pubblico soltanto vent'anni dopo e neanche dalla Strange Fruit, come di solito accadeva per le sessioni più prestigiose. Quindi la maledizione di essere troppo avanti per il trio di Camberwell continuava in maniera spietata, ma sempre meglio fuori che in un cassetto.
Poco da dire sull'art-avant-elettro-noise-rock di questa entità micidiale; occorre senz'altro rimarcare la qualità sonora delle registrazioni, courtesy degli eccezionali tecnici che la BBC aveva in scuderia in quegli anni; nello specifico, qui Malcolm Brown e Tony Wilson (no, non quel Tony Wilson lì, ma un omonimo), che davano al tridimensionale TH-sound la perfetta profondità e la cura adatta soprattutto alle ritmiche. Fenomenali Horizontal Hold e Rimp romp ramp, a mia saputa rimasto inedito altrove.

sabato 2 giugno 2018

Scream From The List 71 - Good Missionaries ‎– Fire From Heaven (1979)

Per dovere di completezza (oppure per gonfiarla, chissà...) nella List non poteva mancare l'alter ego degli Alternative TV di Vibing un the senile man, il quintetto messo in piedi da un Mark Perry sempre più punk nell'essere anti-punk, con un live registrato in diverse sedi nella primavera del 1979.
Un suono sulfureo, sbilenco e un attitudine spiccatamente free contraddistinguono Fire From Heaven, che recupera alcuni pezzi degli ATV e li adatta alla dimensione da palco; un po' di doti più arty e saremmo stati quasi in area Pop Group coevi (non a caso omaggiati con un breve scheggia di Thief Of Fire) oppure in zona Metal Box, ma il caos regna sovrano in queste allucinate divagazioni in cui l'improvvisazione recitava un ruolo fondamentale. Più post-punk di così era davvero difficile fare; Perry ebbe voglia di strafare e strafece, ma è indubbio che a 40 anni queste dissacrazioni pseudo-avant esercitano ancora un certo fascino.

martedì 27 marzo 2018

Franco Battiato - Battiato Pollution Happening (Live 1973)

Qualche parola su un importante reperto archeologico rilasciato dai ragazzi della Stratosfera, con corredo (a ragione) altamente emotivo per l'aver disotterrato un documento che alimenta, insieme ad un sano entusiasmo, il rimpianto per la scarsa qualità sonora. Un vero peccato, ma quando capitano questi casi il vero amante che non va per il sottile può anche pensare "beh, meglio che non averlo mai neanche sentito, no?".
Che i live di Battiato epoca Pollution fossero qualcosa di veramente anticonformista e che causassero reazioni molto forti, non era certo un mistero; lo stesso ne racconta, dalle pagine di Superonda, con toni trasognati, forse un po' pudici ma che non rinnegano di certo l'esperienza.
Un sano orgoglio invece è quello che il Maestro siculo dovrebbe sbandierare, perchè una volta fatto l'orecchio lo-fi a questo concerto del maggio '73 a Padova, si scopre un set da mozzare il fiato, che verteva principalmente su Pollution in forma continuativa, senza alcuna pausa, che passava da cavalcate grintosissime a deliri ed esplosioni di synth e VCS3, da far sembrare edulcorato il disco originale, con un quartetto di supporto a dir poco indemoniato (fra cui un giovanissimo Cacciapaglia alle tastiere, ma anche un bravissimo e misconosciuto Della Stella alla chitarra elettrica). Il rimpianto quindi resta, per chissà quale motivo di quel tour non sia mai uscita una registrazione dignitosa; forse Battiato pensava più che altro al lato artistico ed alle provocazioni di scena, il suo temporaneo mentore Sassi pensava troppo alle pubblicità, e a nessuno dei due venne in mente l'idea banale di registrare. Mi piace pensare che sia andata così.

domenica 25 marzo 2018

US Maple ‎- Acre Thrills (2001)

Al 4° album, per gli US Maple iniziò a farsi veramente dura, riproporre sè stessi dopo le mirabolanti imprese di Sang phat editor e Talker. Una proposta così borderline da rischiare di diventare lama a doppio taglio, di diventare auto-parodia, ed invece. Nel lotto, a parte un paio di pezzi più accessibili della media, i quattro riuscivano ad ingarbugliare ancor di più la matassa, in primis dal punto di vista delle ritmiche, mai così spezzettate. Di certo con Acre Thrills non guadagnarono nuovi fans, tant'è che la loro parabola era verso fine corsa. Destino amaro dei grandi, quello di restare incompresi al grande pubblico e di far storcere il naso alla critica.

sabato 3 marzo 2018

Scream From The List 68 - Cabaret Voltaire ‎– Three Mantras (1980)

Un'altra scelta bizzarra della Audion Guide, quella di indicare questo episodio laterale dei CV anzichè il primo e ben più rappresentativo degli esordi Mix Up. Laterale in quanto programmaticamente fuori se non frutto di provocazione bella e buona, non inserito nell'elenco degli album ufficiali: visti i 40 minuti di durata, difficile definirlo un EP. I Mantra inseriti non sono certo 3 bensì solo due, uno Western e l'altro Eastern, e sono lunghissime digressioni minimali; la Eastern è quella chiaramente orientale, con samples di musiche arabe ed indiane, canti di muezzin, percussioni, scampanellii e fiati tipici, ma con un loop vocale androide inarrestabile (ad occhio e croce dice build the wheel) ed un ronzio elettronico a rendere più ossessivo e straniante l'effetto complessivo.
Più musicalmente interessante la Western, una tirata acidissima su ritmo incalzante, con chitarre muriatiche, nastri impazziti, synth beffardi e voce declamante, senza dubbio più figlia di quella new-wave degenere che i CV hanno contribuito a forgiare con quel capolavoro che fu il debutto.

lunedì 22 gennaio 2018

Thinking Fellers Union Local 282 ‎– Mother Of All Saints (1992)

E' uno di quei dischi in cui non ci capisco niente; lo ascolto, lo riascolto e sono sempre più disorientato.
Attivi dalla fine degli '80 e la metà dei '90, i trapiantati californiani TFUL furono autentici freaks della tradizione americana e non solo: ricordo che il primo pezzo che sentii di loro era una cover di Morricone, su un 7 pollici del 1995 che mi capitò in mano non so in quale modo. La massima sintesi della loro musica l'ha espressa alla grande PS; dei Sonic Youth in versione da cabaret.
Una surreale vena pop ammanta tutto il disco, che si dispiega anche su lidi beefheartiani, folk, rumorismi e numeri più strettamente alternative (in linea col debutto coevo dei Trumans Water). Insomma, c'è davvero poco da capire ed è un bene. E' uno di quei dischi di cui è difficile innamorarsi, ma che non si può fare a meno di stimare.

venerdì 1 dicembre 2017

The Work ‎– Live In Japan (1982)

Quartetto post-Rio messo in piedi dal fiatista/tastierista ex-Henry Cow Tim Hodgkinson, col supporto dell'ottimo chitarrista Bill Gilonis. Dopo il debutto a 33 giri, il gruppo aveva in programma un tour in Giappone ma alla vigilia della partenza il batterista abbandonò per andare a studiare danza classica in India (!?!). Così, in supporto all'emergenza accorse l'amico Chris Cutler, che impreziosisce questo live registrato ad Osaka, di fedeltà non eccelsa ma comunque godibile. I Work aggiornavano brillantemente la lezione del RIO alle sonorità new-wave con un suono frastagliatissimo, spezzettato e molto tecnico; come dei King Crimson coevi sotto anfetamina e colpiti da schizofrenia, con delle puntate pantagruelico-beefheartiane-pereubuane, con la voce stridula di Hodkingson che semina sgrazia e sgomento. Avant-rock di tutto rispetto.

mercoledì 15 novembre 2017

Mako Sica ‎– Essence (2012)

Destinati ai sotterranei più bui vita natural durante, i Mako Sica persistono nella loro formula, persi in un cunicolo impro senza speranza. Vinili in edizione da 100/200 copie e audio-cassette sono il  mezzo per diffondere l'attività live, sporadica ma costante negli anni. Dopo lo splendido Dual Horizon, questo Essence persevera anche il formato, 3 lunghissime tracce strutturate in un flusso continuo, un po' più sbilanciato sulla psichedelia (in certi tratti si materializza persino il fantasma dei Floyd di Ummagumma, complice anche l'estatico fonetismo di Fuscaldo), ma con alcune interessanti parti di tromba di Drazek a diversificare le ambientazioni espanse, sinistre, labirintiche. Only for fans, vista la formula che ha limiti strutturali evidenti. Da segnalare che nel '15 il batterista Kendrick non fa più parte del progetto, ed è stato rimpiazzato. Confido in novità.

domenica 13 agosto 2017

Cagna Schiumante ‎– Cagna Schiumante (2014)

Quando leggo che gli ultimi Afterhours sono anche sperimentali, mi viene da ridere. Al contempo però cerco anche di mettermi nei panni di Pilia e Iriondo che in qualche modo devono sbarcare il lunario, quindi a loro va il massimo rispetto, a maggior ragione alla luce di progetti come Cagna Schiumante, con la quale danno la libera stura alle loro vene di ricerca e si confermano come chitarristi di livello superbo, se ce ne fosse stato bisogno.
Con loro, nel trio canino, un eminenza grigia (in tutti i sensi) dell'art-noise italico, il batterista degli Starfuckers Chicco Bertacchini, che per l'occasione dà di matto e si impossessa anche del microfono, srotolando uno spoken-word beffardo, isterico, naif, cubista.
La prima discendenza della CS che appare evidente è quella del free-rock che Iriondo percorre da tanti anni soprattutto in progetti come A Short Apnea, Uncode Duello, con le sue chitarre spigolose, irsute ed atonali. Pilia, dal canto suo, cerca di controbilanciare coi suoi armonici espansi ed il suo arcobaleno di effettistica, facendo venire più di un bel ricordo 3/4Hadbeeneliminated. Bertacchini, oltre a declamare nella maniera più sgraziata possibile, contribuisce a dare false cadenze con la sua batteria, ultra-fratturata come ai tempi dei migliori Starfuckers.
A volte coi supergruppi può succedere che avvenga esattamente ciò che ci si aspetta, ed in questo caso si va persino oltre. Oggi, realizzare che lo spirito di Captain Beefheart riesca ancora ad insinuarsi come l'acqua nei contesti più svariati  e possa stregarci in questo modo, riconcilia con la musica e respinge la minaccia della stanchezza.

venerdì 28 luglio 2017

Massacre – Funny Valentine (1998)

Secondo ed ultimo disco in studio del piro-trio di Frith e Laswell, in reunion a 17 anni di distanza da quel fulminante primo. A differenza di esso, alla batteria i due maestri invitarono a sedersi Hayward dei grandi This Heat, a rimarcare il fatto che Massacre era in sostanza un supergruppo estemporaneo. Ed infatti Funny Valentine è stato un assemblaggio di improvvisazioni, dai suoni più dilatati, dai ritmi fratturati, dalle aperture diverse; il basso di Laswell ricorre spesso ad effetti psichedelici, Frith tritura i suoi pick-ups senza pietà, Hayward svolazza e costipa alla grande. 17 anni erano passati e richiedere un'altro Killing Time sarebbe stato fuori luogo; per chi ama questi musicisti, comunque, è una goduria tecnica.