Evento realizzato dall'Associazione Culturale Bronson in 4 serate, alla prima delle quali ho assistito giovedì in un locale alquanto suggestivo del 19esimo secolo. Le Artificierie Almagià, ex-raffineria di zolfo, è un grande edificio dall'alto tetto e con archi ai lati, che si presta molto a luogo di iniziative culturali ed infatti è spesso utilizzato all'uopo.
E' una serata molto particolare, nonchè unica, per visionare gli headliner, i decani romani
Zu, in quanto pare che sia l'ultimo spettacolo che propongono con lo storico, fondatore batterista Battaglia destinato ad uscire dalla formazione.
Ma andando con ordine, la serata propone 4 set. Aprono i
Sybiann, quintetto locale incaricato di rompere il ghiaccio. Che dire? Promettono bene e hanno margini di crescita, con un sound che preleva qualcosa dei primi Rapture o primi Liars nelle fasi più ritmate e dei recenti Holy Fuck in quelle, per così dire, meno dirette. Se potessi dare loro un consiglio, direi di lasciar perdere le componenti più smaccatamente punk-funk e di dirigersi di più verso le coordinate dettate dall'ultimo, ottimo pezzo, oltre che a curare meglio le parti vocali (non certo nel senso tecnico, ma nel contesto "ambientale" del termine).
Poco dopo, nel palco dall'altro lato dell'edificio salgono due omoni di una certa presenza fisica, ma non solo. Mai, il sax possente degli Zu, e il tentacolare, barbuto batterista Zitarelli, ovvero
Mombu. Formazione all'osso, grande tecnica, alchimie jazz-matematiche, per un live divertente e magnetico in cui l'aspetto ritmico e la violenza diagonal-sonica è tutto. Una piacevolissima sorpresa.
Aspettando gli Zu, sull'altro palco si sistema la Pedretti degli Ovo, in veste di
?Alos. Nel vociare del pubblico inizia con una delicata nenia fuori microfono e a giocare con un simulatore di canto di usignoli, quasi come a voler chiamare educatamente attenzione. Una volta che l'ha ricevuta, però, imbraccia una chitarra super-distorta e l'impatto è schockante. Con fare satanico, la Pedretti emette furiosi grugniti grind-death in una lingua (a me) incomprensibile, e prosegue a fare un casino bestiale con le saturazioni da sega elettrica della sei corde. Tutto molto intenso e catartico, non c'è che dire, ma forse un po' fuori dal contesto della serata. Mi dispiace di non aver apprezzato la performance, e a metà circa dell'esibizione riteniamo opportuno andare fuori a prendere una boccata d'aria.


E finalmente, è quasi mezzanotte e gli
Zu si materializzano sul palco principale. Mi sistemo in prima fila, esattamente davanti a postazione ed ampli di Pupillo, e iniziano l'orda devastante per cui sono stati ben riconosciuti all'estero, al punto di essere messi sotto contratto dalla Ipecac di Mike Patton. Difficilmente posso dire qualcosa su di loro che non sia già stato detto, semmai il mio rimpianto è stato di non averli mai visti prima d'ora. Almeno ho la possibilità di vedere il trio classico con lo strepitoso Battaglia al loro ultimo spettacolo, ed è già qualcosa. Solo una breve definizione: spaventosamente bravi quanto ostici, quasi impossibile seguirli passo dopo passo nelle loro impossibili composizioni e dimostrazioni di forza sovrumana. Ad ulteriore testimonianza della loro aggressività non solo concettuale, basti pensare al fatto che durante un esecuzuone Pupillo rompe la corda del Sol in uno dei suoi bassi, e chi suona questo strumento sa bene quanto sia difficile/improbabile compiere l'impresa.
Solo un paio di battute col pubblico, tramite una bonaria presa per il culo ai Verdena e ai Marlene Kuntz... Un bis ed è missione compiuta. Fonti attendibili ci riportano che Mai e Pupillo stanno già provando con un (volutamente) innominato batterista per proseguire l'avventura di uno dei fiori all'occhiello nazionali.