venerdì 27 febbraio 2015

Planning For Burial - 3 EPs 2011-2012

Un po' demoralizzato dal recente Desideratum, corro a cercare di rinfrancarmi su 3 uscite minori di Wasluck, uscite su cassetta o su cd-r.
Con una maggior cura generale ed un accurata selezione del materiale migliore, con questi 3 EP avrebbe potuto far uscire un seguito degno del micidiale Leaving. Nel segno delle sue contraddizioni, il giovanottone del New Jersey si rivolta fra vulcanici doom-gaze, laconici slow-core, incerti galleggiamenti cantautorali e meditazioni ambientali.
In ognuno dei 3 c'è almeno un pezzo che avrebbe meritato di stare su quel grande debutto: su Late twenties blues c'è quello emblematicamente titolato I put Red House Painters on a mixtape for you, sorta di sporca letargia spaziale alla Have A Nice Life. 
Untitled apre con il solenne doom-gaze urlato al parossismo I hope you'll pick me down, ma subito dopo c'è Annick, perla di minimalismo notturno dalle parti dei Pan American.
Su Quietly si parte con lo splendido slow-core Bleached body per poi divagare su una serie di abbozzi, parecchio suggestivi per la maggior parte, ma troppo lo-fi e sfocati per valorizzare l'enorme potenziale di Wasluck. 
A prescindere da questi, spero vivamente che ritrovi la forma dell'esordio.

martedì 24 febbraio 2015

Cheer-Accident ‎- No Ifs, Ands Or Dogs (2011)

Chicagoani, guidati dal batterista Thymme Jones, hanno attraversato 30 anni di sottobosco americano riuscendo a sopravvivere in chissà qual modo, senza mai aderire veramente ad una tendenza ben precisa. Nei primi anni '00 furono ingaggiati dalla Skin Graft, riuscendo quindi a farsi sentire anche dal pubblico del noise-rock. Prima, a metà anni '90, Jones era riuscito a farsi conoscere per via della collaborazione con Gray e O'Rourke sfociata nel progetto Brise Glace. Nulla comunque che avesse molto a che vedere col classico suono dei Cheer-Accident: un bizzarro miscuglio di math-rock e zeuhl-Rio.
Che in quest'ultimo episodio assume spesso sembianze quasi pop, specialmente nell'uso delle voci in una buona parte dei pezzi, in cui sembra che tutto stia svoltando verso un territorio dolciastro e ruffiano, salvo poi essere smentiti da qualche bella aria canterburyana (o nel migliore dei casi, dalle parti di Zoogz Rift). Per poi essere adombrati da un'imponente marzialità Magma-tica, qualche fraseggio frippiano, qualche schitarrata noise di quelle nobili.
Insomma, roba su cui c'è poco da scherzare. Roba in cui questi veterani dalla grande tecnica sguazzano dentro alla grande, e non a caso sono approdati su Cuneiform da pochi anni. Una sorta di premio alla carriera.

sabato 21 febbraio 2015

Oxbow - Love's Holiday Orchestra (2008) + Stone & Towering Edifice - Live At The BAM (2011)

Sono sempre riempitivi, certo, ma di valore nobile: ovvero quelli che soltanto certi mostri possono permettersi senza rischio di sfigurare.
Peraltro trattasi entrambi di live acustici, ma non ci si aspetti carinerie o delicatezze di nessun tipo. Con la spina staccata gli Oxbow non rinunciano per nulla al loro mordente, al sarcasmo e all'aggressività diagonale. Anzi, Robinson in questa veste finisce per essere ancor più devastante.
Love's holiday orchestra è una registrazione del 2007 in duo con Wenner, con l'ospitata di due eminenze come Broadrick e O'Malley a seminare terrore nel caos di 19 minuti in You pay first.
Stone & Towering ritrova il quartetto completo ed è più avvincente anche per l'esame delle dinamiche interne. Davis lascia volontariamente colpi per strada per non appesantire ma il tocco duro alla batteria resta immutato. Adams abbraccia un violoncello, per la verità molto spesso sotto la soglia dell'udibile (i livelli di registrazione sono insoddisfacenti, e non solo per questo). L'insieme, alla resa dei conti, esalta il gruppo e fa risaltare in primis la grandezza di Wenner come compositore ma anche come chitarrista acustico. Il repertorio, poi, pesca equamente da tutta la loro storia e quando si arriva alla superba rendition di The Valley (anno 1989, Fuckfest), l'emozione percorre le braccia e fa alzare i peli.

mercoledì 18 febbraio 2015

Harold Budd - The pavillon of dreams (1978)

Potrebbe essere arduo definire Budd un compositore ambient, in quanto la sua opera e soprattutto questo disco non portano esattamente alla distrazione e all'avvolgimento come faceva invece Eno in quel periodo. Eppure il tocco delicatissimo di Pavillon portava alla luce un talento rimasto probabilmente irripetibile, in possesso del tocco serioso della musica colta unito ad una speciale attenzione per la passionalità, seppure fragile, debordante.
Alla pari dei Popol Vuh di qualche anno prima (cioè contemporanei alla composizione del materiale), Budd applicava la lezione della sottrazione creando una musica estatica/estasiata per arrangiamenti nitidi e ridotti all'essenziale nonostante il gran numero dei collaboratori impiegati. Le 4 pieces si snodano attraverso schemi semplici condotti dal piano, già di per sè splendidi, impreziositi dall'uso sparso ed elegante di sax, arpa, marimba, vibes e voci. Basta già Bismillahi 'rahman 'rahim per prendere il volo e sprofondare in una specie di sogno cinematico.
Non c'è ombra di salotto qui. Magnifico.

domenica 15 febbraio 2015

Kukan Gendai - 2 (2013)

Viva ancora il Japan, che periodicamente produce qualcosa di geniale come i KG, power-trio autore di una sottospecie di math-rock incidentato. Non so quanta influenza su di loro esercitino i Massacre di Killing Time, il primo pensiero che mi è capitato in testa; al termine del disco però so che da circa 14 anni non capitava di trovarmi di fronte ad una concettualità così Storm & Stressing.
2 lo si ascolta con attenzione, con una consapevolezza: questo è math puro, ma non arrendiamoci subito, cerchiamo di seguirlo un po'. E così si scopre che le strutture sono tutt'altro che intricate, soltanto che c'è sempre qualcosa che non torna. Così tramite un ottimo articolo di Savini su BU scopro una dichiarazione programmatica che vale più di qualsiasi parere; 
Abbiamo suonato e registrato ogni strumento separatamente, uno per volta, cercando di enfatizzare i silenzi e la goffaggine dei giunti delle nostre composizioni, il loro difficile arrancare per trovare una forma. In pratica abbiamo cercato di riprodurre, suonando, lo stesso clima di tensione che probabilmente avverte il pubblico ai nostri concerti. Dal vivo utilizziamo anche qualche macchina che crea appositamente degli errori, delle fratture ritmiche, così ogni volta il risultato sarà diverso.

giovedì 12 febbraio 2015

Cloud Nothings - Attack on memory (2012)

Giovane formazione americana tendente all'hardcore-pop-grunge di cui non me ne sarebbe fregato assolutamente nulla se non fosse per un quarto d'ora entusiasmante di ruspante revivalismo fine '80/inizio '90 contenuto all'inizio di Attack on memory. Considerato che gran parte del grunge tende ad invecchiare maluccio, è impresa meritevole di lode.
L'iniziale No future/no past è una litania depressa, sostanzialmente un fermo immagine dell'ultimo Cobain, cinico e fatalista, ma che ricorda vagamente anche i Van Pelt. Quando ad un minuto dalla fine il pezzo sembra decidersi a decollare, la produzione di Albini fa il primo grosso regalo al gruppo ricreando in tutto e per tutto il suono di In utero.
La sensazione vera è Wasted days, classificabile come uno dei migliori pezzi mai scritti dagli Husker Du altezza '83/85, che parte subito come un siluro a presa immediata e poi deraglia in una specie di jam iper-nevrotica con effetti deliranti, fino alla durata finale di 9 minuti.
Sembrerebbe di trovarsi di fronte ad un capolavoro, ma il resto del disco getta bruscamente acqua sul fuoco facendo scendere in verticale la soglia dell'attenzione. Esclusa un'altra buona mutuazione nirvaniana (No Sentiment), i 5 pezzi residui parlano un linguaggio punk-pop con poca personalità e piuttosto scontato, mille volte inferiore a quel quarto d'ora da orgoglio in flanella.

lunedì 9 febbraio 2015

Screams from the list 3 - Bomis Prendin - Test (1979)

Una delle scoperte più eccitanti della list è questo gruppo di mattacchioni di Washington che incredibilmente risulta essere ancora attivo, nonostante una decina scarsa di pubblicazioni di vario formato in 35 anni. Non si potrà dire che hanno inflazionato il mercato.
La mezz'oretta contenuta in Test è fulminante, un bignami di follia schizofrenica senza alcuna regola. Stapleton fu davvero veloce nell'intercettarli e porli sulla lista, vista la contemporaneità di Chance meeting. Gli estremi temporali del disco sono le cose meno anormali, o per meglio dire musicali in senso stretto: lo stomp spastico di Rastamunkies sembra mettere subito di buon umore, la seconda Artemia salinas è una splendida elegia allo sballo; in coda Auto-acupuncture chiude con una cantilena acidissima carica di nastri ed effetti.
E' quello che c'è nel mezzo che fa sensazione; dei Vas Deferens Organization lo-fi con 15 anni di anticipo, dei Residents con la smania di fare più rumore possibile, dei Throbbing Gristle con molto più senso dell'umorismo, un Helios Creed totalmente fuori controllo. In tutto questo caos di sirene, spirali, corde martoriate, fischi, bubboni e pedali, appare miracolosamente una visione, che non è per nulla naif. Come avvertono sul proprio sito, questo suono contiene powerful psychoacoustic resonant frequencies that actually alter your brain waves as you listen...

venerdì 6 febbraio 2015

Flying Lizards - Flying Lizards (1979)

Brillante caposaldo di art-wave intelletualoide contaminata di pop ed elettronica. Cunningham, la mente dietro l'operazione, escogitava un metodo di composizione in grado di fondere melodie ammiccanti con l'avanguardia, e con un senso dell'ironia fortemente palpabile. Le continue e bizzarre trovate sonore lo renderanno poi più produttore che musicista, attività che ha continuato a svolgere piuttosto saltuariamente,
In un certo senso il disco è un po' il contraltare colto e raffinato del primo Swell Maps; Cunningham non proveniva dal punk ma assimilava certe tendenze della new-wave (qualche basso in stile Gang Of Four, le ritmiche secche e scandite) ed aveva appreso lezione di Brian Eno in merito ai suoni. La seconda metà della scaletta è  memorabile perchè lascia perdere il pop e si concentra sull'avanguardia elettronica, includendo un paio di proto techno-trance da brivido (The Flood, Trouble). A dispetto dell'irritazione che mi provocano i due pezzi più smaccatamente accattivanti, resta un disco geniale.

martedì 3 febbraio 2015

Chrome - Half Machine From The Sun (The Lost Chrome Tracks from '79-'80) (2013)

Sono stato assalito dalla paura, alla notizia di questo reperto; ciofeca o reliquia? Alla fine la risposta sta più verso la seconda, con l'unico rimpianto che se Edge & Creed avessero potuto produrre ed editare meglio il materiale ci sarebbe stato un altro capolavoro nella loro storia.
Infatti sono 18 tracce registrate fra Half machine lip moves e Red Exposure, quindi verso la fine del loro periodo aureo. Si intuisce che alcune erano soltanto abbozzate (la durata eccessiva, la linearità degli spunti), ma la quantità e varietà di idee che il duo sapeva estrarre è ancora sorprendente, segno di un momento di cambiamento nella loro produzione ma anche di fertilità artistica.
Vi troviamo più o meno tutte le variazioni del Chrome-sound: l'acid-punk sostenuto, l'allucinazione ai limiti dell'industriale, lo sci-fi-wave minaccioso, la gag astratta. Ciò che stupisce maggiormente è un paio di pezzi molto asciutti in stile new-wave di cui uno, Something rhythmic, era potenzialmente un hit, a detta di Creed stesso.
Ottimo compendio; aggiunge qualcosina alla storia e non abbassa la media, quindi missione di ripescaggio perfettamente riuscita.

sabato 31 gennaio 2015

Capricorni Pneumatici - Al Azif (1987)

Formazione di un'oscurità impenetrabile attiva nella seconda metà degli anni '80, che pubblicò soltanto lavori su cassetta; non sono riuscito a trovare nè foto nè nomi dei personaggi coinvolti.
Ammetto di averli ascoltati prima di tutto per il nome, perchè lo ritengo fra i migliori mai nati sul suolo nazionale. Ma l'ascolto non è del tutto deludente, anzi. I CP riempivano un vuoto fra le maglie dell'industrial nazionale; molto distanti sia dal rumorismo bieco di MB che dall'esoterismo dei Sigillum S, si proponevano come una risposta brutale a Cranioclast e Nocturnal Emissions. Dall'inesistenza di info reperibili deduco che non abbiano impressionato molta gente, ma i tonfi cupissimi delle loro collisioni abissali inducono ancora una certa soggezione.

mercoledì 28 gennaio 2015

Fausto Rossi - Lost and found (1996)

Messo in commercio furbescamente un anno dopo la resurrezione di L'erba, Lost and found in realtà è prodotto di Faust'O. Un live in studio del 1982 per rodare una formazione destinata ad una serie di concerti, potrei presupporre. E' il momento del grandissimo Out now, ma ha appena firmato per una major, è la sua seconda possibilità di diventare famoso ed è la vigilia di Faust'O, disco fatto di ottimo materiale ma rovinato da una produzione scandalosamente mainstream e plastificata.
Ad ogni modo, la formazione suona da paura e ha un tiro pazzesco, con il fido bassista Fioravanti sempre protagonista. Al termine di ogni pezzo scattano inevitabili gli applausi di massimo una decina di persone presenti in sala, presumibilmente addetti ai lavori. Delle 11 tracce in scaletta soltanto 4 finiranno nell'incriminato omonimo, mentre tutte le altre resteranno inedite e peraltro senza titolo (di certo un destino migliore, piuttosto che finire nel tritacarne).
E' new-wave imbastardita dal talento istrionico dell'autore, null'altro. Il sax onnipresente a punteggiare melodico, la sezione ritmica a motorizzare con incredibile perizia, una chitarra affilata ed efficace, Rossi in forma stellare. A dispetto della veste sciatta e rinnegata, Lost and found è il miglior esempio del Fausto euro-oriented.

domenica 25 gennaio 2015

Keiji Haino, Jim O'Rourke, Oren Ambarchi ‎– Imikuzushi (2012)

So che è brutto da dire, ma negli ultimi 10 anni alcuni dei tanti, troppi dischi da solo di Keiji Haino sono stati così deludenti da sfiorare l'auto-parodia della leggenda che incarna.
Fattosta che invece ogni qualvolta decide di contornarsi di compagni meno (Fushitsusha) o più nuovi (nella fattispecie di Ambarchi e O'Rourke, non propriamente dei gregari), riesce sempre a compiere le acrobazie che ci piace più ascoltare da parte sua. Il super-trio ha già realizzato 4 dischi in 4 anni e sono tutti  altamente consigliati.
Questo è un live registrato a Tokyo nel 2011 e giustifica la sua riuscita in un importante gioco delle parti: se come immagino non dev'esser facile supportare Haino, gli altri due si mettono semplicemente al suo servizio e così facendo diventano altrettanto protagonisti. L'australiano, che in gioventù si formò come batterista jazz e l'americano, in passato bassista per i Sonic Youth, formano un supporto ideale per le solite tortuose iperboli dell'eterno. E' un avant-rock cubista e spinosissimo quello che viene spiattellato senza remore al pubblico, che per quanto improvvisato trova sempre la sua dimensione senza mai perdere un obiettivo focale. Fra folate di rumore bianco, pause di quiete allucinata e torture giapponesi, sono 4 lunghe cavalcate di terrore e perdizione.

giovedì 22 gennaio 2015

Bpeople ‎- Petrified Conditions 1979-1981 (1986)

Oscura formazione di Los Angeles in possesso di un enorme potenziale per entrare nella storia; un paio di elementi (fra cui il mitico Tom Recchion alla batteria) provenivano da una LAMFS ormai tramontata dopo aver seminato scompiglio, l'altro era reduce dalla breve stagione punk; una prima incarnazione guidata dal cantante/chitarrista Gibson comprendeva alla voce un giovane Micheal Gira subito prima del coast-to-coast che lo portò a New York a creare gli Swans.
Da questo scontro culturale nacque una formula particolarissima di art-wave, una specie di fusione a freddo fra Joy Division (ritmi martellanti e lineari, linee di basso arzigogolate) e MX-80 Sound (i fragori chitarristici, le melodie out-pop, le svisate di un sax), con l'aggiunta di un decadentismo tipicamente wave dovuto al canto tormentato di Gibson.
Incisero solo un mini e un singolo, qui inclusi nella raccolta postuma, e si sciolsero dopo pochissimo. Un peccato, perchè affinando la coesione e magari buttandoci un tocco in più di arty le premesse per fare grandi cose c'erano alla grande.

lunedì 19 gennaio 2015

Mogwai - Les Revenants soundtrack (2013)

Qualche segnale di speranza c'era stato nel 2011, con quella meravigliosa Music for a forgotten future che mi faceva pensare che era quello il territorio verso cui i Mogwai si dovevano dirigere, quello pittorico / visuale.
Quale migliore occasione di rinascita se non la commissione della colonna sonora di un thriller a puntate? Beh, se così dev'essere, allora che facciano soundtracks tutta la vita.
Burns sembrerebbe essere il principale ispiratore di quello che, al netto di queste considerazioni, è uno dei migliori 3-4 dischi di tutta la loro carriera, punto. Carico di arie seriose e semi-drammatiche suonate in punta di dita e con la riflessività dei 40 anni, Les revenants indugia sul lato più meditato degli scozzesi, quello in cui avevano già fatto meraviglie in gioventù. Come traslare Kappa ai giorni nostri con una consistente dose di cinismo in più, poca ironia e la maestria di chi ha fatto scuola ma continua a distillare il proprio dna con sapienza.
Non muoiono mai.

venerdì 16 gennaio 2015

Screams From The List 2 - Amon Düül II - Yeti (1970)

Certo, è inutile dilungarsi ma quanta forza sprigiona ancora Yeti? Questi folli crucchi erano consapevoli che a distanza di oltre 40 anni questo doppo avrebbe avuto un effetto così devastante?
A differenza del precedente, pur fondamentale Phallus Dei, c'è meno magniloquenza e più propulsione animalesca. Le chitarre incendiano l'aria, la sezione ritmica è martellante: le altelene acustico-elettriche da capogiro, le pause mistiche mordono il freno e allentano la tensione opportunamente, nei momenti giusti. Giurerei che la struttura fu studiata a puntino, anche se si direbbe un disco più di pancia che di cervello; al punto che il secondo disco, costituito da improvvisazioni, si fa apprezzare per le sonorità ma è leggermente inferiore al primo. Potrei aver scritto un'eresia?

martedì 13 gennaio 2015

O-Type - Medication (2001) + Lugubrious (2002)

Sulla scia del rivelatore Strict, gli O-Type hanno proseguito un'intensa attività nei primi anni zero. Al fianco degli inseparabili Anderson e Sophiea, il contributo sparso dei due batteristi storici degli MX e in Medication di un altro chitarrista, Hrabetin.
Fra questi due lavori, editi dalla sempre ottima Family Vineyard, non c'è una grossa differenza a livello concettuale: sono fatti di ambientazioni fosche, presagi apocalittici, atonalità, scompigli sulfurei. I ritmi entrano raramente in gioco, le pochissime parvenze di melodia le fornisce di tanto in tanto Anderson quando si ferma a riflettere. Il sospetto che sia impro pura è molto forte e fondato.
Un suono illogico, privo di fondamento, che galleggia incostante e nomade. Per pochi intimi, pertanto, e neppure per chi ha amato gli MX-80; lasciarsi abbandonare a queste sculture non è cosa facile, ma chi ha le orecchie ben ricettive ha da goderne.

sabato 10 gennaio 2015

Dark Dark Dark - Who Needs Who (2012)

La più grande rivelazione melodica degli anni 10 fino ad oggi è questo quintetto di Minneapolis che compone pezzi dall'ampio spettro di umori, li esegue rigorosamente in acustica e fa vibrare le corde giuste dell'animo. Al centro del palco, la pianista/cantante Invie si ritaglia all'istante un ruolo di grande carisma grazie alle sue interpretazioni intense; non si scompone mai ma si sente che è trasportata dalle emozioni e la sua performance, pur non avendo nulla di fenomenale, è di quelle che colpiscono nel profondo.
Wild go, del 2010, peccava ancora di qualche pezzo deboluccio, anche se rivelava già un buon numero di pietre preziose; Who needs who, a tutt'oggi l'ultimo, non ha un solo momento di stanca e vede il gruppo ad un livello qualitativo che chissà se riusciranno a mantenere. Il risultato d'insieme è sia rustico che elegante, l'omogeneità del suono trova il suo motivo d'esistere nell'eccezionale media del songwriting.
A voler fare un dispetto per trovare un paragone: le melodie avvolgenti dei primi Beach House contro il crooning autunnale dei primi Black Heart Procession, con una propensione più a questi ultimi se si considera che non sembra esserci tanta dolcezza di fondo. In evidenza le fenomenali title-track, Patsy cline, Meet in the dark, Without you, How it went down (dall'incedere vagamente Mazzy Star).
Meriterebbero molto di più qualche riconoscimento da testate e siti, che peraltro non possono neanche scomporsi alla presenza di tal apporto emozionale. Almeno per me.


mercoledì 7 gennaio 2015

Angelic Process - Weighing Souls With Sand (2007)

Con l'invenzione del doom-gaze nel primo album del 2001, gli AP finirono per influenzare i Nadja che approdarono a queste sonorità soltanto un paio d'anni dopo. Ma a differenza delle suite quasi free-form di Aidan Baker, i georgiani sono sempre stati dalla parte delle forma canzone e soprattutto da quella della intensitività emo.
Come nel caso dei Nadja, trattavasi di una coppia mista, Kris e Monica, che in poco più di un lustro ha costruito questo suono originalissimo, indipendente da un ipotetico retaggio metal: muraglie impenetrabili di chitarre suonate alla maniera shoe-gaze con tutti gli effetti, ma con la sostanziale differenza della distorsione senza sosta: l'equivalente di uno tsunami. Ritmi generalmente lenti, di derivazione doom. Composizioni epiche, vocalità fine ma disperata, ed uno spleen emotivo che ricorda in qualche modo i Cure della gloriosa trilogia dark. 
Questo fu il loro testamento, nonchè apice di potenza e massimalismo del percorso. Se qualcuno pensa che sia un disco monotono perchè i pezzi si assomigliano tutti e lo tsunami alla lunga può stancare, allora non l'ha ascoltato con l'attenzione che si merita. Perchè scoprirebbe il filo rosso che segna le lunghe tracce (il sospetto di concept mi sovviene) in un escalation non scomponibile che culmina drammaticamente con How to build a time machine.
L'anno successivo lui ebbe un non meglio precisato infortunio alla mano e poi si tolse la vita. Certi demoni dovevano esser parecchio duri, da scacciare.


domenica 4 gennaio 2015

Belbury Poly - The Belbury Tales (2012)

Se non fosse per: 1) la produzione e la medio-alta fedeltà del suono, ascrivibile alla categoria freddo digitale 2) certi beat sintetici 3) un paio di episodi, peraltro non entusiasmanti, dediti rispettivamente alla new-wave (Chapel perilous) e ai corrieri cosmici tedeschi (Summer round), questo disco potrebbe tranquillamente essere confuso per un reperto library dei primi '70; l'influenza di Umiliani (che sia stata esposta all'artista o meno) aleggia su più o meno tutto, sia per i suoni che per il canovaccio compositivo.
E' un disco squisito, fresco e frizzante come una brezza estiva. Autore ne è Jim Jupp, solista gallese attivo già da una decina d'anni e co-proprietario di una label, la Ghost Box Music, dichiaratamente innamorata delle colonne sonore e della library degli anni '70. Così i pezzi scorrono che è un piacere, fra arie sbarazzine e melanconiche, intrise di tastiere vintage, ritmiche caracollanti e qualche vocalizzo femminile, con al vertice un paio di episodi clamorosi (A pilgrim's path e Earth lights).
Potrebbe anche piacere ai profani della library, vista la sua sopracitata e sottintesa modernità.

giovedì 1 gennaio 2015

Screams From The List 1 - Gong - Camembert Electrique (1971)

Giunto ormai ad un buon punto nell'ispezione analitica della NWW List, e ringraziando l'amico Vlad per avermi inconsciamente spinto in questo enorme cunicolo in cui mai mi sarei avventurato di mia spontanea iniziativa, mi sento di asserire che alcuni capolavori che non conoscevo valgono ampiamente l'avventura. A parte i capitoli da ascoltare, ho scovato dentro di essa tante perle di sperimentazione da parte di pionieri e/o folli oscurissimi che devono essere approfondite con estrema attenzione. Mi limiterò pertanto a citare quelli che secondo me sono da ascoltare subito o da ascoltare assolutamente.
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Poco considerato rispetto alla trilogia susseguente che ha scolpito il mito freak dei Gong, Camembert Electrique in realtà ebbe il grande pregio di aprire una breccia, ovvero di fondere la psichedelia con le angolazioni più secche del prog e di alternare spassose gag a scenari galattici. Canterbury era già abbondantemente alle spalle, e le scimmie ancora lontane.
Il tutto senza neanche una minima traccia di blues. I presupposti per realizzare un capolavoro fuori dagli schemi c'erano in partenza: la perfetta condizione di Allen, ormai apolide senza speranza e con la stoffa dell'hippy genio pazzoide ormai dotato di una certa esperienza e chitarrista fuori dalle righe, la formazione che vanta una sezione ritmica formidabile ed un arguto fiatista francese.
Le convulse e deliranti You can't kill me, Dynamite, Mister Long Shank  mandano in orbita e gloria il disco, con la follia geometrica delle composizioni e gli incastri senza sosta (molto influenti su Zoogs Rift, mi verrebbe da dire). Momenti magici però anche quando il gruppo allenta le briglie per rilassarsi e rivolgere lo sguardo ad orizzonti più distesi ed aperti, con Tropical Fish, I am your fantasy e Fohat digs holes in space. 
Un meltin pot da favola; Allen compone e sparge paranormalità in lungo ed in largo, ma la coesione e l'eclettismo del gruppo fu fondamentale per la riuscita finale.


lunedì 29 dicembre 2014

Stara Rzeka - Cień chmury nad ukrytym polem (2013)

Chissà, forse la Polonia è destinata a diventare una delle next big scenes della musica totale dei nostri giorni. Non ho una cognizione precisa del movimento, ma se un personaggio come Kuba Ziolek ne emerge così timidamente (via Bandcamp, come percorso obbligato per farsi un attimo conoscere) allora può darsi che qualcosa di notevole vi sia nascosto. Questo Cien... svela un artista a tutto tondo e dalla fortissima personalità. I riferimenti sono tanti e stratificati: fingerpicking, psichedelia teutonica, chitarrismo ambientale, drone-gaze ed altro. Ma ciò che sulle prime sembra un accozzaglia di stili apparentemente buttati a casaccio, dal terzo ascolto in poi rivela uno scrigno magico di sorprese che non finisce mai di stupire, come una caccia al tesoro che termina con la trasfigurazione della cover di My own child di Nico, 12 minuti in cui la tedesca viene fatta cozzare prima con i Sunn O))) e poi con i Tangerine Dream.
Prima di questo, i 5 pezzi autografi che di fatto scolpiscono uno stile amorfo quanto avvincente. I titoli sono in polacco e non sto neanche a fare copia ed incolla, tanto sono incomprensibili. Il n. 1 annovera nell'ordine: un quieto fingerpicking pastorale, un frenetico beat sintetico con folate di tastiere galattiche, un granitico riff noise-rock. Il n. 2 inizia con un'orrorifica sfuriata black-metal (quasi uno Gnaw Their Tongues dei poveri) che va a dissolversi in una evocativa e splendida cantilena folk, mentre il tappeto di tastiere avvolge e mette tutti d'accordo. Temporaneamente.
Il n. 3 è una composizione simmetrica che parte con una folata notturna tipo corrieri cosmici che si ingrossa fino a quando entra la mannaia drone-metal. Svanita la distorsione, la chitarra torna limpida e misticheggiante. Più coerentemente, il n. 4 è incentrato su arpeggi acustici in rilievo su un fondale di droni vischiosi e multiformi. Il n. 5 è il pezzo più accessibile agli stomaci meno forti, indugiando su sonorità più squisitamente shoegaze, su un ritmo lineare, su un riff stentoreo e relativamente melodico. Io credo di avere uno stomaco abbastanza forte, ma alla fine è il mio preferito.
Da tenere d'occhio, Ziolek. Potrebbe fare grandi cose in futuro.


venerdì 26 dicembre 2014

John Carpenter - The Fog soundtrack (1980 - Expanded 2012)

L'ascolto (quasi casuale, non ricordo neanche dove ne ho letto la recensione) di questa soundtrack mi ha fatto riflettere sul concetto di horror: sono facilmente impressionabile e per nulla appassionato di tal cinema, quindi ho visto pochissimi film. Ma quanta della musica che amo ed ascolto si potrebbe catalogare come orrorifica? Una pila alta un grattacielo, forse.
Ovviamente non ho mai visto The fog, e forse di Carpenter un paio di pellicole in tutto. Ma passando in rassegna la soundtrack, mi sono emozionato: alcune tracce comparivano sulle mie Mental hours di Planet Rock, e quindi erano installate da 20 anni nella mia psiche sonora.
A parte questo, c'è sempre il solito contesto funzionale ad una pellicola. Carpenter aveva studiato musica in giovane età e verso i 20 anni aveva addirittura una sua rock band in cui cantava e suonava il basso, per cui da vero accentratore riteneva di dover sonorizzare i suoi film in solitudine quasi perfetta. Così il main theme del precedente Halloween divenne una sigla capace di catturare l'attenzione, con quella sua urgenza dispari in stile Profondo rosso. Con The fog il regista replicava tramite le stesse componenti: frasi semplici e stentoree di piano, raddoppi di synth, effetti elettronici raggelanti e nient'altro. Il tutto ovviamente sempre dai toni molto minacciosi e cupi.
Questa ristampa del 2012 rilancia il piatto con un disco doppio: sul primo la riproposta dell'originale (che fra l'altro venne pubblicata in proprio soltanto 4 anni dopo), sul secondo un integrazione di ciò che forse erano soltanto demo, vista la differenza in sede di equalizzazione, o pieces scartate dalla stesura definitiva.
Questa sonorizzazione, oggi 2014 quasi 15, non fa paura neanche ai bambini. Ma la si ascolti, se possibile, slegata da ogni contesto; come un flusso in cui si intercalano 3-4 temi di una semplicità esemplare e senza pressochè artifizi. Nessun altro musicista a tempo pieno (più o meno ambient, ma neanche un librarysta) dell'epoca probabilmente lo avrebbe mai concepito; forse qualcuno ne avrebbe tratto idee per 3-4 pezzi, ma nessuno avrebbe perseverato diabolicamente come fece Carpenter. E come nella migliore library, il risultato finale era così alto che se ne stava in piedi bel bello da solo. Altrimenti non credo che nessuno l'avrebbe ristampato dopo 30 anni.
Da citare fra gli estratti sicuramente il main theme, Antonio Bay, The fog rolls in, Blake in the sanctuary.

martedì 23 dicembre 2014

Stranger By Starlight - Chalk White Nigths (2013)

Non è che Eugene Robinson si conceda a chicchessia. Le ormai numerose collaborazioni che ha posto in essere negli ultimi anni (ultima temporalmente è quella con gli Zu) sono sempre state ben calibrate: il suo recitato vs. musicisti dalla forte personalità e di relativa popolarità, volti a ricreare ambientazioni vestibili del suo crudo e psicologico interloquire.
Ma la volta in cui si concede ad un'emerito sconosciuto, il grande nero ripone la penna con cui firma a nome proprio ed insieme danno un nome d'arte al progetto.
Le 5 notti bianco gesso sono messe in musica da tal Anthony Saggers, attivo da qualche anno come Stray Ghost (per me buio assoluto, devo rimediare, in carniere anche due passaggi su DeadPilot Records). Sono 5 temi di sottofondo, della media di 8 minuti di durata, che vertono sempre sullo stesso giro che si ripropone ossessivo. Sulla carta uno si potrebbe aspettare una noia esagerata, in realtà c'è solo da ammettere che Saggers qui si rivela un signor arrangiatore, eclettico e immerso in tante aree temporali molto diverse fra loro.
Perchè le 5 notti sono ognuna di colore diverso, sono sempre sfumature di buio ma accendono i riflettori a causa della loro bellezza minimalista. Il lamento ubriaco di una chitarra si agita sotto un tappeto di organi e uno scabro battito percussivo, per The nights of no sleep. Robinson propone sermoni meno agitati del solito, a tratti sembra quasi un debosciato. Beautiful boy with a stone lancia l'aspetto vintagistico con gli organi vibranti in primo piano ed una ritmica di stampo jazzistico seppur lineare. Non si fa mancare il pezzo drone, Saggers: An organist è un'unica tonica, prima levitata dalle tastiere e poi dalla chitarra, distorta ma in modalità controllata.
The last days of the sinner rappresenta il climax emotivo, se di emotività si può parlare in un disco che sembra comunicare desolazione e rassegnazione a chissà quale male: 6 note di piano che si ripetono all'infinito mentre attorno tutto si stratifica, Robinson per un attimo perde le staffe ma poi si perde, il riverbero viene inghiottito da una nebbia impenetrabile. Splendida.
A black cat chiude con quello che potrebbe anche essere riconducibile a quanto realizza Robinson col compare Wenner in acustico trasfigurata in un tremolio quasi celestiale.
E dopo quelle in bianco, chissà che non ritornino con altre notti.

sabato 20 dicembre 2014

Grails - Deep Politics (2011)

Avevo lasciato i Grails in un relativo oblio, dopo averli battezzati come "bravi, ma non sfruttano le loro potenzialità e sbrodolano eccessivamente". Così l'ascolto di Deep Politics, giunto in grave ritardo proprio per questo motivo, mi ha fatto saltare sulla sedia; un disco dalla bellezza mozzafiato, in cui finalmente i componenti si sono messi lì, concentrati, focalizzati ed omogenei, ed hanno dato vita ad un flusso musicale compiuto. E finalmente le loro qualità di arrangiatori ne sono uscite alla grande.
Lo spettro sonoro è di un'ampiezza disarmante, come sempre. Stupisce, come valore aggiunto rispetto al passato, uno spiccato morriconesimo che dilaga nelle tracce migliori: All the colors of the dark, il capolavoro, è una minisuite di 4 minuti che passa da un pianismo ipnotico ad un estasiata contemplazione in cui la chitarra snocciola un giro semplice ed epico, al finale corale e tempestoso. Si potrebbe quasi dire che è prog, ma io in merito mi asterrei e farei parlare il disco.
L'accorato sinfonismo della title-track rievoca l'Ennio Nazionale nelle sue fasi più pastorali e malinconiche, non fosse per la batteria di Amos che non perde mai occasione per rivelarsi drummer eclettico e versatile, ottimo per tutte le stagioni. I led three lives, 9 minuti, cita espressamente la chitarra affilata di Alessandroni sia col timbro che in progressione, ma sotto sotto c'è sempre l'orchestrazione Grails in azione con tutto il suo bagaglio di attualità: basso sintetizzato in propulsione, synth ed effetti elettronici inquietanti, esplosioni vulcaniche.
Sono tanti i nomi che vengono in mente, eppure qui la personalità si taglia col coltello: nell'iniziale Future Primitive lo strumming resta quasi sott'acqua, minaccioso, mentre un violino intona una danza a metà fra balcani e medio oriente. Quando le sei corde emergono fiorisce il caleidoscopio sonico in tutta la sua fragranza, qui finalmente benedetto da un songwriting ispiratissimo.
Nel resto del disco si viaggia ancora per altri mari; i caracollanti riff elettro-acustici di Almost grew my hair, la stasi ambient-rock di Deep snow, il downtempo per flautino solista Corridor of power, ed ancora sinfonismi sinistri con Daughter of Bilitis.
Niente punti deboli, nessun momento di stanca: alla soglia del decennio di attività i Grails sono riusciti a realizzare il loro meglio e potrebbero diventare un caso in cui la maturità supera la giovinezza, in termini di creatività.  
Sempre che ritornino.

mercoledì 17 dicembre 2014

2013

Ho ascoltato troppi pochi dischi del 2013, e probabilmente il mio dell'anno non l'ho ancora intercettato. Pertanto, citerei questi finora apprezzati in ordine alfabetico, senza stilare una graduatoria:
Bachi da pietra - Quintale / Mark Kozelek & Destershore - Mark Kozelek & Destershore / Disappears - Era / Flaming lips - The Terror / Fushitsusha - Namaewo Tsukenaide……/ Great saunites - The ivy / Haxan cloak - Excavation / Implodes - Recurring dream / Lucky pierre - The Island Come True / Miranda - Asylum-brain check after dinner / Mogwai - Les Revenants soundtrack / Necks - Open / Polvo - Siberia / Stranger - Watching Dead Empires in Decay / Stranger by starlight - Chalk White Nights.

Misc
Chrome - Half Machine From The Sun (The Lost Chrome Tracks from '79-'80)

E con questo è tutto, la serie a puntate si conclude qui.

martedì 16 dicembre 2014

2012

1) Jodis - Black Curtain
2) Godspeed you black emperor! - 'Allelujah! Don't Bend! Ascend!
3) Dark dark dark - Who Needs Who
4) Mount eerie - Clear Moon
5) Cloud nothings - Attack On Memory
6) Stian Westerhus - The Matriarch and the Wrong Kind of Flowers
7) Om - Advaitic Songs
8) Father Murphy - Anyway Your Children Will Deny It
9) Keiji haino, Jim o'rourke e Oren Ambarchi -  Imikuzushi
10) Peter Hammill - Consequences
11) Seirom - 1973
12) Belbury Poly - The Belbury Tales
13) Sun araw - The Inner Treaty
14) Kukan gendai - 2
15) Caretaker - Patience (After Sebald)
16) Slaves - Spirits of the sun
17) Abu Lahab - Humid limbs of the torn beadsman
18) A place to bury strangers - Worship
19) Sutekh hexen - Behind The Throne
20) Oren Ambarchi - Audience of One
21) Andy Stott - Luxury Problems
22) Heroin in tahiti - Death Surf
23) Mark Eitzel - Don't Be A Stranger
24) Umberto maria Giardini - La dieta dell'imperatrice
25) Hermetic Brotherhood of lux-or - Ethnographies Vol. 2
26) Sun kil moon - Among the Leaves


Man mano che ci si avvicina al presente, le classifiche si fanno più sfumate ed incerte. Difficile, molto improbabile però che per il 2012 riesca ancora a trovare qualcosa di più avvolgente ed emozionante di Black Curtain. Un passo avanti notabile rispetto al giù autorevolissimo primo capitolo del 2009, ed anche se la vena di questa formula si fosse inaridita e non ci fosse seguito, pazienza. Abbiamo già goduto.
Il clamoroso ritorno dei Godspeed è una lezione dura impartita a tutti (i pur bravi) giovincelli che si erano cimentati con l'epic-instru durante il lungo iato dei canadesi. Un bel bagno di umiltà da parte di Dark Dark Dark e Mount Eerie rende l'annata più incline all'introspezione piuttosto che ai massimalismi. Basti pensare anche alla svolta sempre più mistica degli Om, o al ritorno del vecchio leone psicanalitico PH a stati di forma clamorosi. Ben 4 entità italiche stanno a segnalare un ottimo momento creativo nello stivale.

Misc
Franco Falsini - Cold Nose [1975]
Can - The Lost Tapes (3 cd)
Codeine - When I See the Sun (3 CD)
Peter Hammill - Pno Gtr Vox Box (7 CD)
William Basinski - The Disintegration Loops


lunedì 15 dicembre 2014

2011

1) Caretaker - An Empty Bliss Beyond This World
2) True widow - As High As the Highest Heavens…
3) Implodes - Black Earth
4) Battles - Gloss Drop
5) Grails - Deep Politics 
6) Jesu - Ascension
7) Leyland Kirby - Eager To Tear Apart The Stars
8) Gnaw their tongues - Per Flagellum Sanguemque Tenebras Veneramus 
9) Grouper - A I A - Dream Loss / Alien Observer
10) Necks - Mindset
11) Aethenor - En Form For Blå
12) Demdike stare - Tryptych
13) Wu lyf - Go Tell Fire to The Mountain
14) Yamantaka & sonic eye - YT -- ST
15) Great saunites - Delay Jesus '68
16) Unmade bed - Mornaite Muntide
17) Peaking lights - 936
18) Sunn O))) & Nurse with wound - The Iron Soul Of Nothing
19) Explosions in the sky - Take Care, Take Care, Take Care
20) Barn owl - Lost in the Glare
21) Tim Hecker - Ravedeath, 1972
22) Pj Harvey - Let England Shake
23) Dead Rider - The Raw Dents
24) Locrian - The Clearing
25) Stare Case - Lose Today
26) Earth - Angels Of Darkness, Demons Of Light I

E' decisamente l'anno di Leyland Kirby: con due titoli nella top ten, l'inglese esportato a Berlino regala emozioni a profusione, vincendo la classifica con l'immagignifico Caretaker: opinione condivisa peraltro con Valerio Mattioli, il mio faro di riferimento principale degli ultimi anni. Sorprendono True Widow e Implodes, con degli omogenei revival di correnti passate riviste sotto un ottica molto, molto personale. Conferme importanti e valorose di Battles, Jesu e Necks (eterni). Ma anche sul fronte del nuovo nudo e crudo ci sono perle di assoluto peso, ed in tutte le direzioni, dalle durezze ai melodisti.

Misc
Supreme Dicks - Breathing and Not Breathing (4 CD)
Can - Tago Mago [40th Anniversary Edition]
David Sylvian - Died In The Wool (Manafon Variations)
Richard Skelton - Aeolian - The Complete Landings

domenica 14 dicembre 2014

2010

1) 3/4hadbeeneliminated - Oblivion
2) Barn owl - Ancestral Star
3) Gnaw their tongues - L'arrivée de la terne mort triomphante
4) Coconuts - Coconuts
5) Planning for burial - Leaving
6) Samuel Katarro - The Halfduck Mystery
7) Richard A Ingram - Consolamentum
8) Joanna Newsom - Have One On Me
9) Blue Water White Death - Blue Water White Death
10) Seijaku - You Should Prepare To Survive Through Even Anything Happens
11) Deerhunter - Halcyon Digest
12) Yellow Swans - Going Places
13) Red sparowes - The Fear Is Excruciating, But Therein Lies the Answer
14) Ensemble economique - Standing Still, Facing Forward / Psychical
15) Locrian - The Crystal World
16) Sun kil moon - Admiral Fell Promises
17) Irata - Irata
18) Disappears - Lux
19) Current 93 - Haunted Waves, Moving Graves
20) Sun araw - On Patrol
21) Eluvium - Similes
22) Beach house - Teen Dream
23) Fausto Rossi - Below the line
24) Maquiladora - Wirikuta
25) Carta - An index of birds
26) Slaves - Ocean on Ocean


Annata più che eccellente, quasi da non sapermi raccapezzare nel decidere i primi posti. Dopo lunga riflessione, vincono i nostrani (seppur trapiantati all'estero) 3/4HBE con lo sconvolgente, e purtroppo ultimo, Oblivion, un'escursione sensoriale da capogiro. Ulteriore riflessione di circostanza: trattasi (a parte Pilia) di cervelli in fuga, di artisti che si sono smarcati da certo provincialismo imperante nel paese e sono diventati cittadini europei a tutti gli effetti.
I 3-4 dischi successivi, in altre annate probabilmente avrebbero vinto; qui invece c'è una bella ammucchiata di disconi attuali, di contaminazioni e arte pura. Ce n'è per tanti gusti, anche nel proseguio della graduatoria. Sorprendono il talento visionario del giovane cantautore toscano Samuel Katarro, il tocco indefinibile di Ingram, lo spin-off BWWD che sembra quasi una casualità, il ritorno di Keiji Haino ad una sorta di death-blues.


Misc
Mogwai - Special Moves Plus Bonus Tracks (Live)
Piero Ciampi - Le Canzoni E Le Sue Storie
Locanda delle fate - The Missing Fireflies

sabato 13 dicembre 2014

2009

1) Om - God Is Good
2) Leyland Kirby - Sadly, The Future Is No Longer What It Was
3) Jodis - Secret House
5) Polvo - In Prism
6) Richard Skelton - Landings
7) Gnaw their tongues - To Rend Each Other Like Wild Beasts….
8) Message to bears - Departures
9) Gnaw - This Face
10) Flaming lips - Embryonic
11) Necks - Silverwater
12) Khanate - Clean Hands Go Foul
13) D rider - Mother of Curses
14) David Sylvian - Manafon
15) Pontiak - Maker / Sea Voids
16) Sunn O))) - Monoliths & Dimensions
17) Dead letters spell out dead words - Lost In Reflections
18) Elegi - Varde
19) Jesu - Infinity
20) A broken consort - Crow Autumn Part Two
21) Giardini di miro' - Il fuoco
22) Ben frost - By The Throat
23) Barzin - Notes To An Absent Lover
24) Super minerals - Multitudes
25) Church - Untitled #23

Si scrive Om ma si pronuncia Oṃ. La svolta religiosa di Cisneros lo riporta al disco dell'anno, un decennio dopo Dopesmoker. I fumi di THC si sono un po' diradati o forse per conseguenza Dio gli è apparso. Sono molto contento di ciò.
Kirby comincia a fare davvero sul serio; è esagerato, non si dà un limite, è ultraterreno. Ed ancora misticismo dal retaggio pesante per i Jodis, supergruppo che riunisce ex di Isis e Khanate sotto la stessa volta celeste, sopra terra di qualche metro. Poco più giù, un altro ex-Khanate decide di non mollare l'accetta, cambia soltanto zona e mastica duro.
Il disco peso di Tibet ne rilancia un immagine forse ammorbidita da troppi dischi folk. Il ritorno dei Polvo è qualcosa di troppo irresistibile per non innamorarsene.
Skelton e MTB rappresentano la versione incolta della musica folk da camera; inconsapevolezza ed ispirazione sono la base per le loro piccole meraviglie. Gnaw Their Tongues è una delle massime innovazioni, ma saprà fare di meglio di questo episodio. L'inatteso ritorno dei Flaming Lips a nuova giovinezza conferma una delle mie teorie: a volte stare su major, se si resta concentrati ed umili, può aiutare veramente tanto.

Misc
Van der graaf generator - Live at the Paradiso
Trans Am - What Day Is It Tonight (Trans Am Live 1993-2008)
Family - BBC Radio Volume 3 1970
Loop - The world in Your Eyes (RMS Expanded)

venerdì 12 dicembre 2014

2008

1) Have a nice life - Deathconsciousness
2) Beach house - Devotion
3) Helios - Caesura
4) Drunkdriver - Born Pregnant
5) Journey To Ixtlan - Journey To Ixtlan
6) Bachi da pietra - Tarlo Terzo
7) Volcano! - Paperwork
8) Father murphy - ... And He Told Us To Turn to the Sun
9) Library tapes - A Summer Beneath The Trees
10) Sun araw - The Phynx / Beach Head
11) Deerhunter - Microcastle & Weird Era Continued
12) Fuck buttons - Street Horrrsing
13) Usa is a monster - Space Programs
14) True Widow - True Widow
15) Xela - In Bocca Al Lupo
16) Imaad Wasif & two part beast - Strange Hexes
17) Earth - The Bees Made Honey In The Lion's Skull
18) Raccoo-oo-oon - Raccoo-oo-oon
19) Li jianhong - Sang Sheng Shi
20) Guapo - Elixirs
21) Aufgehoben - Khora
22) Super minerals - The Pelagics
23) Gregor samsa - Rest
24) Neil on impression - L'Oceano Delle Onde Che Restano Onde Per Sempre
25) Aidan Baker & Tim Hecker - Fantasma Parastasie
26) Grouper - Dragging a Dead Deer Up a Hill
27) No age - Nouns

Si dice che se un disco dell'anno ha forti riferimenti, richiami al passato remoto, è un indice di cattivo stato di salute della musica. Io questo non credo: ogni epoca ha i suoi giovani con le proprie scelleratezze, le follie e la voglia di rischiare, di azzardare con l'incoscenza propria dell'età. I tempi cambiano velocissimamente e trovo che sia eccitante andare a rovistare per trovare qualcosa da amare, incondizionatamente.
Così, gli HANL hanno composto questo (l'hanno chiamato) kolossal gotico che non ammette repliche, nè da loro nè da altri. Spuntano fuori dal nulla i Beach House che, sì, anche loro così passatisti ma così personali e passionali, da brividi. Helios si conferma ai livelli precedenti. I Drunkdriver spingono forte il pedale del noise-rock più lercio. Journey To Ixtlan sono la classica meteora del vessillo psichedelico senza tempo.
Grande Italia con i soliti Bachi e gli apripista della nuova scena occulta, quei Father Murphy che forse un po' di mondo ci invidia.

Misc
Vss - Nervous circuits + The skin of tiny teeth
Idaho - The Forbidden EP & Alas - Special Edition
Om - Live At Jerusalem

giovedì 11 dicembre 2014

2007

1) Oxbow - The narcotic story
2) Battles - Mirrored
3) Pj Harvey - White Chalk
4) Angelic Process - Weighing Souls With Sand
5) Explosions in the sky - All Of A Sudden I Miss Everyone
6) Blues control - Blues control
7) Asbestoscape - Asbestoscape
8) Pissed jeans - Hope For Men
9) Stateless - Stateless
10) Ulver - Shadows Of The Sun
11) Nadja - Thaumogenesis
12) Jesu - Conqueror
13) Blonde Redhead - 23
14) National - Boxer
15) Elegi - Sistereis
16) Eluvium - Copia
17) Le luci della centrale elettrica - Le luci della centrale elettrica
18) Om - Pilgrimage
19) William Basinski - El Camino Real
20) Carta - The Glass Bottom Boat
21) Crescent - Little Waves
22) Library tapes - Höstluft
23) Talibam! - Ordination of the Globetrotting Conscripts
24) Racco-oo-oon - Behold Secret Kingdom

Più che un premio onorario alla carriera, Narcotic story rappresenta il miglior punto di fusione fra i vari aspetti che hanno caratterizzato gli Oxbow negli anni. Se ci penso bene, è rimasto l'ultimo vero album di Wenner & co., perchè ciò che è uscito dopo sono state solo collaborazioni, mezzi dischi e mezzi live. Li attendo al varco.
Il grande ritorno di Ian Williams e John Stanier acquisiva valore grazie a due collaboratori sconosciuti ma di spessore enorme. E la formula era immancabilmente nuova. Polly Jean rilasciava il disco più struggente della carriera, generalmente incompreso.
In graduatoria compaiono per la prima volta due titoli di eccellenza di drone-shoegaze-metal, Angelic Process e Nadja, ad inaugurare un filone genericamente poco considerato. Un paio di anomalie spostate (Asbestoscape e Blues Control) impreziosiscono la top ten di stranezza, che ci sta sempre bene. Ma anche a livello melodico escono cose rilevantissime (Stateless e Ulver).

Misc
Karate - 595 (Live)
Oxbow - Love's Holiday Orchestra
Tenhi - Folk Aesthetic (1996-2006-3CD)

mercoledì 10 dicembre 2014

2006

1) Rope - Heresy, and then nothing but tears
2) Tenhi - Maaäet
3) Helios - Eingya
4) Liars - Drum's Not Dead
5) Red sparowes - Every Red Heart Shines Toward The Red Sun
6) Usa is a monster - Sunset At The End Of The Industrial Age
7) V-Vm - White Death
8) Barzin - My Life In Rooms
9) Black heart procession - The spell
10) Shit and shine - Jealous of Shit and Shine
11) Built to spill - You In Reverse
12) Leafcutter john - The Forest and The Sea
13) Aufgehoben - Messidor
14) Volcano the bear - Classic Erasmus Fusion
15) Thom yorke - The Eraser
16) Om - Conference Of The Birds
17) Clogs - Lantern
18) Subaudition - The scope
19) Tartufi - Us Upon Buildings Upon Us
20) If these trees could talk - If These Trees Could Talk
21) Moltheni - Toilette Memoria
22) Oneida - Happy New Year
23) Gregor samsa - 55.12
24) Necks - Chemist
25) Joanna newsom - Ys
26) You may die in the desert - Bears in the Yukon

Grande, grandissima annata. I primi 10 posti sono formati da dischi che rappresentano il top di ciascun gruppo/artista/sigla: a 8 anni di distanza si riesce già a vedere con una certa lucidità e posso affermare che sì, anche nei bistrattati anni zero in musica si sono fatte grandi cose. Come era già successo nel 2002, Rope e Tenhi si affermano come realtà extra-circuito di statura mondiale.
Keith Kenniff si scopre cantautore ambientale di finissimo cesello, i Liars sbancano le classifiche di fine anno (a ragione, una volta tanto), Red Sparowes e UIAM rilanciano e confermano la forma smagliante.
Kirby si lascia alle spalle il terrorismo del primo V/V-m e levita, sorprendentemente, Barzin si afferma come sensibilissimo performer folk dei giorni nostri.
E l'Inghilterra è ancora spaventosamente indietro.

Misc
Oxbow - Love that's last
Boris - Dronevil Final (Combined Cd1-Cd2)
Pj Harvey - The Peel Sessions (1991-2004)

martedì 9 dicembre 2014

2005

1) Khanate - Capture & Release
2) Jesu - Jesu
3) Usa is a monster - Wohaw
4) Red sparowes - At The Soundless Dawn
5) Hood - Outside closer
6) Pinetop seven - The Night's Bloom
7) Mars volta - Frances the Mute
8) Dead meadow - Feathers
9) Coptic Light - Coptic Light
10) National - Alligator
11) Xiu xiu - La Foret
12) Rollerball - Catholic Paws Catholic Pause
13) Orthrelm - OV
14) Earth - Hex Or Printing In The Infernal Method
15) Oneida - The wedding
16) Black dice - Broken ear record
17) Arab strap - The last romance
18) Lightning bolt - Hypermagic Mountain
19) Eluvium - Talk Amongst The Trees
20) Om - Variations On A Theme
21) Bachi da pietra - Tornare Nella Terra
22) William basinski - The Garden Of Brokenness
23) Sunn o))) - Black one
24) Lucky pierre - Touchpool
25) Pissed jeans - Shallow
26) Offlaga disco pax - Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione)
27) Guapo - Black Oni
28) Van der graaf generator - Present
29) God Is An Astronaut - All is violent all is bright
30) Fiery furnaces - Rehearsing My Choir

Un trionfo di post-durezza. I Khanate raggiungono il punto di non ritorno dell'ultra-doom sperimentale, i Jesu compaiono con la loro formula incantata di granito e fruttosio. Gli UIAM s'infuriano seriamente contro la gestione Bush e fanno sfracelli.
Più giù, impressionano anche se con meno impatto Orthrelm, Earth e Sunn O))). Probabilmente sono stati i derivati del metallo ad avere una maggiore evoluzione rispetto alle altre tendenze, durante il decennio zero.
Per il resto, si agitano con sicurezza gli ultimi residui del post-rock emotivo (Red Sparowes), dell'ambient-rock (Hood), neo-tradizionalisti anomali (Pinetop Seven), prog-cross-overisti indemoniati (Mars Volta) e molto altro. Qualcosa di pregevole accade anche nella nostra Italietta all'epoca depredata.

Misc
Khanate - It's Cold When Birds Fall From The Sky (Live)
Mogwai - Government Commissions (BBC Sessions 1996-2003)
American Music Club - A Toast to you (Live in Pittsburgh 10-11-2004)