C'è da dire che la bravura oggettiva dei barbuti era indiscutibile; il basso che svolge la sua classica funzione sguscia dinamico e metallico, l'altro indugia sulle note alte o su accordi, senza eccedere in virtuosismi (alla Zack Smith), restando sempre sulle righe. Menzione anche per il batterista, dal suono molto presente (la produzione è di Steve Albini) e molto eclettico, quasi jazz in certi frangenti.
Battle Champions è un disco quesi del tutto strumentale, in cui l'influenza di McEntire e soci è molto evidente per quanto riguarda gli svolgimenti, le strutture e il timbro stesso dei bassi. Ma i Dianogah sono un trio e non hanno altri strumenti da aggiungere nelle loro songs, cosicchè il disco scorre molto gradevolmente come sottofondo, senza mai però attirare troppo l'attenzione.
(originalmente pubblicato il 22/11/08)
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