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lunedì 27 dicembre 2021

Screams From The List #103 - Mythos – Mythos (1972)


Affascinante debutto di un trio berlinese che indugiava con disinvoltura fra fascinazioni raga, distensioni etniche, danze flautate alla Jethro Tull, sanguigne impennate blues-rock, allucinazioni cosmiche e minuetti prog. Detta così Mythos sembrerebbe un calderone fin troppo eterogeneo, in realtà i tre sapevano destreggiarsi molto bene, grazie ad una produzione illuminata a fuoco (Dieter Dierks, migliaia di registrazioni, una specie di Conny Plank meno famoso) ed una buona dote compositiva. Soprattutto la seconda suite, Encyclopedia Terra, riesce ad eguagliare gli stati lisergici dei primi Ash Ra Tempel con  trovate non molto ad effetto, ma efficaci. Un nome minore, ma degno di un recupero.

giovedì 11 luglio 2019

Blues Control ‎– Puff (2007)

Registrato un mese prima di quel piccolo gioiello che fu il loro primo album, Puff è un 5 tracce che ben esemplifica la genesi del BC sound: tragitti lunari a base di minimalismo psichedelico, ai limiti dell'ambient, con delle sparute rasoiate di chitarra fuzzata che prenderanno il largo su BC, in questa sede limitate ad un paio di pezzi. Un anteprima del meglio che questa coppia di scoppiati ha saputo fare, in grado di accoppiare in un colpo solo kraut-ambient, noise-blues e psichedelia pura distillata in salsa ultra lo-fi.

martedì 22 giugno 2010

Arthur Brown - The crazy world of (1968)

Erano agitatori dell'UFO di Londra nello stesso periodo in cui, per dire, i Pink Floyd di Barrett muovevano i primi shockanti passi. Dico "erano" perchè i Crazy World erano sì veicolo di un vocalist vulcanico / attore teatrale come Brown, ma non sarebbero stati nulla senza il buon Crane, virtuoso, depresso e sopraffino organista che nel giro di poco abbandonerà per mettersi in proprio con gli Atomic Rooster.
Brown viene ricordato essenzialmente per due cose: le sue trovate on-stage (famosissimo l'aneddoto dell'elmetto infuocato che per poco non combinava un disastro, spento grazie alle birre di chi gli era vicino), e per Fire, il super-hit milionario, tassello centrale di un disco contrastante, dai suoni barocchi ed elaborati per esasperare il carattere scenico di Brown, grazie alla produzione di Townshend, probabilmente in rodaggio sperimentale diretto verso Tommy.
The crazy world
è diviso in due parti, col lato A imperniato su un lounge-progressive di grande livello: Brown svaria da un ruggito potente ad un falsetto isterico ad un recitato psicotico sui tappeti frizzanti di Crane (oltre a Fire, splendide anche la tenue Come and buy e l'epic-intro di Prelude/nightmare).Il lato B mostra invece solo meri esercizi di maniera soul-blues e poco altro d'interessante (ci sono anche due cover che non c'entrano niente, per dire), purtroppo andando ad inficiare il giudizio d'insieme.
Crane ci aveva visto proprio giusto...

mercoledì 2 giugno 2010

Gris Gris - For the season (2005)

Inizia come uno scomposto free-jazz questo secondo disco dei texani Gris Gris, ma è solo un fuoripista. Nella ormai secolare tradizione dello stato di Dallas, culla storica della psichedelia, questi ragazzi si fanno portavoce di un revivalismo tipicamente '60, con molti pro e qualche contro del genere.
I Pink Floyd di Barrett sembrano essere il primo punto di riferimento; chitarra sporca di garage e farfisa ipnotico guidano le 12 songs in un viaggio extra-sensoriale in cui tutto è perfettamente prevedibile, tutto in regola con gli standard aggiornati al 1968, eppure di un risultato soddisfacente per quanto riguarda la fluidità: For the season è albo variopinto e mixato alla perfezione, e alla fine poco importa se sono luoghi comuni vecchi come il cucco, ciò che resta è un ascolto vivace e rinfrescante.

(originalmente pubblicato il 04/06/09)

martedì 25 maggio 2010

Blues Control - Blues Control (2007)

Escursioni veramente stranianti quelle di questo duo newyorkese, Waterhouse alla chitarra e la Cho alle tastiere col supporto di ritmiche elettroniche. Una psichedelia disturbata che si caratterizza delle schitarrate pachidermiche (Blues Control, Frankie's Problem) alle atmosfere bucoliche di piano (Boiled Peanuts, The blue sheep) in reale soluzione di continuità, come se nulla fosse. Evoluzioni alla Neu! fra tastiere acquatiche e lamenti chitarristici nel sottofondo (Migration), soliloqui di chitarra come un Tony Iommi ultra-sballato (Double Chip), autentici ambient subacquei (Hummum) per un disco che ha nella sintesi il suo punto di forza, che alla fine non è troppo eccessivo nonostante i poli opposti che si attraggono. Anzi, il pezzo migliore è il finale No sweat che riesce a congiungere piano accademico con (s)figure stoner, concludendo in bellezza questo solco alquanto affascinante e misterioso.

(originalmente pubblicato il 13/04/09)