Gibbard & Co. misero al servizio del loro talento melodico di artigianato indie-pop una ventina di minuti di puro splendore catatonico. In due parole, si misero a fare i Codeine e il risultato fu clamorosamente bello. Gli accordi dimessi di 20th century towers introducono perfettamente la stasi celebrativa, profonda contemplazione a passo d'uomo. I cori che interrompono l'accompagnamento aprono una dimensione luminosa al pezzo, che termina con un battito di tom in lontananza. Breve pausa dinamica con una cover di Bjork, All is full of love, rendition nervosa e cadenzata, prima della title-track, sublimazione terminale di 12 minuti che va annoverata fra i capolavori del genere, a fianco di suite come Mother dei Red House Painters.
Introdotta da brevi accordi di pianoforte, si sviluppa con un intensissimo motivo accoratamente cantato da Gibbard, rigorosamente alla moviola, raddoppiato da cori. La suite si estende narcolettica sul tema ripetuto all'infinito, stratificato da delay di chitarre fino ad ottenere un effetto vagamente cosmico.
Magistrale.
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