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Trattasi di 3 giganti di oltre 25 minuti cadauno, sinfonie apocalittiche di doom massimalista in cui mi pare di udire un sentore, per l'appunto vagamente gotico. I chitarroni saturi macellati alla Sunn O)), le movenze pachidermiche più estreme, le pause di riflessione ambientali, vaghe aperture melodiche alla Jesu, tutto è architettato per scombussolare e creare stadi avanzati di tempeste magnetiche.
Nonostante l'utilizzo della drum-machine e le lunghe inondazioni rumoristiche, i Nadja mostrano comunque un lato (ehm, potrebbe senbrare insensato, ma io lo ritengo) romantico-passionario che ho colto dopo numerosi ascolti, sgranando le dilatazioni temporali di questi tre colossi e rendendomi conto del fatto che alla base di tutto Radiance c'è fondamentalmente un lavoro di composizione curatissimo.
Basti sentire, in particolare la splendida prima fase di I have tasted the fire inside your mouth, per avere un idea. In sostanza, direi dei Lycia amplificati alla massima potenza.
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